I sì e no della trasgressione
Aiuto, mi sono fidanzato!
Esistono persone che stanno bene da single, appaiono in buon equilibrio con se stesse e con la realtà che,non appena si mettono in coppia, entrano in uno stato di ansia e stress difficile da controllare. Chi fa così vorrebbe davvero vivere appieno la relazione che sta iniziando, ma fin dal primo giorno scattano nella sua mente dei meccanismi di allerta, come se ci fosse un grande e imminente pericolo: quello di non avere il controllo, di non riuscire a mantenere la situazione sentimentale che si è creata, di poterla perdere.
Le “ricette” che rovinano la coppia nascente
Così, appena la storia d’amore inizia, la si sottopone a una pressione abnorme per cercare di farla andare bene, anche se non ce n’è alcun bisogno. Si adopera facendo di più del necessario, chiedendo continue prove d’amore, stando attento a ogni dettaglio, allarmandosi per la minima difficoltà, processando il partner per ogni piccola (a volte vera, molto più spesso presunta) mancanza. E affidandosi a idee preconcette su “cosa serve per far funzionare una coppia“.
L’amore non dipende da te
Le conseguenze non tardano: in poche settimane o mesi la storia perde di spontaneità, il partner è già saturo di questo eccesso di attivismo e la persona stessa comincia a star male psicologicamente fisicamente, finché uno dei due si convince a interrompere la relazione per “sopravvivere”. Per vincere lo “stress d’amore” è necessario un salto di crescita, l’uscita da un modo infantile di vivere i rapporti amorosi. Va compreso che per instaurarli serve la fiducia nell’altro e nel sentimento reciproco, un mettersi in gioco che significa affidarsi senza voler controllare tutto, uscire dal proprio egocentrismo. Si deve accettare insomma che la felicità in amore non dipende “solo” da se stessi ma soprattutto da forze misteriose e che tutto quel che si può fare, che non è poco, è crearle intorno il terreno migliore: sereno e rilassato.
Le domande da non farsi più
«Durerà? È un rapporto importante? È il “vero amore“?».
«Cosa devo fare per far crescere questo rapporto?».
«Lei mi ama davvero? Come posso scoprirlo?».
«E io la amo? Devo analizzarmi per saperlo con certezza».
Le regole per farlo durare
Osserva di più
È il momento di imparare a essere più spettatore, a osservare come si evolve la storia d’amore senza cercare di guidarla o di gestirla. Contemplala come se fosse un fenomeno naturale. Potrà sembrarti difficile, avrai paura di perderla, ma lasciarla accadere è l’unico modo per dare a essa delle concrete chance di continuare e di essere reale.
Cura la tua ansia
Lo stress d’amore è il sintomo di un’ansia più ampia, di un modo angosciato di affrontare la vita. La soluzione non è cercare un partner “materno” che ci tenga nella bambagia e accondiscenda a tutto, ma superare questo antico problema del dover controllare tutto. Non c’è solo la psicoterapia. Anche le tecniche corporee di rilassamento sono assai efficaci.
Mantieni i tuoi interessi
Quando ti metti con qualcuno non tralasciare i tuoi interessi o ti ritroverai senza riferimenti, così importanti per sentirsi solidi. Le passioni ti tengono in contatto con te stesso e sciolgono l’ansia. Se puoi condividerle, bene, altrimenti non forzare il partner se non gli interessano. Gli spazi individuali sono necessari sia al singolo che alla coppia.
Quando la coerenza diventa una prigione
“Avrò anche sbagliato, ma almeno io sono coerente“. Così parlano le persone che, pur avendo fatto un errore o essendo palesemente dalla parte del torto, non hanno alcuna intenzione di cambiare il loro atteggiamento. Quale atteggiamento mentale può indurli a difendere ciò che l’evidenza dimostra sbagliato e a proseguire come muli sulla via intrapresa, anche a costo di rimetterci? Si tratta di un semplice ma fondamentale equivoco, per il quale si confonde la coerenza con la rigidità, in nome di imprescindibili se non assurde “questioni di principio”. Ad esempio si continua a perseguire testardamente qualcosa per il solo fatto che tempo prima lo si è deciso, ma senza tenere conto dei cambiamenti che nel frattempo possono essere avvenuti fuori e dentro di sé. Oppure, dopo una discussione che ha portato alla crisi di un rapporto, pur capendo di avere delle responsabilità, non si chiede scusa o non si fa nulla per cercare un nuovo dialogo.
La vera coerenza
Si tratta di persone per le quali cambiare almeno un po’, rinunciare all’idea, all’opinione, al progetto originale o a qualche principio di riferimento, equivale a sminuire se stessi e, inconsciamente, a perdere una parte di identità. Nel quotidiano, agli occhi di chi è sicuro, questa rigidità appare come determinazione, atteggiamento vincente e forte consapevolezza di sé. Ma se ci soffermiamo sul vero significato della parola coerenza, cioè “intima unità e connessione fra le parti”, vediamo che essa è proprio il contrario della rigidità, la quale ci sgancia man mano dalle cose che stiamo vivendo.
Coerenza significa essere integrati nella realtà, avere un’identità e al contempo essere disponibili, se necessario, a trasformarla, ad esempio prendendo atto di un errore o cambiando in corsa un progetto già definito. Gli scienziati parlano di “coerenza dell’Universo” per indicare l’intima interdipendenza fra le parti che lo compongono. Questo principio è alla base della visione olistica della realtà: ogni cosa è in relazione con tutto il resto e questa legge vale anche per l’uomo, per il quale essere davvero coerente significa affermare se stesso senza negare quanto gli accade, adattarsi agli eventi senza rinunciare ai propri valori, tenere un “filo conduttore” pur nelle vicende alatene dell’esistenza.
I danni della rigidità
– Non sfruttare il potenziale trasformativi degli imprevisti
– Rendere infernali e compromettere amicizie e rapporti sentimentali
– Indebolire i progetti, non adattandoli a eventuali nuove situazioni
– Accumulare sempre più rabbia e frustrazione
La guida pratica
Cambiare idea non è una sconfitta: diventa più forte chi non si aggrappa ai suoi “dogmi”
Impara ad essere cedevole
La pensavi in un modo e i fatti ti smentiscono? Volevi convincere ma le argomentazioni dell’altro ti sembrano valide? Non aver paura di cambiare il tuo vecchio schema se la situazione lo richiede. Cambiare idea non è una sconfitta ma predispone a un’evoluzione. Cedi: diventerai più forte.
No alle questioni di principio
Non tirare in ballo in una discussione la tua rigidità come se fosse un valore, chiamandola coerenza. La frase “Io almeno sono coerente” non porta a nulla, perché in realtà significa: “Abbiamo perso entrambi, ma io sono più testardo di te”. I dogmi impediscono di agire e di pensare nel modo più adatto.
Rifletti: è coerenza o rabbia?
A volte la rigidità maschera una grande carica di rancore o di aggressività inespressa. Prova a riconoscere se nel tuo “tener duro” su certe posizioni non vi sia una componente punitiva, che sta cercando di “far giustizia” per qualcosa accaduto tempo fa o per una irrazionale smania di affermazione.
Chi vive di compromessi arretra nella vita
Ci sono davvero tanti luoghi comuni su ciò che la vita è e su come va affrontata. Filosofie spicce e perle di banalità che possono diventare lo sguardo dominante sulla realtà e condurre proprio nella direzione da esse indicata. Se uno è convinto, ad esempio, che la felicità sia qualcosa di raro e improbabile, non riuscirà mai a godersi le cose e avrà solo brevi scampoli di gioia e ben poca autostima. Se fin da piccolo ha imparato a guardare la vita come un luogo pericoloso nel quale il massimo che si può ottenere è “contenere i danni”, il meglio che gli può capitare sono piccole tregue dall’ansia e dalla paura. Anche in questo caso a soffrirne sarà l’autostima.
Venire sempre a patti non fa bene all’autostima
Quando queste idee sono radicate, se anche capita qualcosa di bello non ci si può credere, non si riesce a riconoscerlo. E comunque “non può durare”. In tal modo la filosofia di vita, che di solito è stata appresa dalla famiglia di origine e che dunque ha pure una sua autorevolezza, acquisisce ancora più forza. Intere esistenze trascorrono sotto la pesante influenza di questi modelli di pensiero. Tra questi ce n’è uno, molto dannoso, che vede la vita come un Grande Compromesso, in cui niente è mai come si auspica o si sogna. È uno sguardo castrante che toglie spontaneità alle azioni e alle scelte e che porta la persona verso una frustrazione continua e l’allontana dalla naturale autostima.
Autostima significa: qualche compromesso sì, ma non su tutto!
Ora, che la vita richieda adattamenti e compromessi non è certo un segreto. Ma non si comprende perché accettare appunto i compromessi debba essere diventare un abito mentale da indossare sempre. In molti casi è proprio grazie alle difficoltà e all’impossibilità di percorrere la strada desiderata che si scoprono qualità e risorse insospettate, che si approda a qualcosa di nuovo e di sorprendente. Anche questo favorisce l’autostima. Non dimentichiamo che una vita in cui dovessero realizzarsi le cose esattamente nel modo in cui lo desideriamo sarebbe un’evenienza non positiva sia per lo sviluppo psichico (che perderebbe dinamismo e stimoli) sia perché spesso le cose che vogliamo, per “come” le vogliamo, non fanno realmente per noi. Crediamo di volerle così ma non è vero.
L’autostima cresce quando ti liberi degli schemi mentali
Se si percepiscono troppi compromessi vuol dire che abbiamo troppi schemi e aspettative dettagliate, che vanno abbandonati. Poi, quand’anche ce ne troviamo di fronte uno, va eliminato l’atteggiamento di passività. Di fronte a qualcosa che non corrisponde alle attese possiamo fare molto, anche quando non si può cambiare strada: cercare nuovi linguaggi, comportamenti, modi di considerarsi. Oppure non intervenire, lasciare che le cose si modifichino da sole, ma senza giudicarle. Un albero quando cresce “deve” scendere a compromessi con la natura del terreno, con il clima, con le piante vicine, ma non per questo non si realizza come albero. Anzi, a volte assume forme peculiari e meravigliose
Spronare i bambini piccoli è controproducente
Quante volte vi è capitato di riprendere i vostri bambini perché non si impegnano abbastanza? Non parliamo solo di scuola ma anche di attività extrascolastiche, sportive e non, nelle quali si rilevano risultati insoddisfacenti. Provate invece a mettervi nei loro panni: quante abilità stanno cercando di acquisire? Quante informazioni devono incamerare e quanto scoraggiamento provano quando si sentono inadeguati, “piccoli”, incapaci? Spronare bambini piccoli a fare di più non serve ad altro che ad agitarli. Ma non vale neppure consolarli dicendo loro di non preoccuparsi che “poi” cresceranno, “poi” diventeranno più abili, ricchi di esperienza….
La razionalità non serve
I bambini vanno incoraggiati a sperimentare, finché troveranno il comportamento più adeguato. Inutile spiegarlo con argomenti razionali che non capiscono, bisognerebbe farglielo “vedere”. Ecco l’importanza delle fiabe, che “illustrano” le situazioni. Quella dei Tre porcellini è perfetta per mostrare come ogni maturazione ha i suoi tempi, e si possono commettere degli errori, ma, alla fine, c’è la sicurezza di raggiungere le abilità necessarie.
Mamma, anch’io diventerò…ingegnoso!
La maggior parte delle persone conosce la fiaba di cui stiamo parlando attraverso il celebre cartone animato: i tre fratellini costruiscono altrettante case con materiali diversi (paglia, legno, mattoni) e tutto l’accento è posto sulla buona condotta del terzo; quest’ultimo, sopportando la fatica di una costruzione più impegnativa (in mattoni), può garantirsi una dimora che resiste al vento e agli assalti del lupo. Nel racconto tradizionale non c’è questo moralismo: non ci sono tre fratelli (due scansafatiche e uno responsabile) in competizione. I tre porcellini ne rappresentano in realtà uno solo, in tre stadi differenti di crescita, nei quali si sviluppano capacità sempre più raffinate. All’inizio della fiaba la mamma li “manda via”, cioè li sprona a crescere. I primi tentativi di acquisire un’indipendenza (costruirsi una casa) sono goffi, ma ciò è dovuto solo alla giovane età dei primi due porcellini. Di volta in volta il bambino si identifica con ognuno dei tre, sperimentando in questo modo le diverse tappe dello sviluppo: più si cresce e più le capacità personali migliorano e s avvicinano alla maturazione. Alla fine il fratello maggiore sarà in grado di usare l’intelligenza per avere la meglio sul lupo. Dunque nella forma originaria la fiaba serve al bambino per aumentare la fiducia nelle sue potenzialità: anche se in certi momenti queste non sono visibili, il tempo e la maturazione gli permetteranno di sviluppare e di avere successo.
Quando raccontare proprio questa fiaba
Il valore terapeutico di questa fiaba lo rende ideale quando il bambino:
Il racconto: “I tre porcellini”
Mamma scrofa, non potendo più mantenere i suoi tre porcellini, li mandò via, invitandoli a costruirsi una casa. Il primo decise di fare una casetta con la paglia, ma giunse un lupo che si soffiò sopra, la fece crollare e mangiò il porcellino. Una sorte simile toccò anche al secondo fratello, benché avesse costruito la sua casa con assi di legno. Il terzo invece fece la sua costruzione con solidi mattoni. Il lupo non riuscì ad abbatterla e allora studiò molti altri espedienti per catturarlo, cercando di farlo uscire di casa, ma l’astuzia salvò sempre il porcellino. Alla fine il lupo, esasperato, si calò dal comignolo della casa, ma il maialino mise un pentolone d’acqua bollente sul fuoco del camino: il lupo vi cadde dentro e fu il porcellino a mangiarselo per cena.