Incontro Online del 19 Febbraio: “Come Guarire le Ferite dell’Anima”

L’obiettivo di questo incontro è riflettere sul nostro rapporto con le esperienze dolorose che ci hanno segnato e sulla possibilità di trasformare il nostro vissuto.

Spesso guardiamo ai traumi, alle ferite e al disagio con una prospettiva che ci fa sentire prigionieri del passato, convinti che quello che ci è accaduto sia una condanna senza via d’uscita. Un esempio me l’ha dato una mia paziente, Francesca, che mi raccontava di un abbandono vissuto come un trauma profondo e inaspettato, accaduto quattro anni fa. Mi diceva:

“Come posso uscirne, se il pensiero di quel momento continua a tornarmi?”

Ma c’è una verità fondamentale da comprendere: in noi esistono due mondi, due dimensioni interiori che spesso non riconosciamo. Da un lato c’è il mondo del pensiero, un mondo dove riflettiamo, dove giudichiamo ciò che è accaduto. “Ho sbagliato”, “Cosa devo fare?”, “Perché doveva succedere?” e così via. Dall’altro lato c’è un mondo più profondo, il regno del “senza tempo”, che va oltre la nostra razionalità e le nostre emozioni immediate.

Molti non riescono nemmeno a immaginare il sollievo che si può provare quando, per un istante, ci fermiamo e riconosciamo che mentre sotto il pensiero del trauma c’è qualcosa di più grande, di più vasto, di più lontano da quel dolore.

Alcuni potrebbero chiedersi:

“Ma se mi immergo nell’inconscio, non rischio di ritrovarmi nel buio dei miei pensieri?”

La risposta è no. Ogni volta che ci accostiamo al regno del senza tempo, chiediamo all’anima una goccia di infinito, una piccola porzione di immensità che può trasformare il nostro modo di vedere noi stessi e il nostro cammino. Quella goccia, infatti, ha il potere di modificare la nostra visione della vita, il nostro progetto esistenziale, e la nostra percezione delle ferite.

Durante l’incontro del 19 febbraio, mi concentrerò proprio su quelle tecniche che ci aiutano a scoprire aspetti di noi stessi che tendiamo a ignorare o minimizzare, ma che in realtà costituiscono le fondamenta più profonde della nostra psiche. 

La soluzione alla sofferenza, infatti, non viene mai dal rimuginare incessantemente sui nostri pensieri o dal cercare di ragionarci sopra. La vera guarigione parte da un livello più profondo.

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VIDEO Come affrontare i cambiamenti

Vi parlo oggi del libro “Come affrontare i cambiamenti”. Lo trovate allegato a Riza Psicosomatica e l’autrice è Maria Grazia Tumminello, psicoterapeuta di grande talento.

La dottoressa Tumminello affronta il tema dei cambiamenti che segnano le nostre vite: il cambiamento di un lavoro, una separazione, un trasferimento. Tali trasformazioni spesso scatenano disagi emotivi, e l’autrice analizza le diverse sfaccettature di questo processo.

Dall’esperienza di un trasloco alla nascita di un figlio, fino a un trasferimento in una nuova città, il libro racconta storie che risultano familiari a molti di noi. Prendiamo, per esempio, il caso di due donne che, dopo aver atteso con ansia la nascita di un bambino, si trovano a provare una sensazione di smarrimento. “Sono felice da un lato, ma dall’altro mi sento persa, non so più cosa fare”, raccontano. È una domanda che molti si fanno: perché mi sento triste in mezzo alla felicità?”.

L’autrice ci mostra come anche i cambiamenti gioiosi, come una promozione, possano portare insicurezze e disorientamento. Ad esempio il trasferimento di lavoro a Roma per una promozione dopo anni a Milano ha messo a dura prova il paziente. A Roma, non riusciva a sentirsi a casa, forse perché aveva perso il contatto con gli amici, con la familiarità della mia città.

Eppure, ogni cambiamento porta con sé una certezzaio sono sempre lo stesso. A prescindere da quanto la vita cambi, c’è una parte di noi che resta stabile. Anche se l’ambiente muta, la nostra identità, il nostro io più profondo, continua a vivere. Come affermava la psicanalista Maria Luisa von Franzdentro di noi c’è qualcosa che non cambia mai, anche quando tutto il resto intorno a noi evolve.

La dottoressa Tumminello approfondisce anche un aspetto importante: molte persone quando, per esempio, diventano madri, sentono di dover abbandonare una parte di sé. “Ora sono una mamma, non posso più fare le stesse cose di prima”, pensano. Ma il cambiamento, in realtà, non cancella ciò che eravamo, ci arricchisce di nuove possibilità, sempre dentro la stessa trama della nostra esistenza.

Questo libro offre consigli pratici per non farsi sopraffare dal cambiamento. Modificare gli spazi esterni, come cambiare città o ruolo, non significa mettere in discussione la propria identità, ma piuttosto arricchirla di nuove esperienze. Il cambiamento non deve annientarci, ma deve portarci più vicino a ciò che ci appartiene di profondo.

Buona lettura!

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Il nuovo libro della collana “Lo psicologo per te” Come affrontare i cambiamenti è disponibile in edicola, allegato a Riza Psicosomatica, o sul nostro store online.

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INCONTRO Come guarire le ferite dell’anima

Mercoledì 19 febbraio alle 18.30 sarò in diretta online con l’incontro dal titolo: “Come guarire le ferite dell’anima”.

Ricevo tantissime lettere che raccontano di sofferenze radicate nel passato. Lo sguardo delle persone resta spesso fisso sulle ferite subite, che diventano una prigione mentale: “Io sono quella persona ferita, la mia vita è segnata da quell’evento”.

Marina mi scrive:

“Da quando ho avuto un incidente d’auto con mio padre, zoppico. Come faccio a dimenticare se ogni passo mi ricorda quell’evento?”

Questa è la trappola del pensiero ossessivo: continuare a vedersi solo attraverso la lente della sofferenza. Ma proviamo a immaginare l’anima.

L’anima non vive nella parte ferita di noi: è nascosta in un luogo profondo, come un tabernacolo che emette raggi di luce. Questi raggi sono percorsi che guidano la nostra esistenza. Anche se il corpo porta segni visibili, l’anima può sciogliere il dolore e aprire strade inattese.

Mirella, una mia paziente, aveva il braccio sinistro praticamente paralizzato dopo un grave incidente. Durante una seduta le ho chiesto: “Con il braccio destro cosa potresti fare?”. Lei ha risposto d’impulso: “Scrivere poesie.” E lo ha fatto, una dopo l’altra.

Le Muse, che i Greci consideravano Dee dell’ispirazione, erano anche Dee guaritrici. Scrivere poesie ha portato Mirella in uno stato mentale così ricco che il pensiero del braccio bloccato è sfumato. Quando la mente si apre a nuove possibilità, persino il dolore può trasformarsi in una strada verso la guarigione.

Non si tratta di negare la sofferenza, ma di cambiare il nostro atteggiamento mentale. Nessuna ferita dura per sempre se ci avviciniamo a quella parte di noi che ancora non conosciamo, la parte capace di rinascere.

Durante l’incontro vi guiderò attraverso esercizi fondamentali per liberarvi dalle ferite interiori.

Grazie per le numerose lettere che continuate a mandare e per i vostri riscontri: sapere che molte cose migliorano usando certe tecniche mi conferma che il percorso è quello giusto. Ricordate, però, che la tecnica di tutte le tecniche è sapere che in noi c’è un altro che non conosciamo e avvicinarsi a ciò che non conosciamo è la cura.

Vi aspetto.

Raffaele Morelli

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VIDEO La vera cura è dentro di te

Buongiorno a tutti. Oggi voglio parlarvi del nuovo numero di Riza Psicosomatica, “La vera cura è dentro di te”.

Ognuno di noi possiede risorse terapeutiche innate per guarire da ansia, insicurezze e paure. I codici dell’autoguarigione abitano dentro di noi. In realtà, dentro ciascuno coesistono due anime: una superficiale, sempre influenzata dal mondo esterno, e una profonda, nascosta e misteriosa.

L’anima di superficie è quella che si attiva quando cerchiamo pareri, quando ci autocritichiamo, quando lottiamo contro i sintomi nel tentativo di scacciarli il più rapidamente possibile. Poi c’è l’anima profonda, quella interiore, che quasi non si manifesta mai. Se ne sta silenziosa, come radice segreta di una pianta.

Eppure, è proprio a quest’anima nascosta che dobbiamo rivolgerci per guarire davvero.

Mi ha colpito rileggere Plotino, filosofo di duemila anni fa, che spiegava come gran parte delle nostre sofferenze nascano perché diamo ascolto soltanto all’anima superficiale, incapace di curarci. Quando affrontiamo un abbandono, un fallimento, una crisi, è lei che si agita e soffre. E ogni volta che parliamo a noi stessi del nostro disagio o chiediamo consigli agli altri, questa parte fragile sembra svanire, incapace di sostenere il dolore.

Certo, può capitare di trovare un amico con le parole giuste, ma quel conforto arriva spontaneamente, non perché lo abbiamo forzatamente cercato.

Plotino insegna che l’anima profonda agisce solo quando è incantata. Come la mente dei bambini quando ascoltano fiabe. Come quando giochiamo, ridiamo o restiamo rapiti davanti a un paesaggio. Quando sentiamo il desiderio, l’anima si espande, si apre all’infinito. Ed è lì, in quello sguardo incantato, che troviamo tutte le risorse necessarie per guarire.

I Greci dicevano che ogni dolore ci rende più consapevoli di noi stessi. A questo mi piace aggiungere: ogni incanto è un farmaco per l’anima.

Non serve risolvere subito i nostri problemi, ma lasciarli fluire e poi incantarci. Le antiche tradizioni lo sapevano bene: si incantavano osservando la natura, vedendo nelle piante maestre e amiche, negli animali simboli di forza e armonia.

Noi abbiamo perso questa capacità di incantarci. Siamo concentrati solo sugli oggetti, sulle cose esterne. Ma molti dei nostri disturbi derivano proprio da questa perdita.

La mente incantata è simile all’energia sognante della notte. I sogni non arrivano per parlarci del passato, né per portarci in luoghi lontani, ma per curarci. Alcuni ci aiutano a liberare le tossine della psiche, altri ci offrono indicazioni simboliche sul nostro cammino.

I sogni conoscono la parte più autentica di noi, quella profonda e irripetibile. Non vogliono parlare alla nostra facciata superficiale, simile a quella di chiunque altro. Vogliono condurci verso l’anima interiore.

Ogni incanto, proprio come ogni sogno, è una cura.

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