Tripofobia o fobia dei buchi: cos’è e come combatterla

La tripofobia o fobia dei buchi colpisce molte persone e può avere significati diversi: se ne soffri, scopri come puoi affrontarle e liberartene

Tripofobia o fobia dei buchi: cos’è e come combatterla
Andrea Nervetti
Psicologo e psicoterapeuta
21.09.2018

La tripofobia o paura dei buchi è la fobia nei confronti di fori o gruppi di piccoli buchi vicini. Colpisce molte persone e può assumere significati diversi: se ne soffri, scopri come puoi affrontarla e liberartene.

Tripofobia: una lettrice di Riza Psicosomatica, Maria, scrive in redazione per parlarci del singolare disturbo di cui soffre.

“Salve, da poco ho scoperto di avere un problema davvero ridicolo: la paura dei buchi. Lo so, sembra un’assurdità ma è così, in particolare la vista di alcune cavità come quelle create da alcuni insetti come le api mi fa star male. Mi viene da pensare che alcuni esseri disgustosi possano viverci dentro e mi vengono i brividi, devo distogliere lo sguardo. Su internet ho letto qualcosa su questa paura dei buchi, che sembra ancora poco conosciuta e sono stata rincuorata dal sapere che non sono la sola a soffrirne. Ultimamente però mi è capitato di star male anche alla vista di un frutto bacato e quindi temo che la mia paura stia peggiorando. Che cosa posso fare per superarla?”

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Tripofobia o paura dei buchi: cos'è

La tripofobia, comunemente conosciuta come fobia dei buchi, è la fobia nei confronti di fori, gruppi di piccoli buchi vicini (come ad esempio nelle spugne o nei fiori), di protuberanze, dossi, noduli raggruppati sulla pelle o di qualsiasi pattern costituito da figure geometriche ravvicinate, soprattutto se irregolari o disposte in modo asimmetrico. Non è un disturbo ufficialmente riconosciuto e come tale non compare nel DSM V, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali più usato al mondo; tuttavia, si tratta di un disagio che colpisce molte persone.

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Tripofobia: cause e sintomi

Nei casi più gravi la tripofobia può provocare sintomi fastidiosi fisici o attacchi di panico con sudorazione fredda, battito cardiaco accelerato, mancanza di respiro e nausea.

Negli ultimi anni la paura dei buchi è stata oggetto di molte ricerche scientifiche, che ne hanno indagato a fondo le cause possibili, come vedremo in seguito.

Anche alcune immagini possono innescare la crisi di tripofobia, come le seguenti.

  • Il baccello di un fiore
  • I fori in un muro di mattoni
  • Dei tubi impilati
  • Le bolle di sapone
  • Le spugne da bagno
  • I buchi nel formaggio
  • I buchi scavati dagli insetti
  • I fori dei peli
  • I pori della pelle
  • I coralli
  • I soffioni della doccia
  • Alcuni frutti, come fragole e melagrana

Tripofobia: un’arma di difesa arcaica contro i parassiti?

Qualche anno fa, Geoff Cole e Arnold Wilkins, ricercatori dell’Università di Essex, in Gran Bretagna, pubblicarono delle ricerche secondo le quali sussisterebbe una base biologica ereditaria alla base della tripofobia: in pratica, si tratterebbe di una forma di difesa arcaica e automatica contro i parassiti e gli insetti velenosi, che possono nascondersi nei buchi o in piccoli anfratti. Successive indagini, come quella coordinata nel 2017 dal prof. Kupfer dell’Università di Canterbury, hanno spostato l’attenzione verso la paura delle malattie infettive e dei raggruppamenti di parassiti.

In ogni caso, alla base del disturbo vi è sempre un meccanismo di difesa antico, che in qualche persona sopravvivrebbe più che in altre; questo spiegherebbe perché solo alcuni hanno una forte paura dei buchi, mentre altri rimangono indifferenti.

 

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Tripofobia: una lettura psicosomatica

Se ci sono pochi dubbi sul fatto che alla base della tripofobia vi siano meccanismi difensivi come quelli appena descritti, è anche vero che il nostro rapporto con le cavità e in generale con i piccoli insetti presenta un aspetto psicosomatico che merita di essere indagato. Simbolicamente, ogni cavità rappresenta un pertugio, un ingresso, un luogo di scambio fra il mondo interno e quello esterno e, quindi, di possibile contaminazione. La paura di essere contaminati, non a caso, ha spesso anche a che vedere con gli insetti, animali che sono oggetto frequente di fobie specifiche, come quella dei ragni.

Se quindi la paura dei buchi, in superficie, rimanda al timore atavico di contrarre patologie caratterizzate da lesioni cutanee circolari un tempo mortali, nel profondo riguarda il nostro rapporto con la sfera della promiscuità, della penetrazione e quindi, complessivamente, dell’ambito sessuale. Nel sesso entrano in gioco elementi come le cavità presenti nel corpo umano e soprattutto lo scambio dei fluidi: la contaminazione in questa accezione non ha a che vedere solo con le malattie sessualmente trasmissibili, ma anche con i codici morali, i tabù, le proibizioni e le regole che in ogni cultura caratterizzano l’ambito erotico.

Guarda i test dedicati a Paure e Fobie

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Tripofobia e pelle: una forte connessione

La relazione tra tripofobia e pelle è legata alla percezione visiva di schemi irregolari di fori o cavità, che provocano una sensazione di disgusto e disagio. Questa reazione sembra derivare da un meccanismo di difesa evolutivo, poiché diverse malattie cutanee, come il vaiolo, il morbillo o la rosolia, manifestano eruzioni con forme circolari o gruppi di lesioni simili a quelli che innescano la tripofobia. Inoltre, molte delle immagini che provocano questa reazione riguardano proprio la superficie cutanea, sia umana che animale. Fotografie di pelle caratterizzata da pori dilatati, imperfezioni, cicatrici, alveoli o altre irregolarità possono innescare una forte sensazione di disagio in alcune persone soggette a tripofobia.

Tripofobia: il giudizio la peggiora, liberatene

Non serve pensare che sia un disturbo ridicolo di cui vergognarsi, anzi, un simile giudizio lo rende più forte e difficile da debellare. Aprirsi a un sereno “confronto” con se stessi su questi aspetti dell’esistenza aiuta sempre a prendere consapevolezza dei nostri lati fragili irrisolti, specialmente ora che il disturbo di Maria sembra aggravarsi. Questo peggioramento sembra indicare che l’ora di prendersene cura è davvero giunta. La tripofobia, come tutte le paure, si vince solo quando non la si fugge, né la si affronta con eccessiva veemenza: far spazio ai disagi e osservarli con lo sguardo giusto è la strada maestra per vederli sfumare, mentre il giudizio e la vergogna rischiano di cronicizzarli a tempo indeterminato!

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