Redazione Riza
I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.
Miele, polline, propoli e pappa reale rigenerano il cervello, il fegato e la pelle
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Il lavoro incessante delle api ci regala delle sostanze dalle incredibili proprietà: miele, propoli, polline, pappa reale. Il miele dona energia, allevia i dolori, protegge dalle infezioni e depura l’organismo. La propoli difende da virus e batteri, riduce le infiammazioni e cura le ferite. Il polline stimola memoria e concentrazione, rafforza le difese e combatte la debolezza. La pappa reale riduce la stanchezza mentale e fisica, attenua i disturbi digestivi e mantiene morbida e luminosa la pelle. Nel libro I miracolosi prodotti dell’alveare ne descriviamo le caratteristiche, le virtù e il modo migliore per sfruttarli nella cura della salute e della bellezza.
Probabilmente non fu Albert Einstein a formulare la celebre profezia sulle api che gli viene spesso attribuita: “Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto 4 anni di vita“. Ma ciò non toglie rilievo a questa affermazione, perché se davvero le api dovessero sparire del tutto, l’uomo perderebbe gran parte delle specie vegetali di cui si nutre e con cui alimenta gli animali che alleva. Secondo la Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), 71 delle 100 colture più importanti a livello mondiale vengono impollinate dalle api e dagli altri insetti (come le mosche, le farfalle e i bombi), e il 35% della produzione di cibo su tutto il pianeta dipende proprio dall’opera di impollinazione.
Se le api continueranno a diminuire, presto potrebbero scomparire molti degli alimenti oggi presenti sulle nostre tavole. Rischierebbero di cessare le produzioni di frutta, ortaggi, foraggi per animali, piante officinali e anche di vegetali usati per scopi industriali, come il cotone. Molti prodotti indispensabili alla vita di tutti i giorni dunque scomparirebbero insieme alle api. E purtroppo il rischio che questi preziosi insetti possano estinguersi è tutt’altro che remoto e improbabile. Negli ultimi anni, infatti, in Europa è deceduta una percentuale molto elevata di api: circa il 20%, con punte addirittura del 50% in alcune zone.
Lo spopolamento improvviso di intere colonie di api ebbe inizio a partire dai primi anni di questo secolo negli Stati Uniti, dove il fenomeno fu chiamato CCD (Colony Collapse Disorder, ovvero Sindrome del Collasso della Colonia). Cominciò una moria di api di proporzioni mai viste in precedenza. La strage di api si è in seguito diffusa anche in Europa: improvvisamente le api di una colonia scompaiono in maniera inspiegabile, vanno a morire lontano dall’alveare, mentre nelle arnie si trovano ancora molte larve in buone condizioni, il miele è abbondante e la regina continua a deporre le uova. La causa più probabile di questo vero e proprio spopolamento è un avvelenamento da sostanze chimiche utilizzate in agricoltura. Sotto accusa è in particolare una classe di insetticidi antiparassitari, i neonicotinoidi, che da qualche anno si stanno diffondendo sempre più in agricoltura.
Anche in Italia gli apicoltori hanno dovuto registrare una vera e propria decimazione delle proprie api. In particolare, nella primavera del 2014 si è verificata la scomparsa di numerose famiglie di api, avvenuta soprattutto in coincidenza con la semina di mais e di barbabietola e con i trattamenti antiparassitari legati alle coltivazioni intensive. Se l’ape che sta raccogliendo il polline passa in una zona in cui sono stati distribuiti i prodotti chimici per proteggere i semi dai parassiti, si rischia lo spopolamento dell’alveare o la morte rapida di molte delle api stesse (i neonicotinoidi provocano una mortalità quasi totale, entro le 24 ore). Da tempo i ricercatori e gli apicoltori hanno sollevato questo problema e l’Unione Europea ha posto delle restrizioni sull’uso di questi antiparassitari, che però continuano ad essere sparsi sui campi e sui fiori, sui quali poi si posano le api per raccogliere il nettare.
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