Con la camomilla tiroide in salvo
Uno studio ha dimostrato che la camomilla può aiutare a ridurre il rischio di tumori tiroidei anche del 70 per cento se assunta da due a sei volte a settimana.
La camomilla è nota soprattutto per le sue proprietà calmanti e digestive, ma alcune ricerche epidemiologiche suggeriscono che il suo consumo abituale potrebbe essere associato anche a un minor rischio di sviluppare patologie tiroidee, incluse alcune forme tumorali. Uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health ha analizzato le abitudini alimentari di diversi gruppi di persone: oltre cento pazienti con tumore della tiroide, più di duecento individui con noduli benigni e un gruppo di controllo sano. Dall’analisi è emerso che chi consumava regolarmente camomilla mostrava una probabilità più bassa di sviluppare malattie tiroidee rispetto ai non consumatori.
Tra i composti più interessanti della camomilla c’è l’apigenina, un flavonoide presente anche in sedano e prezzemolo. Questa molecola è studiata per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, oltre che per l’azione spasmolitica sull’apparato digerente. Gli antiossidanti contribuiscono a limitare lo stress ossidativo cellulare, uno dei fattori coinvolti nei processi degenerativi.
Puoi bere fino a sei tazze di camomilla a settimana
Dallo studio emerge che un consumo abituale — da circa due a sei tazze di infuso alla settimana — era associato a una minore incidenza di patologie tiroidee. Nelle persone che dichiaravano di bere camomilla da molti anni l’associazione risultava più marcata.
Il consiglio generale è di berla durante la giornata; se hai problemi di insonnia, è preferibile assumerla dal pomeriggio o alla sera per via della sua azione rilassante.
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Quale specie di camomilla utilizzare e come conservarla
Le specie più utilizzate sono:
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Chamaemelum nobile (camomilla romana), dal gusto più amarognolo
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Matricaria chamomilla o Matricaria recutita (camomilla comune o tedesca), più dolce e aromatica
La parte usata è costituita dai capolini fioriti. Vanno raccolti all’inizio della fioritura ed essiccati rapidamente in ambiente asciutto, ventilato e al riparo dalla luce. Una volta secchi, si conservano in barattoli di vetro ben chiusi per circa un anno, evitando umidità e fonti di calore che degradano gli oli essenziali.
Come impiegare la camomilla anche in cucina
Oltre che per il classico infuso, i fiori di camomilla possono essere utilizzati anche in cucina. Il loro aroma delicato e leggermente erbaceo si abbina a piatti semplici:
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per profumare risotti e creme di verdure
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in sciroppi o dessert al cucchiaio
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nel condimento dell’insalata insieme a olio extravergine e succo di limone
Basta aggiungerne piccole quantità: il sapore è intenso e deve restare una nota aromatica, non dominante. Ecco una semplice ricetta, molto gradevole al palato.
Risotto alla camomilla
Ingredienti (2 persone)
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160 g riso Carnaroli o Arborio
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1 piccola cipolla bianca o scalogno
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1 litro circa di infuso di camomilla caldo (3–4 cucchiai di fiori secchi)
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scorza di ½ limone non trattato
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30 g burro oppure 2 cucchiai olio extravergine
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30 g parmigiano grattugiato (facoltativo ma consigliato)
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sale q.b.
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pepe bianco facoltativo
Preparazione
Versa acqua bollente sui fiori di camomilla, lascia in infusione 6–7 minuti e filtra. Mantienilo caldo: sarà il tuo brodo. Trita finemente cipolla o scalogno e falli appassire dolcemente con metà del burro (o olio). Non devono colorire. Aggiungi il riso e mescola per circa un minuto: i chicchi devono diventare lucidi e caldi. Inizia a versare l’infuso di camomilla poco alla volta, come per un normale risotto, mescolando e aspettando che venga assorbito prima di aggiungerne altro (16–18 minuti circa). A fine cottura unisci la scorza di limone grattugiata finissima. Spegni il fuoco, aggiungi il resto del burro e il parmigiano. Mescola energicamente per ottenere una consistenza cremosa. Servi quindi in tavola.