VIDEO Raffaele Morelli: Salviamo gli adolescenti
I giovani e la società: un rapporto complicato. i fatti di cronaca ci dicono che qualcosa non funziona. Ma in realtà non sono loro il vero problema, siamo noi. Ecco come cambiare radicalmente le cose e aiutarli a crescere bene
Mi ha fatto molto piacere, recentemente, ascoltare una collega psicoterapeuta più giovane che ha in cura un bambino di 11 anni, affetto da pensieri intrusivi e con una forte paura di essere attaccato dai germi. Il bambino era arrivato al punto di dover indossare dei guanti per non toccare le cose, mamma e papà erano disperati. La collega, in seduta, ha chiesto al bambino di chiudere gli occhi e gli ha fatto immaginare un cerchio rosso in cui nessuno poteva entrare, una sorta di scudo protettivo. Rimanendo dentro questo cerchio che delimitava il suo spazio, il piccolo ha cominciato a fantasticare, come se fosse dentro una fiaba. Dopo alcune sedute quel bambino, che prima era molto chiuso, spesso non andava a scuola e non legava coi compagni, ha ripreso a fare sport. Quando gli si presenta il pensiero di venire contaminato, ha imparato a chiudere gli occhi e a immaginare lo scudo e in questo modo il pensiero sfuma.
Attenti ai social: non si vive di soli like
Perché parlo di questo? Perché una psicoterapia che non usa le immagini non è psicoterapia. E immaginare è anche il farmaco più potente per lo sviluppo delle nuove generazioni. Ecco perché i nostri ragazzi stanno così male, perché i suicidi sono così alti, perché si tagliano, perché si aggrediscono, perché hanno disturbi alimentari. La capacità creativa che viene dalle immagini si sta spegnendo sempre di più. Ma ci si innamora per fantasticare una principessa o un principe che si avvicinava a noi per sempre. Oggi invece, nel mondo dominato dai social, il tema di fondo è: con questo vestito, piaccio o non piaccio? Sono abbastanza bella, il seno abbastanza grosso, le labbra vanno bene? E i maschi: sono abbastanza forte? Saprò dominare? I nostri adolescenti hanno perduto la capacità immaginativa, gli è stata loro rubata dal linguaggio dei social, che si basa soltanto sui like, sull’appartenenza ai modelli, che spesso sono modelli molto violenti. Ma quando la capacità immaginativa tramonta, aumentano la rabbia e l’aggressività.
Cosa serve agli adolescenti? L’immaginazione
Far crescere la loro capacità immaginativa è la cosa più importante. Sognare a occhi aperti, fantasticare, immaginare sono le attività che dobbiamo stimolare in loro fin da quando sono piccoli: così apriranno le aree cerebrali dove abitano i poteri dell’anima. Senza di quelli diventano dei piccoli robot razionali e fragili, pronti a crollare disperati quando le cose nella vita non andranno secondo i loro piani. Quando muore la capacità immaginativa, noi siamo solo razionali. E gli adolescenti razionali sono adolescenti perduti. Il grande poeta Schiller diceva: «C’è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia, che nella verità qual è insegnata dalla vita». E Einstein diceva che più fiabe racconti, più i bambini diventano intelligenti. Ai bambini raccontate le fiabe. Incantateli con la loro magia, perché apprendano che il mondo non è “tutto qui”, che c’è il mistero, c’è la metamorfosi, e i più grandi segreti dell’anima sono nascosti nel profondo, sono invisibili. Agli adolescenti dobbiamo insegnare che in loro abitano molti volti, proprio come nelle fiabe. C’è il principe, la principessa, c’è l’eroe, c’è il cattivo, c’è l’animale aggressivo, c’è l’animale dolce che ti protegge. Grazie alle fiabe imparano a convivere con le paure, imparano che il bene e il male vivono insieme, si scontrano ma continuano a convivere. Con le fiabe escono dal tempo dell’orologio ed entrano in una dimensione più magica, e assieme più vera.
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Come diventare una guida per gli adolescenti
Noi adulti dobbiamo essere per loro una guida. Ma cosa significa? Iniziamo col renderci conto, da educatori, che i “no” detti al momento giusto sono importanti perché aiutano a stabilire dei confini. Crescere senza confini non vuol dire essere più liberi, ma più ansiosi. Quando una cosa che non va bene, il genitore deve dirlo, non deve stare zitto pensando di essere “amico dei figli”. I figli si devono anche sgridare: si amano e si sgridano.
Anche i “no” aiutano a crescere
Basta con l’idea che si debba parlare tanto con loro: al contrario, bisogna parlar meno! Solo di cose importanti e nei momenti importanti, perché sappiano che i genitori ci sono quando conta. Altrimenti li ammorbiamo sempre con le stesse frasi, le stesse raccomandazioni inutili. Noi vogliamo sapere come è andata la scuola, è andata bene, è andata male, sei contento, non sei contento, ma in realtà i figli hanno il loro linguaggio e noi il nostro e sono profondamente differenti. E non abbiate paura quando un ragazzo è triste: la tristezza è un valore creativo, accrescitivo. Quando i genitori si preoccupano chiedendosi perché un ragazzo è triste e vogliono correggerlo, non sanno che stanno disturbando la loro crescita.
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Portare i ragazzi nella natura
Infine è fondamentale costruire un nuovo contatto con la natura, che tutti abbiamo perso e i giovani non conoscono per nulla. La saggezza degli antichi invece era immersa nella natura, che è fatta di cicli, di ritmi, di circolarità. Portate i ragazzi nella natura, fate veder loro la fioritura, la nascita degli animali: vedere nel ciclo della natura il divenire ci rende parte del mondo, mai del tutto soli e saldi nel profondo.
