Tu
Buona o cattiva? Sii solo te stessa

Quando il nostro carattere non ci piace, cerchiamo di cambiarlo a ogni costo, ma inevitabilmente finiamo col peggiorarlo: ecco come uscirne

Carlotta, 36 anni, si presenta in terapia per un problema che la affligge da diverso tempo: “Sono arrabbiata, furiosa, non riesco a contenere le mie emozioni, ho davvero un brutto carattere! Passo dall’essere dolce all’essere cattiva e a offendere chi mi sta vicino. Sono diventata un fiume in piena: critico tutto e tutti e sono arrogante. Solo quello che dico e che faccio io è giusto… Solo io ho ragione… Gli altri hanno torto.” Carlotta si presenta così al primo colloquio: a voce alta, aggressiva, senza fermarsi un secondo. E poi scoppia a piangere. Dopo essersi sfogata, riprende il racconto: “Ormai sono anni e anni che sono così. Prima ero stata viziata dalla vita: in famiglia e a scuola ero super lodata e così in me si è fatta largo la convinzione che tutto mi fosse dovuto. Poi è arrivato il diluvio delle disgrazie: relazioni fallite, malattie, panico… Tutto quello che c’era di dolce, allegro e tranquillo in me è sparito ed è rimasta la Carlotta aggressiva, intollerante, insopportabile, col suo carattere tremendo. Così ho mandato in frantumi anche l’ultima relazione che ero riuscita ad avere con un uomo. Lui era dolcissimo, io gelosissima e aggressiva: ovviamente dopo un po' lui non ce l’ha fatta a sopportarmi e mi ha lasciata. Ho bisogno di cambiare o così come sono non mi accetterà più nessuno.”

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Riscopri chi sei con il potere delle immagini

Contrariamente a quanto comunemente si crede, non sono mai le cause esterne a farci soffrire: inevitabilmente ci sono dolori che ci feriscono ma non bisogna mai trasformarli in alibi per vivere da vittime, per cercare la commiserazione degli altri. Carlotta racconta che c’era una parte di lei opposta a quella cattiva: “Da bambina ero allegra, felice, mi piacevano le coccole e coccolavo anch’io gli altri. Questa Carlotta che non litigava mai e amava divertirsi è durata fino al liceo, poi si è trasformata in quella ribelle e trasgressiva nelle parole e negli atti.” La terapeuta decide allora di far entrare la paziente nel mondo dell’immaginario: “Chiuda gli occhi e immagini di avere davanti a sé la Carlotta cattiva e aggressiva quella col brutto carattere. Quando l'avrà visualizzata bene, pian piano la trasformi nella Carlotta dolce e allegra com’era da bambina e giochi un po' con lei. Le dia un nome nuovo, come se in lei abitassero due esseri: quello "cattivo" e quello "buono". Come chiamerebbe la sua parte dolce e paziente?” “La chiamerò Serena, afferma Carlotta. E com'è questa Serena? È rilassata, sa fare le cose con calma e non pretende di avere tutto e subito. È proprio Serena, di nome e di fatto.” La seduta termina con il suggerimento della terapeuta di cercare di far "vivere" Serena il più possibile nelle sue giornate e di vedere cosa succederà. 

"Bene" e "male" insieme: il solo mix che funziona

Negli incontri successivi, Carlotta racconta molto sorpresa che pensando a Serena (o meglio, soffermandosi sull'immagine di Serena accanto a quella di Carlotta) è riuscita a rallentare, ha ascoltato, ha cercato di mettersi meno al centro dell’attenzione e così si è sentita molto meglio. “Ho imparato che non esiste solo il male dentro di noi: basta metterlo in un angolo e aspettare che arrivi il bene.” Nel giro di qualche tempo, Carlotta diventa un’altra persona, o meglio, una persona che ha integrato il lato ombra di se stessa: tranquilla, parla lentamente, sorride e dice che va tutto bene. Ha programmato una vacanza con un vecchio amico e chissà… Poi si è iscritta a un corso di latino-americano e ha rallentato il suo atteggiamento anche sul lavoro. “Sto recuperando tutte le energie… Anzi, è Serena che mi sta trasformando!”. In realtà, quell'immagine sta facendo la sola cosa utile: la sta riportando a casa...

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