Non temere le lacrime: lavano l’anima

Oggi piangere è considerato un segno di debolezza, ma le lacrime sono un potente strumento della psiche che dobbiamo lasciar scorrere per stare bene.

Non temere le lacrime: lavano l’anima
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
21.03.2016

La nostra epoca ha disimparato a piangere, tanto che ci vuole ormai un certo coraggio a farlo. Ne è un esempio l’esperienza che Laura, una lettrice di Riza Psicosomatica, ci racconta:

“Dopo una giornata molto difficile ero arrivata a sera e avevo sentito i miei soliti malesseri fisici dai quali, da qualche tempo, ho imparato a non farmi sopraffare. Ma l’inquietudine aumentava tanto che, arrivato il momento di andare a letto, mentre parlavo con mio marito di quanto mi ritornassero in mente i ricordi dei miei genitori ormai morti da tempo, ero scoppiata in un improvviso, intenso e lungo pianto, finito il quale mi ero sentita bene, sorprendentemente bene, soprattutto se ricordavo quanto fossi stata piena di malessere l’intera giornata“.

Nella nostra società il pianto è una sorta di tabù: chi piange viene considerato debole, senza la forza di controllarsi, di sopportare e affrontare la realtà. Non è un caso che le uniche lacrime tollerate siano quelle dei bambini o, al massimo, secondo uno stereotipo duro a morire, delle donne. È come se ci fossimo dimenticati di quanto il pianto sia importante in certe situazioni, del suo potere e delle numerose funzioni che possiede.

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Le lacrime non sono tutte uguali

Veniamo al mondo con un primo annuncio di vitalità fatto di pianto, spontaneo o provocato tanto è necessario all’incipit dell’attività respiratoria. Da allora in poi il pianto ci accompagnerà nella vita per sottolineare vari passaggi della nostra esistenza. Molti ricercatori se ne sono occupati, studiandolo da diversi punti di vista. Alcuni si sono preoccupati anche di farne una sorta di classificazione: il pianto irrefrenabile, quello convulso, quello abbandonico, quello di sollievo, quello implorante, quello plateale, quello sforzato, rassegnato, di rabbia, di gioia, di compartecipazione, di commozione, lo scoppio di pianto, in genere profondo e disperato, intensamente emotivo.

Due ricercatori, Jonathan Rottenberg e Lauren M. Bylsma della University of South Florida, hanno studiato recentemente più di 3000 soggetti in condizione di pianto in normali situazioni di vita. La cosa interessante è stata che la maggior parte delle persone, dopo il pianto, si era sentita meglio ma a circa un terzo dei soggetti non solo non era successo ciò, ma si era sentito peggio. Pare che questo dipenda sia dalla situazione che dalla causa scatenante. Solo la presenza confortante di un amico, di un parente o un confidente aveva reso il pianto un evento positivo. Sembrerebbe quindi confermato che avere “una spalla su cui piangere” faccia bene, anche se è sempre questione di misura, dato che il rischio è quello di diventare un peso per l’altro.

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La chimica delle emozioni

Michael Trimble, neurologo dello University College London’s Institute of Neurology, nel suo libro intitolato “Why Humans Like To Cry” sviluppa un’interessante teoria secondo cui gli unici esseri viventi che piangono con un contenuto emotivo sono gli essere umani e che questa caratteristica esclusiva sia così ancestrale da aver addirittura preceduto l’acquisizione del linguaggio. Nel libro il ricercatore precisa anche quali sono le aree cerebrali coinvolte, che in sintesi sono indicate in un collegamento tra la porzione anteriore della corteccia cerebrale e le aree cerebrali deputate alla rappresentazione delle emozioni: il sistema limbico e il sistema nervoso neurovegetativo che coordina la frequenza cardiaca, la respirazione e la parola, attività collegate al pianto.

Le lacrime contengono una grande quantità di elementi chimici in grado di comportarsi come messaggeri olfattivi, impercettibili ma sicuramente efficaci. Il pianto dunque come elemento di comunicazione emotiva ed affettiva, come strumento relazionale e segno di forza, non di debolezza. Basti ricordare quanto si legge nella Bibbia, dove il pianto è attribuito addirittura a Dio:

Allora il Signore baciò Mosè e prese la sua anima con un bacio della sua bocca, e poi pianse per la morte di Mosè”.

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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