Stanca di litigare con il tuo compagno, i parenti, gli amici? Come smettere
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Stanca di litigare con il tuo compagno, i parenti, gli amici? Come smettere

Litigare ogni tanto è inevitabile, farlo in continuazione porta solo rancore e incomprensioni: un esempio di come uscirne

Valeria scrive a Riza Psicosomatica: “Sono depressa al punto da faticare ad alzarmi al mattino. Penso al lavoro, dove c’è mio fratello con cui non vado d’accordo. Non siamo mai andati d’accordo, siamo troppo diversi. Io sono coscienziosa, lui incosciente. Io timida, lui sempre eccessivo e teatrale. Da un anno gestiamo assieme il negozio di famiglia e la situazione è diventata insopportabile. Sono stressata e non so più cosa fare. Questo problema sta rovinando anche il rapporto con mio marito, che amo tantissimo.”

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Quando litigare è un problema di orgoglio

Cosa ci disturba più di tutto, cosa ci dà fastidio? Ciò che desideriamo ma che non ci concediamo, oppure qualcosa che tocca dei lati di noi che in qualche modo non esprimiamo? Finché pensiamo però che il problema sia la persona che ci disturba e non il senso profondo di quel disturbo, non possiamo uscirne. Il primo errore allora è cercare la soluzione: “Vado via, cambio lavoro: ma non posso! È il negozio di famiglia, non posso disinteressarmene. Allora mi scontro con lui, cerco di aver ragione, di cambiarlo. Ma non porta a niente. Mi sento impotente, e allora cosa faccio? Ne parlo con mia marito. Ma neppure questo serve, divento solo pesante”. Da un lato Valeria non vuole darla vinta a suo fratello, dall’altro vorrebbe scappare. Sta lottando contro se stessa, non con lui. Il problema allora non è il fratello, ma l’orgoglio di Valeria, che vorrebbe che lui fosse diverso. Così non si va da nessuna parte.

Cosa vuole l’anima

L’anima non vuole che tu risolva i problemi, non vuole che tu smetta di litigare, vuole che tu li riconosca, li identifichi, perché allora lei può “lavorare”. Chi ha detto che nella vita i rapporti devono essere perfetti? Non succederà mai. Un buon rapporto non si basa sulla perfezione, ma sull’accoglienza dei disagi che emergono nella relazione. Allora la prima cosa da fare è guardare dentro di sé e dire: “Con mio fratello succede così e così”. Senza dare giudizi o cercare risposte. E poi fare un’altra cosa: chiudere gli occhi e immaginare. Andare indietro nel tempo, ad esempio all’adolescenza, e pensare a una cosa che ti piaceva da impazzire. Uno sport, giocare, andare a ballare. Poi vai avanti nel tempo, quando hai conosciuto tuo marito, ti sei innamorata, hai fatto l’amore. E adesso apri gli occhi. Cosa hai fatto? Hai cercato delle immagini antiche. C’è uno spazio dentro di noi che vive altrove, lo spazio delle immagini.Noi siamo fatti dalle nostre immagini. Sono loro a rimettere a posto le cose, perché ci ricollegano alla nostra essenza. Non bisogna risolvere i problemi, bisogna cercare delle immagini…

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Non sei la vittima

Il punto vero, in ogni difficoltà è: “Che persona porto in campo?”. Se porto quello abituale non ce la posso fare. Se porto quello con le immagini che mi hanno accompagnato in certi passi della mia vita allora ce la posso fare. Perché affido all’anima la ricerca della soluzione giusta. Il fratello di Valeria non è il problema, e lei non è solo quella che va a lavorare col fratello: è quella che gioca, che fa l’amore, quella che forse non fa più da tanto tempo le cose che amava fare da ragazza... Nella vita possiamo guardare le foglie che cadono, oppure il fiore che sboccia. Se non vedi più il tuo fiore, ti spegni. Ecco perché arrivano le crisi e i fastidi.

I rapporti difficili sono un richiamo del profondo

Un rapporto difficile e conflittuale di cui però non si riesce a liberarsi è sempre un richiamo del profondo. Quando capita di viverlo non è colpa di una nostra debolezza: di fatto chi vuole chiudere un rapporto lo fa. E per quanto il carattere di un’altra persona possa infastidirci, basta starle alla larga e tutto si risolve. Evidentemente qualcosa in noi vuole restare lì. Quel conflitto esterno ci serve, perché è lo specchio di un conflitto interno che non vediamo, ma che deve essere risolto. La presenza della persona con cui litighiamo va a toccare proprio un punto sepolto di noi che altrimenti non oseremmo guardare. Non stiamo litigando con lui, ma con noi stessi. Il punto allora non è migliorare il rapporto, ma far scendere in campo ciò che dentro di noi avevamo spento e che proprio questa relazione conflittuale ha riacceso, anche se sotto forma di fastidio.

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