Dimenticare fa bene all’anima

Liberarsi dal passato e dai suoi vincoli è fondamentale per vivere pienamente quel che la vita sa offrirci ogni giorno: per farlo, ricordati... di dimenticare!

Dimenticare fa bene all’anima
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
03.03.2017

Nella mitologia greca e romana Lete è il fiume dell’oblio: le Anime ne bevono l’acqua per dimenticare le vite passate e prepararsi a quelle nuove. Lo afferma il poeta Virgilio nell’Eneide, quando parla dei Beati che si abbeverano a quella fonte per affrontare liberi la reincarnazione in un nuovo corpo. L’uomo antico sapeva una cosa che noi “moderni” troppo spesso ignoriamo: non è possibile affrontare il futuro se prima non ci si è liberati dai peccati, ovvero dai pesi del passato.

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Non riuscire a dimenticare può fare male

Non dimenticare spesso significa restare ancorati alla vita di ieri, impigliati in una relazione o in una situazione ormai al tramonto e quindi imprigionati in una ragnatela di sentimenti ed emozioni che ci impedisce di aprirci al nuovo e a ciò che di bello la vita avrebbe in serbo per noi.
Come ricorda Virgilio, se non si dimentica non si può ricominciare a vivere. Continuare a provare rabbia, eterno rimpianto, pena, desiderio di vendetta o di rivalsa non fa bene all’Anima, che viene costretta a guardare sempre in una direzione ormai sterile. Il passato, bello o brutto, ha dato i suoi frutti; ce ne sono altri da cogliere…

 

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Dimenticare non è cancellare, ma andare oltre

Il problema non è tanto non riuscire a dimenticare quanto non volerlo fare; si preferisce il dolore noto a quello ignoto, che però potrebbe anche non esserci o essere minore di quanto si teme.
Il Lete è un fiume, acqua che scorre limpida, e lava, pulisce dalle scorie dei ricordi dannosi: quell’uomo o quella donna che hanno rappresentato tanto per noi, la nostalgia di un momento di tranquillità e fortuna, oppure ancora una situazione lavorativa che – seppur gratificante – è ormai finita.
Il fiume Lete scorre e porta via il ricordo di qualcosa che non è più e lascia liberi di vivere adesso. Dimenticare però non significa cancellare ma mettere da parte, andare oltre. Non significa distruggere ma piuttosto ricreare: il piacere di un’infanzia molto felice o al contrario l’amarezza di un’infanzia difficile e dolorosa non vanno gettati via, ma non devono neanche essere oggetto di nostalgia o disgusto perenni, perché altrimenti finiranno con l’intossicarci.

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Come si fa a dimenticare?

Come si dimentica? Come si beve dal Lete? Innanzitutto volendo bene ai ricordi in quanto parte di noi e nulla più; i momenti passati non erano intenzionalmente belli o brutti, sono semplicemente “passati”. Poi bisogna contemplarli, rivivere con calma, quasi con pignoleria, le immagini e le emozioni e salutarle. Occorre dir loro: “ Grazie, non ho più bisogno di voi, ora posso andarmene, ora devo fare altre cose, arrivederci!”.
Ora è il momento di fare progetti, anche piccoli, che richiedano attenzione e un po’ di tempo: aggiustare un rubinetto che perde da tempo, scegliere con calma un libro o un programma tv, provare un nuovo piatto, telefonare a un amico o a un parente, scrivere…. cose quotidiane, dal grande potere obliante.
Un sorso alla volta e la dimenticanza consentirà al cervello di lavorare meglio: dimenticare aiuta i semi che stanno aspettando a crescere e a diventare finalmente quelle piante che sono destinati a essere…

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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