Coppia e amore
Come uscire da una storia sbagliata

Se ti senti prigioniera in una relazione che non funziona, non provare a risolverla, cambia prospettiva: ti accorgerai del tuo lato libero, al resto penserà "lui"

Dopo dieci anni di matrimonio, Caterina si sente come un pugile ancora in piedi al termine del decimo round. Per quanto sia duro il combattimento quotidiano, lei non andrà al tappeto. Il marito la tradisce in modo palese e spudorato da anni: tutti lo sanno tranne lei, che però finge solo di non capire. È così totalmente identificata nel ruolo di moglie, al riparo dell’ideale di famiglia perfetta, da non voler né vedere né andare a fondo della situazione. Le sta bene anche il mestiere di casalinga, sebbene prima del matrimonio lavorasse in un negozio, e le piaceva. Per suo marito questo e altro. Sì, magari lui "avrà anche avuto una storiella, ma sta ancora con me, e questo è quello che conta". 

Quando un pianto ti "riporta a casa"...

Più lui si comporta male, più lei fa la brava mogliettina: cucina per lui, è gentile e servizievole, lo giustifica con gli altri quando non c’è, perché lui "è uno che vive per il lavoro". Recita una gioia di facciata, ma dentro è distrutta, anche se non lo ammetterebbe mai. A interrompere questo copione sopraggiunge una congiuntivite fortissima. Gli occhi lacrimano, bruciano, come se il suo inconscio fosse stufo di vedere quel film. Ma lei no, si rifiuta di cambiare prospettiva. Quando le amiche la invitano fuori, risponde che deve sbrigare le faccende domestiche: in realtà rimane a casa per controllare i movimenti del marito, che le propina bugie su bugie, una più pietosa dell’altra. Ma Caterina non sa proprio vedersi in un altro ruolo: teme la propria indipendenza dopo tutti questi anni “in prigione”. Infine, esausta di vivere nell’ossessione dei movimenti del marito, una sera accetta di uscire con le amiche. È una bella serata e al ritorno si accorge di non aver pensato al marito per quasi due ore! Poco alla volta si lascia coinvolgere e ritrova il piacere dello svago. Una delle amiche ha aperto un negozio di prodotti biologici e Caterina decide di darle una mano. Le capita talvolta di rincasare tardi la sera. Poco a poco inizia a vedere un’altra immagine di sé. Capisce di non essere ingabbiata dal marito, ma da se stessa, dall’idea di sé su cui ha fissato ostinatamente lo sguardo. La rabbia che ha sempre evitato esplode finalmente una sera: davanti all’ennesima farsa del marito, si trasforma in una belva feroce e lo sbatte letteralmente fuori di casa gettando tutto il suo guardaroba dalla finestra. Il mattino dopo, come per miracolo, la congiuntivite è passata. Da quel giorno Caterina vive “fuori dalla gabbia”. 

Se attivi uno sguardo nuovo tutto cambia 

Jung sosteneva che dentro di noi esistono due personaggi: uno è completamente assorbito dalla storia, dai fatti, dal mondo esterno e dagli stati emotivi che prendono il sopravvento, l’altro è fuori dal tempo, disinteressato agli eventi, pura espressione dell’immagine originaria di noi stessi che ci contraddistingue. È il secondo personaggio, quello più profondo ma anche più misterioso e sconosciuto, il tesoriere di soluzioni e risorse inaspettate. Nei momenti di difficoltà dobbiamo rivolgerci a lui, ma per farlo è necessario imparare a guardare tutto ciò che accade dentro di noi da una distanza diversa, priva di commenti e di giudizi. Solo questo sguardo depurato e ci aiuta a vedere le cose per quello che sono. Non solo: se si guardi se stessi e gli altri senza voler intervenire per cambiare e modificare le cose in base ai propri progetti, si permette alla propria vera natura di agire indisturbata. Così si entra in nuovi territori psichici, si attivano nuove chimiche mentali che permetteranno di vedere le cose in modo nuovo e di agire più facilmente in modo naturale.

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