Mio figlio mi tratta male: come mi comporto?
Se tuo figlio adolescente si ribella niente paura: vuol dire che riconosce la tua importanza e si deve opporre a te per crescere.
A volte i genitori si domandano: “Che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo? Eppure ce l’abbiamo messa tutta per non fargli mancare nulla”. Dubbi legittimi, ma su una cosa possiamo essere sicuri: gli atteggiamenti ribelli, provocatori e aggressivi dei nostri figli non dipendono da noi, anche se in noi trovano un facile bersaglio. La ribellione è infatti una spinta vitale del tutto naturale. È una fase transitoria dell’esistenza che l’adolescente attraversa: perché possa diventare uomo deve prima affrancarsi da mamma e papà. Ma per farlo ha bisogno di smitizzare, talvolta anche in modo ruvido, le figure genitoriali, mettendo in discussione i loro valori di riferimento e il loro modo di pensare, per poi magari recuperarli in seguito. E quanto più mamma e papà sono stati adorati dal bambino quando era piccolo, tanto più forte sarà ora lo strappo da loro. Vediamo qual è l’atteggiamento giusto da tenere in questi casi.
Lasciagli più libertà e autonomia
L’adolescenza è un’età difficile per molti motivi. Da una parte i primi segnali fisici dell’imminente maturazione sessuale producono nei ragazzi la convinzione di essere “troppo grandi” per sottostare ancora a vecchie regole. Dall’altra i genitori continuano a vedere “il piccolo” di casa. Presto o tardi il figlio si ribellerà, mettendo in atto tattiche di “guerriglia familiare” per obbligare i genitori a riconoscere la sua nuova realtà, spesso con modalità che sorprendono per intensità ed energia, perché per lui quel riconoscimento non è un capriccio, ma un impulso interno.
Allora è inutile arroccarsi in un autoritarismo sterile, che rischia solo di inasprire lo scontro: l’umiliazione di essere “ricacciato nell’infanzia” scaverebbe un solco difficile da ricomporre fra i genitori e il ragazzo. Ma anche un eccesso di indulgenza produce danni: cedere o far finta di nulla è altrettanto umiliante perché equivale a ignorarlo, come se le sue richieste di autonomia non avessero peso.
La soluzione è entrare nel suo gioco dandogli progressivamente autonomia e pretendendo al contempo che ne assuma fino in fondo le conseguenze. È un momento delicato, ma necessario: il ragazzo deve percepire che i genitori lo vedono crescere e che sono disposti a lasciargli spazio, pur rimanendo un punto fermo a cui fare riferimento quando il mondo esterno diventa complicato o spaventoso.
Cosa fare se tuo figlio non sente ragioni? Ecco le mosse vincenti
Rispetto degli orari, voglia di indipendenza, libertà nella scelta di un proprio stile di vita: è questo il principale terreno di scontro fra genitori e figli. Ma che fare quando lui mostra una ribellione ostinata? In questi momenti, che spesso segnano l’inizio di una nuova fase del rapporto, è fondamentale comprendere che la sfida non riguarda solo l’uscire o meno, ma il bisogno profondo di sentirsi riconosciuto nella propria crescita. Da qui nasce la necessità di affrontare la situazione con attenzione e consapevolezza, preparando il terreno ai diversi aspetti che questa ribellione può assumere.
L'importanza del rispetto reciproco
Il rapporto fra genitori e figli dovrebbe basarsi sul rispetto reciproco. Ai figli, fin dalla più tenera età, va riconosciuta una propria personalità, un proprio modo di essere e di stare al mondo, che può essere anche molto diverso dal nostro. Se dimostreremo di accettarlo così com’è, anche nei modi che non ci piacciono, lui ci rispetterà di più e si sentirà libero di esprimere ciò che prova senza timore di giudizi. Il diario, i cassetti, il cellulare di nostro figlio, insomma tutto ciò che custodisce la sua vita intima, va trattato con discrezione, mantenendo un atteggiamento aperto e il più possibile fiducioso, perché è proprio da questo rispetto tra le parti che si costruiscono le basi di un dialogo aperto e positivo.
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A volte è necessario negoziare
Un atteggiamento autoritario non paga: dicendo solo “no” rischiamo di allontanarlo ancora di più, alimentando la ribellione occulta (un male ancora peggiore). Anche troppo permissivismo può fare danni: acconsentendo lo priviamo di una guida sicura e lo lasciamo in balìa di se stesso e di cattive influenze. Non resta che tentare la via del compromesso, valida per entrambi, perché mostra al ragazzo che le sue esigenze vengono ascoltate senza rinunciare alla dovuta fermezza. Per esempio: “Accetto che tu torni a mezzanotte a patto che mi telefoni per dirmi dove sei”. Oppure, se desidera tingersi i capelli con un colore molto accesso: “Va bene, ma per iniziare scegliamo una tinta temporanea”. In questo modo si costruisce una regola condivisa e più facile da rispettare.
L'insulto non è ammesso
Urla, volano parole grosse e nostro figlio ci manca di rispetto. Offendersi non serve. Piuttosto, riprendiamolo con fermezza e, se insiste, si può ricorrere a una punizione. L’insulto va comunque considerato inaccettabile e contrastato in modo assoluto, anche se mai violento. È importante che lui capisca che il confronto può essere acceso, ma non deve mai sfociare nell’aggressività verbale: solo così imparerà che il rispetto è la base di ogni relazione, anche nei momenti di conflitto.
Polemizza su tutto: tieni ferme le regole
A nostro foglio non va bene nulla, è un continuo criticare. Non ribattiamo parola per parola, piuttosto agiamo. Contesta l’orario del rientro? Spieghiamogli le ragioni, senza cambiare idea. Se non rispetta le regole, non stanchiamoci di ribadirle. Prima o poi la semina darà i suoi frutti. Anche se sembra che nulla lo convinca e ogni limite venga vissuto come un torto personale, la coerenza è il messaggio più forte che possiamo trasmettere: con il tempo comprenderà che le regole non sono per forza una punizione, ma un modo per proteggerlo e aiutarlo a maturare e a responsabilizzarsi.
Ti critica? Non offenderti
Ci critica per il modo in cui siamo vestiti, ci fa il verso mentre parliamo… Rimproveriamolo pure ma poi chiediamoci cosa volesse dirci, con curiosità, senza essere permalosi. E se, ad esempio, il modo in cui ci vestiamo ci valorizzasse davvero poco? Forse il suo commento non è solo una provocazione, ma un’osservazione sincera, anche se espressa con eccessiva schiettezza. Riconoscerlo senza sentirsi offesi permette di capire meglio il suo punto di vista e reagire in modo più costruttivo.
