Liberarsi della soggezione

Provare da piccoli un po’ di timore per l'autorità è normale, ma se questa paura persiste perdiamo in spontaneità e autostima: ecco come reagire

Liberarsi della soggezione
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
14.11.2013

Soggezione: chi non l’ha provata qualche volta nella sua vita? Quando compare, questo sentimento è persino utile; da bambini ma anche da adolescenti provare un minimo di soggezione è auspicabile perché sancisce il riconoscimento di una figura autorevole, portatrice delle regole fondamentali che servono a integrare dentro di sé norme, valori ed elementi culturali. Purtroppo in molti casi questa soggezione “sana” non tramonta con la fine dell’adolescenza e resta attiva, in modo disturbante, come una delle principali modalità di relazione della vita adulta.

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Se non passa fa danni

Questo “tipo di soggezione” ci toglie spontaneità, ci limita nell’espressione delle nostre idee e capacità, ci boicotta proprio quando dovremmo rendere al meglio. Chi la vive sa che si tratta di un’esperienza paralizzante, che tocca in profondità e coinvolge anche il corpo: la salivazione diminuisce, sudano le mani, i muscoli si tendono. Assomiglia all’ansia da prestazione, con cui a volte si associa, ma è qualcosa di diverso: nella prima tutta l’attenzione è su se stessi e sul proprio presunto scarso valore. Nella soggezione l’attenzione è tutta sull’altro, a cui viene dato un valore eccessivo e quasi demonico, tanto che basta la sua sola presenza per lasciare senza parole e per diventare goffi e maldestri. Il problema tuttavia è risolvibile, anche quando è di lunga data, e passa sempre da un nuovo modo di comprendere se stessi.

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Le “autorità” più temute

  • Il superiore o il datore di lavoro.
  • Un parente molto ricco e/o importante.
  • Un docente o una guida spirituale.
  • Padre e madre, suoceri.
  • Il partner.
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Chi può farci soggezione

  • Persone iper-sicure di sé che si esprimono con toni decisi.
  • Persone con ruoli riconosciuti di potere,  di ricchezza, di cultura  o di valore.
  • Persone che reagiscono in modo violento (verbale o fisico).
  • Persone sempre serie che parlano poco e guardano negli occhi.
  • Persone che giudicano con durezza e scarsa immedesimazione.
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Cerca negli altri solo ciò che ti piace

Sciogli il vecchio schema

Ogni volta che provi soggezione si ripropone uno schema risalente all’infanzia/adolescenza: tu soverchiato da una figura carismatica e potente (il padre, un professore), di fronte alla quale ti sei sentito piccolo e inadeguato. Rintraccia questo schema nella tua vita ed elaboralo, eventualmente con l’aiuto di una psicoterapia breve.

Non subire, apprendi

Non farti impressionare dalla sicurezza di chi ti circonda: sono solo persone, non demoni o divinità. Piuttosto osservali e, se trovi elementi che ti piacciono, cerca di svilupparli in te, non subirli passivamente.

Orientati su di te

A forza di guardare gli altri e di dargli importanza, la tua vita perde consistenza e i tuoi gesti assumono meno forza e valore. Fai le tue scelte, segui le tue idee. Ridai peso alle tue azioni e sbaglia a modo tuo. Se la tua vita ti appartiene, sarai meno influenzabile.

Riscopri un’antica emozione

Anche un adulto deve sentirsi ogni tanto in soggezione, ma per le cose giuste: di fronte alla bellezza e all’ambigua potenza della Natura, a forze cosmiche e spirituali, a eventi non spiegabili. Ritrova l’umiltà di fronte alle forze trascendenti e oscure che ci abitano, e non sarai più in soggezione verso le persone.

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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