Figli al mare: se il costume è un problema

Mostrare il proprio corpo può generare vergogna e imbarazzo soprattutto durante l'adolescenza, che è un periodo di grandi trasformazioni. Ecco i consigli per aiutare i ragazzi a sentirsi a proprio agio

Figli al mare: se il costume è un problema
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
10.06.2010

L’adolescenza è un periodo di grandi trasformazioni, durante il quale anche il corpo muta. Prendere consapevolezza di questi cambiamenti fisici e accettarli non è certamente un processo facile, anzi: può creare profondo disagio e senso di inadeguatezza.
Molto spesso i ragazzi provano vergogna, non si piacciono e non si sentono a proprio agio con il “nuovo” corpo. Le femmine tendono a vedersi grasse, alcune vorrebbero più seno, altre non lo vorrebbero affatto; i maschi, invece, si sentono goffi, impacciati, troppo alti o troppo bassi, troppo poco muscolosi, ma comunque lontani e diversi dai modelli ideali a cui si paragonano.

La vergogna, legata alla difficoltà a mostrare il proprio il corpo, è un segnale importante nei confronti del quale il genitore deve mostrare il massimo rispetto, evitando di sminuire il problema o di insistere con inutili forzature.

1

Il costume: che incubo!

Per gli adolescenti la prova costume può essere un momento estremamente critico e difficile da gestire.
La paura di non piacere e di essere inadatti li spingono infatti a cercare stratagemmi per mostrarsi il meno possibile: da qui il tentativo di coprire il proprio corpo con asciugamani, parei, pantaloncini, posizionandosi in luoghi strategici per raggiungere velocemente il mare o la piscina per evitare di camminare davanti a molta gente, inventando scuse da presentare agli amici per non doversi spogliare e rimanere solo in costume (per esempio eritema, dermatite…).

È fondamentale che i genitori capiscano che i ragazzi non si espongono e si vergognano a indossare il costume perché ritengono di non essere pronti a mostrarsi, non tanto davanti a mamma e papà quanto agli amici. Ripetere loro che stanno bene, che sono belli, che non hanno nulla di “sbagliato” non servirà a nulla perché i ragazzi non cercano l’approvazione della famiglia, ma quella dei coetanei.

 

I prodotti Riza per te

2

Come aiutare i ragazzi

Sdrammatizzare il disagio dei propri figli con battute ironiche o commenti che evidenziano la “stupidità” del loro comportamento e della loro resistenza al costume serve unicamente ad accrescere il loro senso di inadeguatezza e i loro timori.
Se inventano delle scuse o delle piccole bugie per non mettersi in costume, soprattutto davanti ai coetanei, lo fanno perché si sentono in difficoltà: le scuse, in questo caso, rappresentano una modalità per gestire il disagio e la vergogna che provano.
L’errore peggiore è quello di criticarli o smentirli davanti agli amici, perché contraddirli significa far fare loro una brutta figura proprio davanti a quelle persone il cui giudizio è per loro fondamentale.
Per questo motivo è più utile abbandonare preconcetti e battute di spirito, proponendo delle alternative: aiutateli a trovare un indumento con il quale si sentano a loro agio (un bel pareo, dei pantaloncini e delle magliette…) e un costume che li metta in imbarazzo il meno possibile, senza insistere sul farglielo indossare a tutti i costi.

A volte è sufficiente “far finta di niente”, lasciando ai ragazzi la libertà di scegliere come vestirsi per andare in spiaggia o in piscina e permettendo loro di studiare e familiarizzare con l’ambiente che li circonda.

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

Vai alla scheda dell’autore

WhatsApp