Sull’eros non si finisce d’imparare…
Ogni coppia ne ha almeno uno, fa tutto il possibile per evitarlo, ma ogni tanto ci casca dentro, con conseguenti discussioni ad alta tensione. Sono i cosiddetti argomenti tabù, quelli cioè di cui non si può parlare senza che subito scatti un furibondo litigio. Anche nelle coppie più affiatate, dopo un po’ che si sta insieme e a prescindere dall’armonia e dalla passione presenti, cominciano a delinearsi spontaneamente tematiche “a rischio”.
Alcune riguardano questioni importanti, come la gestione dei soldi, l’educazione dei figli e i rapporti con le famiglie di origine, altre sono invece piccole idiosincrasie, che parrebbero insignificanti ma che, all’interno di quello specifico equilibrio, assumono un potere “detonatore”: ad esempio il rapporto con gli ex, un certo modo di vestirsi, piccole mancanze di attenzione, il dire o non dire ti amo, il non fare mai regali e via dicendo.
Vere e proprie allergie psichiche
In entrambi i casi non si tratta solo di aver notato nel partner qualcosa che non piace. Quella tematica contiene qualcosa – spesso non si sa cosa – che urta a dismisura la sensibilità di tutti e due, che fa scattare un’aggressività e un’emotività esasperate. Ad esempio, se l’argomento tabù è il rapporto troppo stretto e interdipendente tra il marito e sua madre, vuol dire che lui ha sicuramente dei problemi irrisolti con la famiglia di origine, ma anche che la moglie, magari per una storia personale caratterizzata da carenze affettive e quindi da una spinta precoce all’autonomia, è “allergica” a ogni forma di attaccamento e manifesta la sua contrarietà con una durezza eccessiva che a sua volta irrigidisce nelle sue posizioni anche il marito, già mammone di per sé.
Se la tematica, più banale, è che lei non cede mai nell’indossare vestiti che lui tanto desidera eroticamente, vuol dire che lei vuole imporre eccessivamente se stessa e che lui, reduce da un passato educativo troppo severo, non sopporta la rigidità esercitata verso di lui o la mancanza di una piccola ma significativa attenzione.
Quando è una scelta difensiva
Il tabù, il “di questo non si parla”, arriva così, in modo naturale, a proteggere la coppia da un campo minato che potrebbe farla saltare. Proprio come, fin dall’antichità, i tabù sono stati necessari per dare equilibrio prima alle tribù e poi alla società e per difenderle dalle forze interne con potere disgregante (basti pensare all’importanza del tabù dell’incesto e alle norme che vietano di uccidere e di rubare: ci sono cose “che non si fanno”). La coppia sceglie di non parlarne – o, meglio, ci prova – perché sa che altrimenti finisce male, che emergerebbero frasi e atteggiamenti fortemente alterati, come se ci si giocasse la vita o l’onore. Sa che prenderebbe tutto molto sul serio, senza quell’ironia che invece permette a entrambi di sopportare altre cose che non si condividono ma che non contengono quel qualcosa di “simbolicamente insopportabile”.
Rispettare il tabù
Se si vuole tentare di risolvere queste situazioni, bisogna innanzitutto rispettare il tabù stesso e capire che, se si è creato, ci sono motivi importanti che riguardano entrambi: ferite ancora aperte, traumi inconsci, situazioni non risolte, paure non ben definite, nevrosi a cui porre mano, analogie con un passato sofferto, ma anche giudizi molto pesanti sul partner che sarebbero offensivi e distruttivi. Il tabù li protegge, ma al contempo ne impedisce la soluzione. Perciò, quando c’è un argomento caldo, non bisogna usarlo strumentalmente per sfogare la propria rabbia o per punire l’altro, ma neanche lasciarlo a se stesso.
Ampliare lo sguardo
Essenziale è provare a capire, riflettendo innanzitutto da soli – perché farlo insieme e accenderebbe la miccia – e cercando il massimo dell’obiettività, i veri motivi per cui non se ne può parlare. E comprendere anche se quel determinato tabù non stia forse reprimendo aspetti fondamentali per la vita di coppia, se non ne stia bloccando lo sviluppo o addirittura innescando la sua involuzione. Ad esempio valutare se esso non stia inibendo l’eros o minando la stima reciproca.
Riuscire a eliminare o a gestire in modo più consapevole, e quindi meno dannoso, un argomento tabù, rende certamente più liberi, anche di stare in compagnia, e di non cascare nei tranelli involontari che gli amici durante una serata ci tendono parlando proprio di quel tema. Magari il tabù rimane perché le differenze sono troppo nette e strutturate, ma averlo conosciuto meglio e averne compreso le necessità può indurci a un modo di amare l’altro e il rapporto con lui in modo più maturo e sereno.
Una lettrice ci scrive “Mi chiamo Bea e ho quasi 42 anni. Alla vigilia del mio compleanno mi sono fermata, mi sono guardata intorno e ho visto che cosa ho costruito negli anni: in primo luogo, una splendida carriera, ricca di soddisfazioni e riconoscimenti. Sul fronte personale non ho un compagno fisso, non ho un figlio, ho qualche amico vero, eppure sto bene. Molte persone mi dicono di stare attenta: prima o poi mi ritroverò sola e insoddisfatta. Rischio davvero questo?”. Cara Bea, dipende da te e da quanto questa scelta sia “figlia” delle tue naturali inclinazioni o meno. Vediamolo nei dettagli.
Voler piacere: pare che la nostra civiltà sia prigioniera di questo imperativo davvero categorico, una delle principali fonti di stress quotidiano. C’è chi entra in ufficio e cerca subito la conferma di essere bello, vestito bene e brillante; chi va in palestra e spera di essere considerato prestante e in ottima forma anche da chi non conosce; chi si ritrova con gli amici e cerca di impressionarli o di fare colpo sul loro partner. In tivù è sempre più imbarazzante vedere chi è disposto a tutto pur di ricevere un applauso, un “bravo”, una piccola approvazione.
In un film di David Lynch del 2002, L’amore infedele, la protagonista ha una situazione familiare e di coppia felice e appagante e tuttavia cede alle lusinghe sessuali di un giovane e aitante bibliotecario perché non riesce a sottrarsi alla gratificazione di cui in realtà non sentiva alcun bisogno fino a innescare una drammatica catena di infelicità. Dalle psicoterapie emerge la stessa cosa: un ipertrofico bisogno di accettazione che cerca di essere appagato dalla conferma di piacere nell’ambito che più conta per ognuno: estetico, umano, intellettuale, spirituale, sociale, sportivo. È un narcisismo spinto all’estremo, che fonde all’ormai ben noto bisogno del riconoscimento del proprio valore (visto come viatico per sentirsi amati) una ricerca compulsiva di conferme per “sentirsi vivi” o per avere quel “di più” che dovrebbe rendere la vita speciale e vera. Tutto ciò porta la persona a un assetto psichico cronicamente ansioso che toglie ai rapporti la spontaneità, favorisce le frustrazioni e non permette mai di rilassarsi veramente.
Cosa fare? In primo luogo, capire perché ciò che ci manca fa tanto soffrire
Osserva gli altri
Per qualche giorno prova a osservare, con un poco di distacco, gli altri intorno a te, in vari ambiti, e anche i mass media. Individua le persone che “vogliono piacere” a tutti i costi. Come ti sembrano? Che sensazioni ti danno? Se ti creano fastidio o tenerezza, sei pronto per cambiare.
Conosciti meglio
Questa forma d’ansia è un chiaro segno di insicurezza. Cerca di comprendere che cosa vuole ottenere, che cosa ti manca, magari ricorrendo anche a una psicoterapia orientata specificamente su questo punto.
Non esibire il successo
Impara a sentirti valido e speciale a prescindere dal riconoscimento esterno. Quando ottieni un risultato tienilo per te, non parlarne. Solo così il tuo cervello potrà sentirne tutto il valore e aumentare la tua sicurezza in te stesso. Ne parlerai più avanti, se lo vorrai ancora. Ma sarà diverso.
La sola idea di salire su un aereo ti mette i brividi? A ogni minimo sobbalzo in volo pensi che sia la fine? Sei tra quelli che appena tocca terra pensa già al viaggio di rientro? Consolati, sei in buona compagnia: la paura di volare è molto diffusa (secondo alcune statistiche una persona su tre ha qualche timore nei confronti degli aeroplani) può colpire chiunque ed è anche facilmente comprensibile se ci si ferma a chiedersi come faccia quel “coso” così grande a stare su. Eppure dati e statistiche confermano che è assolutamente meno pericoloso che andare in macchina o in treno… Vediamo insieme cosa significa soffrire di aviofobia e cosa si può fare per sconfiggerla o almeno conviverci al meglio.
Al di là delle singole manifestazioni psicofisiche, chiediamoci se a trattenerci a terra è solo la paura di morire, o piuttosto un timore più sottile e profondo legato alla perdita del controllo, al distacco, alla capacità di lasciarsi andare in una situazione diversa dalle abituali, di vedere e cogliere nuove opportunità che possono essere portate da un viaggio di lavoro o di piacere… Da qui può aprirsi la via al superamento della paura.
Soprattutto le prime volte che devi affrontare un viaggio cerca di non farlo da solo: meglio sarebbe con uno o più amici che conoscono la tua paura e la comprendono, senza minimizzarla o acuirla. La compagnia di persone con cui stai bene può farti acquisire più fiducia in te stesso e nella situazione. E con qualche ora di volo alle spalle, ti accorgerai che puoi arrivare a prendere l’aereo con maggiore serenità.
È del tutto controproducente soffocare i sintomi di terrore da volo ricorrendo ad alcol e farmaci (a volte addirittura abusando). Solo apparentemente sono un rimedio efficace perché, se al momento mettono a tacere il disagio, in realtà stordiscono e prolungano il fastidio e la sensazione di malessere ben oltre le ore di volo. E a ogni viaggio il problema si ripropone, in modo sempre peggiore.
Un sorriso forzato, una finta disinvoltura sono la maschera di chi non si sente sicuro quando vola. Nascondendo un’eccessiva sudorazione, tachicardia, senso di inquietudine, ansia e disagio: sintomi di una tensione che può spingere la persona addirittura a rinunciare a partire. Ma è del tutto inutile “guardare” da un’altra parte: riconoscere i disagio è sempre il primo passo.
Puoi farlo prima di metterti in volo. A occhi chiusi, in posizione comoda, respira lentamente e profondamente. Piano piano lascia affiorare le immagini del luogo dove sei diretto, le persone che incontrerai, le cose che farai, che dirai, i colori, i rumori e i suoni… Lasciati guidare solo dalle emozioni e dalle sensazioni che senti legate nel luogo che ti attende… Porta con te tutte le sensazioni piacevoli che hai appena sperimentato e rievocale nel momento del volo: saranno un’ottima compagnia durante tutto il viaggio.
Fatti preparare, in erboristeria o in farmacia, una mistura di Rock Rose, Mimulus, Cherry Plum, Aspen e Red Chestnut. Quattro gocce, in quattro momenti della giornata, dal mattino al momento prima di andare a letto lontano dai pasti, dal dentifricio e dal fumo.