Se è quello giusto, il tuo naso lo sa!

“Colui che domina gli odori domina il cuore degli uomini” scriveva qualche anno fa Patrick Süskind nel famoso romanzo  “Il profumo”. Qui aggiungiamo: colui ( o colei…) che sa scegliersi il giusto profumo non vivrà mai solo, poiché saprà sempre sedurre! L’odore, non c’è dubbio, è un elemento fondamentale nell’alchimia della coppia, tanto che l’olfatto si attesta tra le donne al primo posto tra i fattori scatenanti il desiderio e annusare si sta imponendo sempre di più come nuovo trend della seduzione. Molte donne ormai affermano senza vergogna che un buon odore può far “capitolare” molto più velocemente di uno sguardo ammiccante e sensuale.

Il più potente degli afrodisiaci

Del resto, occorre ricordare che il verbo sedurre deriva  dal latino se-ducere, ovvero condurre a sé e che un buon profumo (che esalti e non copra il nostro odore naturale) è un arma di seduzione, un “amo” che permette di catturare la preda e di condurla appunto verso di noi. Quello che il cantante Ligabue ha chiamato in una sua canzone “l’odore del sesso” è un potente afrodisiaco che agisce sulla nostra natura istintuale e animale.. Questa componente ancestrale e naturale dell’odore la ritroviamo anche nel fatto che “a naso” si sceglie l’uomo ideale. Uno studio condotto qualche anno fa a Praga ha rivelato che la donna, specie nel periodo di massima fertilità, è particolarmente attenta all’odore del partner, il cui profumo naturale rifletterebbe le differenze e le compatibilità tra i sistemi immunitari.

Arma di seduzione

Per trasmettere alla discendenza gli strumenti di difesa più efficaci, cioè per scegliere il compagno “giusto” con cui avere figli, la donna si baserebbe inconsciamente sull’odore del maschio. Lo stesso vale per gli uomini, che possono “fiutare” i giorni in cui la donna è più fertile. Non a caso gli uomini sono maggiormente attratti dall’aroma della pelle femminile quando lei è nella fase ovulatoria. Gli uomini sono inconsciamente richiamati dagli odori del corpo femminile quando si tratta di una donna fertile che può potenzialmente dar loro prole, un “trucco” della natura per agevolare la conservazione e la perpetrazione della specie. In conclusione parafrasando ancora Süskind, se il profumo è fratello del respiro, la seduzione è figlia dell’odore….

Se l’opposto turba e attrae….

Senza saperlo, ognuno affronta la realtà di tutti i giorni, situazioni, relazioni, eventi, incontri e conflitti che si alternano sul proprio cammino, attraverso una modalità preferenziale. C’è chi lo fa soprattutto con il pensiero, quindi con la razionalità; chi usa in prevalenza l’intuito; chi si basa sul sentimento, sull’affettività. E poi c’è chi utilizza, come timone del proprio pensare e agire, le sensazioni. Sono le persone concrete affidabili, che credono solo a quello che vedono e toccano con mano, perché il loro canale privilegiato sono proprio i sensi: vista, udito e tatto in primo luogo.

“Maneggiare” il contrario è difficoltoso…

Secondo Carl Gustav Jung, il grande psicoterapeuta fondatore della psicologia del profondo,  chi privilegia eccessivamente un canale  tende tipicamente ad avere problemi col canale “opposto”. Ad esempio chi giudica tutto col cuore spesso si confonde o si blocca se è costretto a fare scelte fredde e razionali. Chi basa tutto sulle sensazioni, sulla concretezza, spesso ha grosse difficoltà a usare l’intuito, cioè quella facoltà “aerea”, opposta alla concretezza dei sensi, che consente di vedere oltre il visibile, di intuire ciò che i sensi ancora non colgono.

…Ma qualcosa ci spinge a farlo!

Si sa: gli opposti…si attraggono! E qui iniziano i problemi, perché ad esempio chi si basa solo sulle sensazioni, proverà spesso l’impulso irresistibile a lanciarsi in intuizioni che regolarmente si riveleranno fallaci. Così, se qualcuno gli fa un regalo inaspettato, lui ne sarà felice perché questo gli comunicano i sensi. Ma un tarlo si insinua: perché mi ha fatto un regalo? La scarsa dimestichezza con l’intuito porterà la persona a formulare ipotesi strampalate, fino al limite della paranoia: mi ha fatto un regalo per tenermi buono, ma in realtà ha dei secondi fini! Allo stesso modo, se un amico sta vivendo un momento di difficoltà personale e si fa vedere meno, la lettura, nonostante le sue rassicurazioni, potrebbe essere: non ha più voglia di stare con me! I problemi che possono nascere da queste false intuizioni sono facilmente immaginabili…

Integrare significa evolvere
Eppure la soluzione c’è e si  basa proprio su una lettura attenta di questo tipo di problematiche. Se qualcosa ci spinge sul “lato opposto”, significa che per evolvere dobbiamo integrare questo opposto in noi,
nel nostro modo di vivere e vedere il mondo, altrimenti la sua forza attrattiva, priva di consapevolezza, ci porterà soltanto problemi, con noi stessi e con gli altri. Quindi se pur siamo naturalmente portati a vivere il mondo attraverso uno dei quattro canali che abbiamo descrivo poco fa, è bene imparare anche ad utilizzare nella nostra quotidianità anche gli altri canali, che ci forniranno  una fotografia migliore e più realistica degli eventi. Così, il ragionamento logico e i sentimenti, coalizzati tra loro, possono venire in soccorso quando una sensazione troppo unilaterale e un’intuizione zoppicante rischiano di fare danni. E viceversa.

Cosa fare nel concreto? Osservare e basta
Là, fuori di noi, accadono delle cose. Un ottimo esercizio per far emergere le finzioni secondarie della nostra coscienza  è impegnarsi nella semplice osservazione di quanto succede, trattenendosi dal giudicare come dal sentire,intuire o provare qualcosa a ogni costo. In questo modo il nostro sguardo si “allargherà” oltre il nostro modo abituale di vedere il mondo.

Quattro identikit nei quali riconoscersi

– Il tipo intuito: sa vedere e prevedere oltre il dato presente.

– Il tipo sensazione: è concreto e vuole sempre toccare con mano.

– Il tipo pensiero: analizza e scompone per vederci più chiaro.

– Il tipo sentimento: è empatico e sa mettere tutti a proprio agio.

Mai guardarsi con gli occhi degli altri

Prova a farti questa domanda: quando fai le tue scelte, quando parli con i tuoi colleghi, quando ami, quando educhi i figli, sei davvero te stesso? Ti preoccupi di pensare, di dire e di fare le cose giuste. Ma giuste per te o per l’esterno? Quanto c’è di tuo e quanto è un compromesso? È ovvio, nessuno è un’isola, i compromessi sono necessari. Ma fino a un certo punto. Perché gli altri sono uno specchio e spesso sono loro a rimandarti un immagine distorta della tua identità: quello che gli altri pensano di te, quello che tu credi pensino, quello che tu pensi di te stesso finiscono per diventare una cosa sola. Pensi quello che vuole il mondo, ti adatti alle circostanze.

Identità di rimbalzo

Rimanendo sempre con gli stessi pensieri finisci per aderire a questa identità. Che può diventare un tormento, perché ti crea problemi che non esistono, non sono tuoi, sono di quell’identità: essere amata in un certo modo, avere un lavoro di un certo tipo… C’è una sola via per uscire da questo circolo: imparare a cavarsela senza quell’identità fittizia, liberatene.

Non devi “lavorare su di te”

Siamo noi stessi quando non facciamo fatica: nelle cose che ci vengono naturali, ciò che riusciamo a fare senza averlo imparato, nelle azioni spontanee che nascono non sappiamo come. Esattamente il contrario dell’idea che ci si debba conoscere, che si debba sezionare la psiche alla ricerca di “ciò che siamo”, che si debba “lavorare su di sé”. “Prima devo conoscermi, poi saprò come cambiare”. Niente di più sbagliato. Ciò che puoi conoscere di te non è ciò che conta. Quelle che credi siano tue caratteristiche sono solo la punta dell’iceberg, sono solo il riverbero di pensieri superficiali: sotto si nasconde un mondo sconosciuto e prezioso, si cela il seme, che sta al buio. E il seme si manifesta in modo spontaneo, in una continua fioritura: i tuoi pensieri possono rallentarlo, mai aiutarlo.

Correggersi è perdersi

Anche senza volerlo ognuno di noi fa continuamente buoni propositi. Ad esempio ti dici: “Questo non deve succedere più, devo essere migliore”. Vogliamo eliminare i difetti, essere bravi: un bravo genitore, una brava figlia, una brava moglie. Mangiare il giusto senza ingrassare, essere ottimisti ed equilibrati. Non fare male a nessuno. Non avere desideri inopportuni. Non provare sentimenti “sbagliati”. Il problema è che nessuno è così, ma così facendo certi pensieri e certe emozioni, quelli che rifiuti, scivolano in profondità, nell’inconscio. Trattandoti come uno scolaretto da correggere, non fai che riempire le zone oscure della mente mentre tu ti “assottigli” fino a sparire.

Osserva i tuoi stati interiori

“È passato un anno ma sto ancora male perché mi ha lasciato”; oppure “mia madre non mi ha amato e questo ha segnato la mia vita”. Sono frasi comuni. In realtà però non stai male per i motivi che credi: l’anima non obbedisce alle leggi di causa ed effetto. Ciò che per il pensiero è un male forse è un’occasione preziosa che l’anima stava cercando per fare un salto in avanti. Prova allora a togliere l’oggetto ai tuoi stati. Ad esempio non dire: “Mi manca lui”, ma: “Sento la mancanza”. Punto. Sento un’emozione – rabbia, tristezza, ansia – e non la attribuisco a una causa. La percepisco, mi affido a lei. Dove vorrà portarmi? Cosa vuole farmi scoprire? La tua parte profonda, spontanea, ne sa più dei tuoi ragionamenti. Fidati di lei!

Anche le piccole passioni ti curano

A volte ci sembra che nella nostra vita manchi qualcosa. Può capitare anche a chi ha tutto: un partner, una famiglia, magari dei figli, la salute, un buon lavoro, amici. Sì, è tutto bello, eppure manca qualcosa, e senza questo qualcosa non possiamo veramente dirci felici. Forse siamo incontentabili? No, in molti casi qualcosa manca veramente, solo che si tratta di un elemento a cui non diamo abbastanza importanza: qualcosa che ci metta in contatto diretto con noi stessi. E questo qualcosa è una passione, un’attività verso la quale ci sentiamo istintivamente portati, che ci piace fare e che sappiamo fare (o che vorremmo imparare a fare). Quando ci sentiamo infelici, demotivati, privi di senso, chiediamoci dove sia finita la nostra passione, se le stiamo dando il giusto spazio o l’abbiamo trascurata.

Impariamo a non trascurarle

Forse non siamo mai stati abituati a darle voce, fino al punto che non sappiamo cosa sia e quale sia. Avere una passione e farle spazio cambia il modo di stare nella realtà. Ha un effetto prodigioso sulla psiche: ci fa sentire a casa dentro di noi, ci fa affrontare tutto sapendo che “intanto abbiamo già noi stessi”. Ma per avere questo effetto dobbiamo individuarla o riscoprirla, legittimarla e difenderla dagli impegni, dalla sensazione di perdere tempo, dalle critiche, dai modelli dominanti. Non dobbiamo averne paura: ci toglie solo un poco di tempo, ma aggiunge molto di noi. La nostra vivacità, la nostra disponibilità e l’entusiasmo. Non è poco davvero.

Cosa fare

Individua la tua passione nascosta

Per molti è facile: fin da ragazzi l’hanno coltivata e se non ci tornano da un po’ è solo pigrizia. Ma anche se per te non è così, non fermarti al fatto che non sai quale sia. Renditi disponibile a conoscere cose nuove, anche soltanto navigando su Internet, se sei un po’ pigro, per metterti nella condizione di “innamorarti”, di essere rapito da qualcosa che magari non avevi mai neanche considerato.

Trovale spazio

Una volta che qualcosa ti ha incuriosito, non mollarlo. Anzi, fai di tutto per trovare alla passione uno spazio, anche piccolo ma costante, nella tua settimana. Solo così potrai sentire che non era vero che non avevi passioni, o che non ne avevi più; semplicemente non le conoscevi. Ma ora che senti qualcosa, fallo vivere.

Difendila sempre

Questa passione sul nascere è come un embrione che deve essere nutrito e protetto. Respingi le banalizzazioni della tua mente e quelle degli altri (“Cosa sarà mai? Ci sono cose ben più importanti. È una perdita di tempo” e così via…), evita di esporla al giudizio di chiunque, sottraila all’appiattimento, della routine. È qualcosa di fuori dall’ordinario, e solo se riesce a restarlo può vivificare la tua vita.

Strappa il suo disegno? Lascialo fare

Gli adulti che hanno provato a disegnare o a costruire qualcosa con un bambino in età prescolare sperimentano spesso un senso di frustrazione quando il piccolo “rovina” o strappa quello scarabocchio o quell’oggetto che a noi appare “bello” o “significativo”. Al contrario il bambino sembra trarre una grande soddisfazione dall’atto di cancellare o distruggere quanto precedentemente creato. Non cerchiamo di fermarlo o, peggio, di sgridarlo o minacciarlo di non giocare più se continua a comportarsi così. Piuttosto lasciamolo fare e interroghiamoci su quale segreto custodisca l’atto di distruggere.

Guardiamo le mani, non il “prodotto”
A noi sembra che distruggere sia l’opposto di creare, ma ci sbagliamo. Strappare, cancellare con tratti vorticosi e densi, bucare e forare sono fasi di un processo creativo ed espressione motoria di emozioni che possono essere così condivise lasciando una traccia visibile, esattamente come lo sono altri gesti o altri movimenti che lasciano tracce più lievi o maggiormente “ordinate”. Solo osservando quei gesti nel loro complesso succedersi possiamo comprendere il senso che quell’esperienza ha per il bambino che la vive. Una volta di più non dovremmo scordare che il valore di un’esperienza creativa per il bambino non è il prodotto che ne deriva, ma il processo in cui prende forma. Insomma guardiamo le mani dei nostri bambini mentre fanno e disfano e non solo il prodotto del loro fare!

Lasciamolo esprimere
L’esperienza clinica suggerisce che la prevalenza costante di gesti “distruttivi”, come strappare, bucare e cancellare, nel processo creativo di un bambino può rappresentare la sua frustrazione e l’aggressività che ne nasce. Questa rappresentazione è necessaria affinché aggressività e frustrazione divengano visibili sia al bambino che ai suoi genitori attraverso tracce “innocue” e diventino quindi tollerabili.

La creatività ti salva la vita

Si sa che le cose prevedibili sono in genere anche rassicuranti. Ma una vita tutta programmata e senza scossoni, già scontata, è davvero un obiettivo cui puntare? È legittimo avere qualche dubbio. Di certo è raro sentire una donna innamorata dire: “È così monotono che mi fa impazzire! Con lui è tutto scontato, che bello!”. E siamo certi che nessun dirigente si esprimerebbe così riguardo a un suo sottoposto: “Da lui non ci si può mai attendere un colpo di fantasia o un’idea originale: è perfetto!”. L’inaspettato, la variazione imprevista sono, in molti campi, il lievito dell’esistenza. Un lievito che possiamo andare a cercare dando più spazio a una qualità preziosa che tutti possediamo ma che spesso non sappiamo di avere: la creatività, cioè la capacità di mettere in campo soluzioni nuove. A volte un’intuizione ci fa cambiare strada all’improvviso e risolve problemi o situazioni spinose. Ma come possiamo coltivarla?

La vita sorprende chi non la “prenota”

La tua vita è dominata dalla routine? Decidi sempre di lunedì cosa farai il giovedì? Programmare è confortevole, ma il rischio che corri è di “prenotarti” la vita come ci si prenoterebbe un ristorante: sai già dove andrai e cosa mangerai. L’imprevisto, l’evento che scombina i tuoi progetti all’ultimo momento: ecco dei veri colpi di fortuna! Quando non arrivano mai, prova tu a cercarli. Ogni tanto cambia programmi all’ultimo istante e osserva cosa accade dentro e fuori di te. Ti sorprenderai positivamente!

Gioca con la tua immagine

A tutti è capitato di essere attratti da un capo di abbigliamento, un oggetto o un elemento un po’ fuori dalle righe: magari è una semplice cravatta dal colore sgargiante, o un cappello dalla forma troppo vistosa oppure un fiore da mettere tra i capelli. L’abbiamo comprato e mai indossato, oppure ci abbiamo rinunciato perché l’occasione adatta non arrivava mai. Hai mai pensato che quell’oggetto è lì come una sfida? Indossalo! Non è necessario che sia qualcosa di vistoso che potrebbe imbarazzarti, basta un piccolo elemento insolito.

Perché cambiare fa bene

La nostra immagine è lo specchio più fedele che abbiamo ed è la prima a essere contagiata dal virus dell’uniformità. Ci vestiamo uguali agli altri fino a essere indistinguibili e tutto questo accade senza che ce ne accorgiamo. Concedersi un po’ di ribellione intervenendo sull’immagine porterà grandi sorprese nelle tue giornate: emergeranno gesti, frasi e anche occasioni inaspettate.

Accorgersi di ciò che non appare subito

L’abitudine è uno dei virus più potenti e pericolosi: invade il comportamento, il pensiero e anche la percezione. Iniziamo a riappropriarci della nostra originalità con un esercizio in due parti, che ha la finalità di risvegliare una sensibilità troppo ingabbiata e restituirci uno sguardo aperto.

  • Osserva gli spazi vuoti Ogni tanto durante la giornata, ovunque ti trovi, fermati per un minuto e lentamente fai scorrere lo sguardo tutto intorno a te cercando di notare gli spazi vuoti tra gli oggetti. Di solito si notano gli elementi, le persone e gli oggetti che occupano lo spazio; ma hai mai osservato che forma ha il vuoto tra le gambe di una sedia? E i vuoti che si inscrivono nella figura di una persona?
  • Ascolta anche le pause Quando qualcuno ti fa un lungo discorso, cogli l’occasione per fare questo esercizio: anziché ascoltare le parole, soffermati sulle pause. Non avere paura di essere scortese nei confronti del tuo interlocutore: spesso ci parliamo addosso e l’altro è solo un pretesto per sfogarci. Quanti silenzi ci sono tra le parole? Sono ampi come un respiro profondo? Sono brevi come il singhiozzo? Le pause sono cariche di significato?

Tutte queste informazioni ti saranno utili per cominciare a vedere la realtà con occhi nuovi, insoliti: riappropiarsi della creatività interiore parte da qui.

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