Prendi i 5 minerali super dimagranti

Che i sali minerali siano indispensabili per restare in buona salute è risaputo… che siano anche una preziosa risorsa per perdere peso è una bella scoperta! Nel nuovo numero di Salute Naturale Extra ti spieghiamo i meccanismi d’azione e i vantaggi per l’organismo dei minerali, che sono davvero in grado di attaccare il sovrappeso da più fronti: aumentano il metabolismo e il dispendio calorico, eliminano la fame nervosa, drenano i ristagni di liquidi e la cellulite.

 

Scopri i tuoi alleati

I cinque minerali più utili per bruciare i grassi sono iodio, potassio, magnesio, cromo e ferro. Sono loro gli alleati che non possono mancare nella tua dieta. Ma accusare carenze di queste sostanze è molto più facile di quanto non si creda. È importante quindi conoscere quali cibi ne contengono di più e il modo migliore per portarli a tavola: solo così ti garantisci la loro forza snellente e rivitalizzante.

 

I programmi su misura

Per assicurarti risultati rapidi, abbiamo preparato per te due programmi snellenti efficaci e già pronti da seguire. Se vuoi depurarti dalle tossine che creano ristagni e gonfiori, devi contare soprattutto sulla forza detox di magnesio e potassio: bastano 48 ore. Se invece il tuo obiettivo è liberarti rapidamente dei cuscinetti e bruciare l’adipe in eccesso, allora affidati all’azione di cromo, iodio e ferro: in una settimana ti rassodi e perdi fino a 2kg.

 

Benefici per tutto il corpo

Attacca i cuscinetti anche dall’esterno! La forza depurativa dei minerali li rende ingredienti perfetti per realizzare trattamenti cosmetici casalinghi. Scopri come realizzare bagni, bendaggi e massaggi anticellulite. Puoi anche usarli per levigare la pelle, spianare le rughe e rinforzare unghie, pelle e capelli.

Nei sogni parlano i desideri segreti

Sentite questo sogno, inviato da una lettrice alla redazione di Riza Psicosomatica:

Ho un sogno ricorrente. In fondo a un viale c’è una villa disabitata circondata da un parco. Entro e apro ogni volta una porta, la chiave è nella serratura, le porte sono tutte chiuse e a loro volta comunicano con una stanza diversa. Ogni volta che entro nella stanza successiva il mio disagio aumenta. Nel sogno le stanze sono di colore diverso, tutte sfarzose e arredate con gusto. Solo una stanza ha un balcone con la vista su un parco completamente in ombra, attraversato da un ruscello. Dal balcone una scaletta scende nel parco. Lo percorro e anche se sono sola, avverto delle presenze. Ritorno nel corridoio e in fondo, di fronte a me, c’è una porta. È bianca, anonima, con la chiave inserita. Non sono mai entrata in quella stanza, ma so che dietro quella porta c’è una scala che scende e conduce in una stanza buia e tetra. A questo punto il sogno si trasforma in un incubo, comincio a sentire urla e gemiti e scappo con il cuore in gola. Mi sveglio poi di soprassalto in preda al panico. Sono anni che faccio questo sogno, si ripete identico ogni volta e non sono mai riuscita ad aprire quella porta.” A volte nei sogni, come in quello della nostra amica lettrice, compaiono case disabitate, polverose, popolate da fantasmi, oppure dimore accoglienti e ben arredate, luoghi che ci sembrano famigliari, ma che sappiamo di non avere mai visto prima. O ancora stanze che non avevamo mai visitato.  Che cosa vogliono suggerirci queste immagini oniriche?

 

Così ti liberi dello stress cronico

Com’è accaduto per la depressione, per lo stress, l’ansia e l’anoressia, anche la stanchezza cronica  è diventata, nell’immaginario collettivo, una sindrome che identifica disturbi di vario tipo: vengono chiamate così situazioni di stress psicofisico duraturo, debolezze mentali non meglio definite, stati di facile affaticamento e varie sensazioni corporee di scarsa energia. In realtà la stanchezza cronica, dal punto di vista clinico, ha caratteristiche ben definite: la lunga durata, l’assenza di ripresa nonostante il riposo, l’influenza negativa sulle attività quotidiane, la sensazione costante di essere al di sotto del proprio normale tono. Tuttavia, se si fa così ricorso a questo termine anche quando non è il caso, significa che la stanchezza, nelle sue varie forme di presentazione, è sempre più diffusa e che, anche se molti di noi vivono periodi liberi da questo sintomo, la percezione è quella di una fatica costante, di un “vento contrario” che ci fa agire nella realtà a regime ridotto. 

La stanchezza cronica è un segnale importante: ascoltala

Per affrontare e risolvere queste situazioni è necessario innanzitutto comprendere che la stanchezza non nasce come sintomo, ma come un segnale che il corpo, capeggiato dal sistema nervoso, fa alla mente: “Le risorse disponibili in questo momento sono poche e c’è bisogno di rigenerarle”. Un messaggio banale, in apparenza, che tuttavia è un vero e proprio gioiello dell’evoluzione: la percezione della stanchezza, nata nelle creature viventi già milioni di anni fa, ha permesso loro di modulare la propria attività, così da non disperdere le energie e da non diventare vulnerabili. È dunque uno strumento prezioso, espressione di una saggezza insita nel corpo. È la sottovalutazione di questa saggezza che ha portato oggi a trasformarla in un sintomo a volte cronico, a volte altalenante, ma comunque fastidioso e, in apparenza, privo di senso. 

Se stancarsi è proibito, lo stress ci travolge

Chi è stanco non produce o produce meno oppure male, perciò la stanchezza – secondo il pensiero dominante – non ci deve essere, non esiste e, se c’è, va ignorata o combattuta. È così che, non appena ci si sente più stanchi del solito, si intraprendono cure ricostituenti, antidepressive, energizzanti ricorrendo a farmaci, rimedi naturali, tecniche corporee. Purtroppo anche droghe, che vengono assunte per star dietro a forsennati ritmi lavorativi. È tutto assurdo, ma fa parte di un gioco drammatico che concepisce l’uomo come una macchina che, in quanto tale, non può manifestare alcuna debolezza. I livelli vengono intaccati uno dopo l’altro, senza rigenerarsi, fino a quando la stanchezza diventa non più un segnale momentaneo, ma un costante grido d’allarme: “Fermati, ti prego – urla il corpo – o ti dovrò fermare io!”. Come? Con un sintomo psichico o fisico (o entrambi) che, con la sua intensità, ci costringerà a interrompere, almeno per un po’, questo assurdo stile di vita.

La sola mossa da fare è ascoltarsi

Un grido che però, con la sua intensità, diventa a sua volta un sintomo invalidante. Se esso da un lato cerca di fermarci, dall’altro, togliendo le forze, impedisce di prendere in mano la situazione. Si crea un circolo vizioso in cui ciò che potrebbe salvarci ci impedisce di farlo. Ecco perché è importante sapere di cosa si tratta: per non identificarsi nella stanchezza, per non subirla passivamente. Se si fanno le mosse giuste, se la si rispetta per un tempo adeguato, potremo risorgere. 

La debolezza aiuta solo se l’accogli

Eppure, a volte, la vita che conduciamo non è di per sé così faticosa. Allora perché si manifesta la stanchezza cronica? La fatica non risiede nel “troppo”, ma nel “che cosa” si fa. Qui il vento contrario è dato dal fatto che si sta facendo, da troppo tempo, un lavoro che proprio non piace o una vita che non ha alcuno spunto entusiasmante. Non solo non si è nel centro di sé, ma si è in periferia, e si devono utilizzare tutte le forze per resistere in questa condizione innaturale. La stanchezza non passerà se non torniamo a dare voce al suo messaggio originario: “Occupati di te e delle tue energie, non solo in senso quantitativo ma anche qualitativo”. Il segreto consiste nel non aspettare di non essere stanchi: bisogna cambiare proprio mentre lo si è. La stanchezza è una forza potente che può far prendere decisioni a cui un livello di energia normale, paradossalmente, potrebbe non arrivare mai.

Silenzio, la prima terapia contro la depressione

Questa è una storia capitata al Centro Riza di Milano, qualche tempo fa, durante gli incontri del giovedì con Raffaele Morelli. A uno di questi incontri si presenta una quarantenne apparentemente allegra e pigliata, che parla senza sosta. È la prima volta che partecipa al gruppo, ha una voce acuta, modi che vogliono essere accattivanti e occhi spiritati. Interrompe di continuo la seduta. Non perde occasione di raccontare episodi della sua vita o di ripetere a pappagallo frasi apparentemente sagge, del tutto a sproposito. Anche se non se ne rende conto, sembra una cabarettista alle prese con un copione scritto da altri e imparato a memoria. Vuole parlare della sua vita, ma in realtà straparla solo del suo film mentale. “Giulia, guarda che ti intossichi con tutte queste parole. Ripeti suoni vuoti e non stai ascoltando l’unico suono che conta: quello che risuona dentro di te, che ti caratterizza. La soluzione è nel silenzio»”le dice Raffaele Morelli a un certo punto. Ma lei continua ostinata a cicalare. “Giulia, la soluzione è nel silenzio» le ripete Morelli imperturbabile. Ma è come se qualcuno avesse premuto un bottone nella testa della donna: mitraglia parole a raffica. 

Impara a stare con te stesso, è la sola vita per stare bene

Resasi conto che la sua performance non sta ottenendo il successo sperato, la donna indurisce il tono, come offesa che nessuno capisca la “genialità” del suo sfogo. Alla sua prolissità concitata fa da contraltare la laconicità di Morelli: “Se vuoi imparare a stare con te stessa, devi imparare a stare nel silenzio”. Altre raffi che di parole di Giulia, sempre più nervose e fuori contesto, quasi incattivite. “Se non sai stare nell’adesso, non sai stare qui» le dice infine Morelli. Furibonda per non essere riuscita a farsi valere, quasi che la vita sia una sfida di retorica, la donna si alza, se ne va sbraitando e sbattendo la porta… 

La sola medicina di cui hai davvero bisogno

La seduta continua, ma del tutto inaspettatamente la donna ricompare mezz’ora più tardi. Apre la porta con discrezione ed entra senza una parola. È calma. Si siede e sta in silenzio ad ascoltare per il resto della serata. Si vede chiaramente che ha messo da parte qualcosa: le sue convinzioni, quello che credeva d’essere, ha sospeso la donna che deve avere una parola per tutto, la donna che deve convincere gli altri, e forse se stessa, di essere sempre brillante, la più brillante della compagnia. L’invito al silenzio l’ha colpita, il seme ha attecchito dentro di lei. Si vede dai suoi occhi, più lucidi e sereni, che comincia finalmente a capire. Non sono le parole, ma l’assenza di parole la medicina di cui ha bisogno per lenire quella che, con ogni probabilità, è una depressione profonda, dalla quale Giulia ha tentato di dinfendersi a lungo, sotterrandola sotto una montagna di parole… 

I luoghi comuni imprigionano: liberatene così 

La vita è quello che succede mentre sei impegnato a fare altri progetti, cantava John Lennon in un pezzo dedicato al figlio, riprendendo un antico motto del sufismo. Tutti presi dall’inseguire modelli esterni ripetiamo continuamente parole vuote. Mentre ci ostiniamo lungo sentieri che non ci appartengono, però, la vita continua a richiamarci sulla nostra strada. Il nostro mondo interno non si stanca di farsi sentire, ma il più delle volte non lo ascoltiamo perché abbiamo la testa piena di preconcetti e di frasi fatte. Scrive Carl Gustav Jung: “La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole”. Solo nel silenzio può emergere ciò che siamo, perché le parole non fanno altro che ingolfare il nostro motore interno. Come sassolini gettati su una sorgente, corrono il rischio di otturarla. Nell’assenza di parole, invece, possiamo udire il nostro interno, che conosce quello che ci serve per stare bene e di continuo ce lo ricorda.

Impara a dire di no e ritrovi la gioia di vivere

Se noi sapessimo quanto è importante tenere lontane le persone che invadono il nostro spazio vitale, invasioni di cui peraltro spesso non ci accorgiamo neppure, lo faremmo immediatamente. Invece ci troviamo spesso a fare cose che inizialmente non vorremo ma che poi, complice l’abitudine, ci troviamo a fare magari per anni, e che non ci appartengono per nulla. Così facendo, perdiamo la nostra unicità, la nostra immagine interiore. Su questo numero di Riza psicosomatica parlo di una mia paziente alla quale, in un certo momento dell’esistenza, cominciò a venire in mente l’immagine della madre morta. Lei si commuoveva e non capiva ma un giorno le venne in mente in autostrada, mentre andava a 130 all’ora. Rallentò e si mise nella corsia di destra: poco dopo, una macchina che arrivava velocemente provocò un brutto incidente, che l’avrebbe coinvolta se non avesse rallentato dopo la comparsa dell’immagine. Questa persona in seduta mi disse che pensava che l’immagine di sua madre fosse venuta dall’Aldilà per salvarla. Io non credo che sia così, ma credo che nel nostro cervello esistano delle immagini protettive, immagini che ad esempio possono assumere l’aspetto di una persona che non c’è più e il cui ricordo ci commuove….

 

Imparare a usare le immagini

Secondo il grande filosofo e orientalista Henry Corbin, esiste una coscienza immaginale, esistono cioè degli organi, delle funzioni cerebrali fatti per immaginare: se non li utilizziamo, si atrofizzano. La mia paziente è sempre stata “devota” alle immagini interiori e un’immagine l’ha salvata…. Dunque la partita, per stare bene, è la capacità di attivare nel cervello funzioni che le immagini stimolano. Se io penso a un problema in continuazione, il cervello entra in una situazione conflittuale e non ha più la forza di risolverlo. Se invece attivo le immagini, io attivo la coscienza immaginativa che ha funzioni profondamente terapeutiche e stimola le aree creative del cervello, are capaci delle soluzioni più inaspettate…

Sessualità: come ritrovare il desiderio perduto

Senza eros non si vive. Ma oggi si assiste a un fenomeno nuovo: il desiderio sessuale sparisce non perché represso come in passato, ma perché deviato sul lavoro o su altre mete. Una situazione a rischio per il singolo e la coppia.

Psicosomatica: quando i conflitti diventano malattie

Un conflitto con se stessi o con gli altri è un evento naturale che prelude sempre a un’evoluzione. Purché non venga bloccato. Allora può insorgere un disagio o un disturbo fisico. Ecco cosa fare.

Narcisismo e autostima: vuoi piacere a tutti? non piaci a te stesso

Insicuri e fragili, cerchiamo intorno a noi il sostegno. E per farlo mettiamo in atto comportamenti seduttivi o gregari che peggiorano le cose. La soluzione: ritrovare il baricentro.

Stress da rientro: rinforza adesso il sistema immunitario

Il rientro dalle vacanze è un momento delicato per l’organismo ed è necessario in particolare aiutare il sistema immunitario e prevenire i rischi di indebolimento. Ecco come fare in modo naturale ed efficace.

Tempo di conserve: metti la natura dentro un barattolo

Riforniamo la dispensa di tanta frutta e verdura in vista dell’inverno. È il momento ideale per farlo. Ma occorre seguire con attenzione regole e ricette.

Capelli e unghie: sono il tuo biglietto da visita. Trattali bene

Tutte vogliamo capelli splendidi e unghie perfette perché sono tra le prime cose che si notano di noi. Ma, per ottenerli, usiamo prodotti che li rovinano. Per fortuna la natura regala la soluzione.

A occhi chiusi fai le scelte migliori

Protetto dalla terra, il seme germina quando è il suo momento realizzando l’immagine che è scritta dentro di lui: la pianta da cui è nato e che sa riprodurre. Il cervello agisce in modo simile: pure lui ha bisogno del buio per partorire la “nostra pianta”, cioè le azioni che ci rappresentano e ci fanno realizzare. Ovviamente il buio in cui il cervello crea è diverso da quello del mondo vegetale: è un’oscurità metaforica. Consiste nel non affidarsi alle facoltà più in luce della mente, come pensiero e calcolo, ma a quelle più oscure e incontrollabili, come intuizione e istinto. Quando sospendi il giudizio, “di nascosto” il cervello inizia a lavorare. Come la vita si genera occultandosi nella terra, in paziente attesa del momento della fioritura, così le soluzioni arrivano dalla parte buia e sconosciuta di te, quella avvolta nel mistero. In ciò che non sai di te risiede la tua parte più feconda. Puoi stimolarla attraverso alcuni semplici accorgimenti e operazioni pratiche. Ecco come fare. 

Non cercare di capire cosa fare, fai e basta

Un lavoro all’estero incerto ma eccitante o la routine noiosa ma comoda? Fare quel passo che potrebbe rivelarsi decisivo ma anche disastroso, o rinunciare? Lo amo o non lo amo? Lasciarlo o stare con lui? Quando devi decidere hai due strade: cercare di calcolare il punto giusto in cui indirizzare la vita. Ma la mente razionale è limitata. Oppure affidarti a chi sa cosa è bene per te: la tua natura. Lei però ha bisogno del tuo silenzio per affacciarsi. Allora non scegliere subito, sospendi il giudizio, non cercare di capire. Fai tacere i pensieri e aspetta. Le decisioni migliori fioriscono da sole, all’improvviso, quando non ci pensi.

Affidati al cervello profondo

Evita di parlare della tua scelta e non chiedere consigli: rischi di perdere lucidità ingolfando la mente di chiacchiere. La soluzione è affidata al buio, al sapere innato del cervello. Scrivi su un foglietto: cosa vuole la vita da me? Poi chiudilo in un cofanetto e nascondilo in un luogo segreto e buio. Ogni tanto ripensaci, come a un seme che brilla dentro la terra e quando è il suo tempo germoglia. Nascondere i propri dubbi in questo modo attiva un diverso stato di coscienza, aperto sulle zone più profonde del cervello. Significa affidarli all’energia della vita, che è libera di agire se non la freni con i tuoi pensieri e i tuoi obiettivi

Chiediti: cosa mi fa fiorire? 

Quando le cose non vanno come vorresti, quando stai male, quando non sei felice è sempre per un motivo interno: la tua essenza non si sta esprimendo, non la lasci lavorare, non le permetti di fare ciò che sei. I problemi esterni, gli intoppi, i dubbi, sono scuse. Anzi, sono occasioni per ritrovare l’autenticità. Non perdere tempo ad analizzare quello che ti succede, non cercare soluzioni. Porta l’occhio sull’interno, sul buio: ciò che conta non è capire, è fiorire. Smetti di chiederti perché stai male e chiediti: cosa mi fa stare bene, ora? Da lì, spontaneamente, arriveranno le risposte.

Il risultato? Idee innovative ed efficaci 

Lasciare campo al buio, al vuoto mentale, all’assenza di giudizi e di commenti, stimola la capacità del cervello di decidere senza interferenze esterne. Di conseguenza le idee originali e innovative sgorgano in modo più spontaneo e noi possiamo riconoscerle più facilmente.

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