Felicità, le regole pratiche

La felicità è adesso e non può essere posticipata né delegata a qualcosa o qualcuno. Sebbene a parole siamo tutti d’accordo con una simile affermazione, di fatto la maggior parte degli individui finisce per etichettarla come uno slogan irrealizzabile, dando conseguentemente credito a pensieri e convinzioni comuni su quel che invece garantirebbe la felicità: successo, denaro, fortuna, famiglia, amore. “Se lei/lui si accorgesse di me!”; “se avessi l’occasione di vincere quel premio!”, “se finalmente ottenessi la promozione che merito”… In questo modo, non facciamo altro che spostare l’attenzione dall’interno all’esterno, omologandoci a ideali e schemi di pensiero costruiti a tavolino e spesso sovrastimati.

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Vivere in attesa allontana la felicità

Esiste una ragione biologica all’origine di questa tendenza. I nostri pensieri attivano una serie di percorsi neuronali la cui veridicità (presunta) cresce in misura proporzionale alla frequenza e intensità con cui li coltiviamo, persino nel caso in cui questi pensieri si rivelino errati, controproducenti o distruttivi. Questo significa che siamo portati a vivere come corretti solo i concetti compatibili con i nostri schemi mentali; concetti già noti, per altro, senza alcuna originalità. Come dire: la familiarità di un’affermazione risulta più convincente della sua veridicità. Ecco perché chi vive in perenne attesa di ciò che gli manca continuerà a considerare quell’unica cosa la chiave della sua felicità. Così facendo si ostacola l’accesso all’unica verità che meriti di essere coltivata: siamo noi gli artefici del nostro destino. Se il nostro cammino è salutare, se siamo in armonia con la nostra natura e le sue inclinazioni, non esiste felicità che possa esserci preclusa.

Ideali, attaccamenti e aspettative spengono la felicità

Tra le convinzioni che ostacolano il raggiungimento della felicità troviamo una serie di ideali legati al futuro e al passato, da cui originano, rispettivamente, aspettative e attaccamenti. Chi vive nel rimpianto di un tempo ormai concluso, così come chi attende con ansia l’avvicendarsi di persone, esperienze e occasioni nel prossimo futuro si troverà a rincorrere immancabilmente chimere fuori dal tempo presente. Eppure, la vera felicità non conosce altro tempo. Solo vivere “qui e ora” ci offre di continuo l’occasione di cambiare, a partire dai gesti e dalle scelte di ogni giorno. È impossibile negare che se indugiare nel ricordo si rivela improduttivo, anelare di continuo al domani impedisce di godere i frutti presenti e quindi la felicità possibile.

Felicità: fai così e la trovi subito

Concentrarsi sul presente per rendere speciale ogni singolo giorno è il primo passo per vedere con occhi nuovi fortune e opportunità che spesso diamo per scontate, il cui valore, in molti casi, ci appare chiaro solo se, per qualche ragione, ne veniamo privati. Ecco come fare.

– Impara a dire grazie invece che peccato, valorizzando gli aspetti positivi di ogni singola esperienza, incontro ed occasione.
– Coltiva la gratitudine a partire dalle piccole cose quotidiane: un giorno di sole, la vista di un tramonto, una coincidenza favorevole e del tutto inaspettata.
– Apri la mente a nuovi pensieri e punti di vista insoliti, soprattutto a quelli che sono in controtendenza rispetto a certezze e modalità consolidate.

In questo modo, i circuiti neuronali che inducono a interpretare eventi e situazioni in maniera monocorde (e persino disfattista) eviteranno di fungere da filtro a immagini e intuizioni che nascono dall’anima. Mettere a tacere la mente razionale per ridare voce alle pulsioni più autentiche, poco alla volta, consentirà di riscoprire interessi e desideri non omologati, figli soltanto della propria natura. Seguili qualunque essi siano, ovunque ti conducano… non esiste altra strada raggiungere la felicità.       

La dieta vegetariana salva fegato e reni

Evitare le proteine animali anche per soli sette giorni è il modo più rapido ed efficace per depurare l’organismo, che in questo modo recupera energia, ripara i tessuti danneggiati dalle scorie accumulate e ne genera di nuovi. Se elimini le proteine carnee, i primi organi che si alleggeriscono sono proprio i reni e il fegato, ma ne beneficiano anche l’intestino, il cuore, il cervello e le ossa. Dalla colazione alla cena, ti spieghiamo come alimentarti in modo verde e depurante, anche con l’aiuto di infusi, succhi detox e integratori naturali.

 

In più, sul nuovo numero di Salute naturale trovi:

 

Il polline delle api vince la stanchezza

Fonte di estrogeni, rutina e sostanze antibiotiche naturali, ti rende più resistente allo stress e alla fatica.

 

Con la boswella dai sollievo immediato ad artriti e artrosi

L’estratto della sua resina aromatica sfiamma le cartilagini, rilassa e aiuta a combattere le fibromialgie.

 

Arriva il climaterio? Affrontalo con fiori e radici

Angelica, dioscorea villosa e acta racemosa rendono meno traumatica l’interruzione del ciclo mestruale.

 

Melagrana e cannella per labbra perfette

I loro oli vegetali migliorano l’idratazione dei delicati tessuti del contorno-bocca. In più, aumentano colorito e turgore.

 

Non farti condizionare dai giudizi degli altri

Quanto ci influenza il giudizio degli altri? Tutti riteniamo di essere liberi, che le decisioni che prendiamo siano davvero nostre. Eppure, se guardiamo il mondo interno, ci sono tante cose di noi che non ci vanno bene. Sbagliamo a criticarci, ma sbagliamo anche di più a credere che siamo insicuri o tristi perché c’è qualcosa di sbagliato in noi. Allo stesso modo, certi lati del carattere vengono sempre sottoposti a censura: io sono uno che si arrabbia facilmente, che perde la testa e questo non va bene. Pensiamo che questo derivi sempre e soltanto da noi e quindi comincia un “auto-attacco” dannosissimo: se solo sapessimo quanti disagi sorgono proprio a causa di questo comportamento… Ma da cosa deriva? Dal giudizio degli altri, dai condizionamenti esterni che si sono “depositati” nel passato e che ancor oggi si depositano dentro di noi. Le frasi giudicanti dei genitori, degli amici, dei compagni di lavoro, dei partner a volte sono come parassiti di cui ci dobbiamo liberare e questo numero spiega come fare in pratica. Una buona domanda da farsi nella vita di tutti i giorni, e che troverete sotto forma di test all’interno del giornale è la seguente: io sono come sono e provo quel che provo perché sono proprio così o perché in realtà ho assorbito critiche, giudizi, condizionamenti? La vita è la danza della nostra unicità e quindi molte volte le ansie, molti disagi, molte rabbie non arrivano perché siamo sbagliati, ma per liberarci proprio da quei parassiti. Vengono per ricordarci che noi siamo ben altro, per farci uscire dal deserto del condizionamento dove ci sentiamo imprigionati…

 

 

E in più, su Riza psicosomatica d questo mese trovi:

 

Vita in famiglia: come superare lo shock del primo figlio

Ritrovarsi genitori e soccombere di fronte a un cambiamento più profondo di quello che ci si aspettava: una situazione oggi molto diffusa. Ma smettere di essere “solo figli” e occuparsi di altri è un passaggio evolutivo. Come affrontarlo.

 

Psicologia: perché si inciampa a un passo dalla meta?

Abbiamo lavorato tanto, finalmente un sogno si sta per realizzare: ma ecco che arriva un disturbo, un sintomo, una malattia che ci rovina tutto. Non è un caso, è un messaggio. Scopriamo cosa vuol dire.

 

Coppia: le convinzioni che la distruggono

“Ho avuto solo delusioni, con te sarà diverso!”. “Mio papà non mi ha voluto, tu amami davvero!”. “Devi essere la mia oasi in un mondo che fa paura”. Sono tutte idee che caricano la coppia di aspettative e la trasformano in un inferno. Ecco come evitarlo.

 

Paure: con la forza dei fiori le mandi via

Timore, inquietudine, ansia, panico: sono emozioni basilari, utili alla sopravvivenza. Ma a volte diventano soverchianti. In quei casi il trattamento coi fiori di Bach è molto utile, perché riequilibra corpo e psiche in modo naturale

 

Cibi fermentati: utili a stomaco e intestino

In un tempo antico l’uomo si accorse che alcuni alimenti fermentati non solo sono buoni, ma anche benefici! Dallo yogurt alle verdure: ecco come usarli anche oggi.

 

Capelli e cambio di stagione: serve un ricostituente

Riscaldamento, cappelli, scarsa luce: l’inverno è stato avaro di soddisfazioni per le nostre chiome. È il momento di rinforzarle.

E se l’altra fossi io?

Anche se al giorno d’oggi ci sono molti meno tabù verso le relazioni extraconiugali, il ruolo dell’amante è ancora carico di pregiudizi e stereotipi. Da un lato l’amante, uomo o donna che sia, è visto come un “rovina famiglie”, un arrampicatore sociale egoista che non vuole prendersi impegni a lungo termine. La versione complementare è invece quella dell’amante triste e amareggiato, l’eterno secondo, che desidera coronare il suo sogno di stabilità e non ci riesce mai. Ma quella dell’amante in certi casi può anche essere una scelta consapevole che non intacca per forza l’autostima del soggetto, oppure più semplicemente un’esperienza di un periodo specifico della vita che può e deve essere vissuta senza eccessive ansie. Se ti capita di vestire i panni “dell’altro/a” coi vantaggi e gli svantaggi che ne derivano, ecco alcuni consigli per aiutarti vivere questa esperienza al meglio, senza illusioni né aspettative…

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Gli errori da evitare

  1. Non vivere nell’attesa che ti chiami. Lascia al partner lo stress di incastrare tutti gli impegni per poterti incontrare. Tu puoi vivere con molta più tranquillità. Non rimandare quindi altri impegni importanti in attesa di una sua chiamata che potrebbe non arrivare a causa dei soliti imprevisti. Tu hai la tua libertà e te la puoi gestire con leggerezza.
     
  2. Non comportarti da seconda moglie o secondo marito. Se ha scelto di stare con te è perché tu rappresenti un’oasi di spensieratezza, lontana dalla quotidianità. Se fai la seconda moglie o il secondo marito “raffreddi” l’intesa col rischio che il partner si stanchi di te.
     
  3. Non vivere di illusioni sul vostro futuro. Chi lascia la famiglia per un amante spesso lo fa all’inizio della relazione extraconiugale perché già le cose in famiglia non funzionavano. Se così non è, resta coi piedi per terra e non credere a tutte le promesse sul domani: la tua relazione è nel qui e ora. Questo è quello che hai e se non ti basta, sei libera/o di volare via.
     

Le regole da seguire

  1. Prendi il meglio del tuo partner. Ci sono relazioni extraconiugali che continuano per anni proprio grazie al fatto che i due amanti, potendosi vedere saltuariamente, mettono in campo con l’altro solo i propri lati migliori. Fare i “fidanzatini” di nascosto ti mette di fronte a nuove risorse che hai dentro di te: fantasia, capacità di sedurre, imprevedibilità, mistero. Tutti aspetti di te che magari in una coppia “ufficiale” non usi per abitudine o per vergogna.
     
  2. Tieni segreta la vostra relazione. Raccontare della tua relazione ad amici e parenti può dare inizio a un’interminabile giostra di consigli, suggerimenti e giudizi che piovono su di te condizionando il tuo modo di vivere la storia o, peggio, spingendoti a mettere in campo col partner comportamenti che non sono “farina del tuo sacco”. Col segreto, anche per te, la relazione resta un’oasi incontaminata.
     
  3. Goditi l’assenza di responsabilità. Il ruolo di amante non comporta soltanto precarietà nel rapporto e incertezza, ma anche l’essere svincolati dalle responsabilità di un rapporto “ufficiale”: le cene di rappresentanza, gli incontri obbligatori coi parenti, le piccole noie della vita quotidiana. L’unica responsabilità che devi avere in questi casi è verso di te…

Per superare i traumi, guardali in modo nuovo

Qui per scoprire i consigli della Dott.ssa Marta Monciotti (Psicologa e Psicoterapeuta) : https://bit.ly/3i8PJE0

Siamo tutti convinti del fatto che quel che siamo oggi sia causato da quanto ci è accaduto in passato e che ad esempio il nostro carattere sia il risultato dei traumi, delle esperienze difficili vissute nell’infanzia. Silvia narra la sua storia: “Sono insicura perché mio papà mi ha abbandonata quando ero piccola: da allora cerco sempre un padre e non ho fiducia in me stessa”. Ma è come dire: ciò che io sono è condizionato per sempre da sfortune e da traumi su cui non ho più alcuna possibilità d’intervento. Potrò mai essere perfetta se sono stata abbandonata da piccola? È impossibile, sarò per tutta la vita “l’abbandonata”. Al massimo potrò conoscermi, e forse addirittura curarmi, risalendo alle cause, ai traumi, alle colpe che hanno determinato ciò che sono diventata. Potrò diventare “un’abbandonata consapevole” e stare un po’ meglio. Tutti i miei sforzi non saranno più diretti a nascondere a me stessa un passato troppo doloroso che tuttavia emerge di continuo nei miei gesti inconsapevoli, tradendomi. Sapendo il perché, potrò essere un’abbandonata che non si vergogna di esserlo e forse anche un’abbandonata “abbastanza felice”. Ma così il passato non passa mai, anzi diventa l’unica vera realtà. Il presente è solo il suo riflesso e la cura, nei casi fortunati, consiste nel riconoscerlo e nell’accettarlo in modo da lenire i suoi effetti più disturbanti.

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E se i traumi fossero “prove iniziatiche”? 

C’è però un modo di pensare del tutto diverso. James Hillman, il grande psicanalista americano, lo esprime così: “Una storia dice che abbiamo scelto nostra moglie perché era molto simile, o in qualche caso molto diversa, a nostra madre: è una vecchia convinzione di tanta psicologia. Proviamo a pensare invece che la nostra anima si stia allenando con nostra madre, in vista della vita che avremmo poi vissuto con nostra moglie. Oppure supponiamo che una persona consideri la malattia, che nell’infanzia l’ha tenuta per anni a letto e isolata, come un precoce allenamento al lavoro che fa adesso, per esempio scrivere in solitudine o inventare congegni elettronici, o fare il terapeuta. Era necessario che rimanesse isolata in quegli anni, per poter sviluppare il suo nucleo germinale. Questo modo di vedere toglie a quei primi anni il peso di essere stati un errore e a noi quello di essere le vittime di handicap, traumi o crudeltà”.

L’anima sa utilizzare i traumi: impara a farlo anche tu 

Non è l’infanzia a essere determinante e definitiva, anzi era solo una preparazione necessaria. Se pensi che il passato spieghi il presente le antiche cicatrici diventano ferite ineliminabili: non riesci mai a vedervi le potature necessarie per dare la sua forma all’albero, una forma contenuta già nel suo seme stesso come nel tuo nucleo, nel tuo carattere. E condanni l’età matura a essere intrappolata in una malinconia senza uscita. Il tuo nucleo germinale in qualche modo sa qual è il tuo compito, quale persona puoi diventare e fa di tutto per condurti là. Questo cambia tutto: realizzarsi non è più un destino riservato a chi è perfetto, a chi non ha subito traumi che abbiano determinato difetti irrecuperabili. Perfetto è il tuo destino, nel modo in cui la vita lo sta realizzando per te.

Liberati dall’ossessione di piacere a tutti

Sentite le parole di Fulvio, un lettore di Riza Psicosomatica che, ad appena 19 anni, lamenta uno stato di persistente sconforto, odio e invidia, e rabbia verso se stesso e verso il mondo. Sostiene, in particolare, di non sentirsi un vero uomo ma una femminuccia preoccupata di ogni singola cosa, e questo perché “non riesce a provarci” con le ragazze, mentre i coetanei – a suo dire – sembrano farlo con grande naturalezza. Allo stesso tempo, precisa che l’assenza di leggerezza e spontaneità caratterizza tutta la sua vita. L’impressione è che il suo problema non riguardi tanto le relazioni col gentil sesso ma i rapporti personali tout court, costantemente sottoposti a pregiudizi personali su come verrebbe giudicato se si concedesse il lusso di essere se stesso. Impressione confermata quando Fulvio afferma di aver scartato le occasioni sentimentali incontrate poiché “ossessionato da aspetto fisico e perfezione”. Quelle di Fulvio, in realtà, sembrano essere delle difese costruite per non misurarsi con persone e relazioni reali. Nel riferirsi a sé stesso come a una femminuccia, inoltre, rivela una visione svilente del femminile. Non stupisce che abbia tanta difficoltà ad avvicinare le donne se in fondo lui le considera oggetti da conquistare per stare al passo con i coetanei più che per altre ragioni; oggetti sviliti o inarrivabili quindi, ma ugualmente utili a evitare di mettersi in gioco.

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Se vuoi piacere a tutti vivrai di rimpianti

Un fatto è certo: se non decidi per timore di sbagliare, prima o poi, sarà la vita a scegliere per te. E non è detto che sia un bene: spesso quel che resta al protagonista di una vita non vissuta sono i rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere o fare e, invece, non è stato. Fulvio, del resto, non solo sostiene di avere scartato possibili esperienze sentimentali ma aggiunge anche: “ho paura del futuro, delle decisioni sui miei percorsi di studio e sui rapporti”. Pur arrivando a denunciare la propria passività, aggiunge: “so quali sono le mie carenze, ma non faccio nulla per migliorarle, perché non riesco, non me la sento… in ogni modo rimane tutto in stallo e non cambia nulla”. La rabbia che consegue a questa immobilità è tale – dice, da spingerlo a odiarsi e fa svanire persino l’impeto erotico. Quello di Fulvio è il tipico atteggiamento di chi sceglie di boicottarsi quasi avvertisse la necessità di infliggersi un castigo per la propria inadeguatezza; eppure non esiste decisione che non possa essere rivista, specialmente a 19 anni. Sbagliare, cadere e rialzarsi sono tappe inevitabili di qualsiasi cammino: non si diventa adulti senza passare da qui. Lui stesso, in realtà, sembra intravedere una chiave di volta quando accenna a una sua passione, il disegno: “Quando disegno mi perdo nel soggetto da rappresentare, liberando la strada all’emotività e le emozioni mi travolgono”. Ecco un ottimo punto di partenza per cominciare a orientarsi…

La scelta giusta è dare spazio alla creatività

Fulvio lamenta di pensare troppo, che tante domande e dubbi continui ne inquinano la mente, tanto da preoccuparsi persino del piacere che prova nel godere della propria solitudine quando pratica la sua passione. In questo modo, anche quella che sarebbe una risorsa si trasforma in un problema. Percepisce le emozioni che il disegnare gli procura ma poi aggiunge: “Quando finisco restano la tristezza e il pensiero di non essermi goduto la mia età”. Ancora una volta il tarlo nasce dal confronto con i suoi pari che, al contrario, si divertono “a fare tardi in discoteca e ad ubriacarsi fino a star male”, cose che a lui in realtà non interessano affatto. Perché, invece che tormentarsi con questi sterili confronti, non si concentra unicamente su quel che ama? Che scene raffigura? Quali colori impiega? E, soprattutto, cosa gli suggeriscono quelle immagini? Riesce a intuire un possibile futuro, una via che lo attragga più delle altre o il viso di una donna con cui intrattenere un rapporto reale? Ecco cosa suggeriamo a Fulvio: metti a tacere i pensieri e affidati soltanto alla tua creatività: sarà lei e niente altro, a portarlo sulla sua strada.

Brutti sogni: cosa li scatena?

I dati di una recente indagine evidenziano che una percentuale tra il 2 e l’8% della popolazione adulta soffre di incubi notturni frequenti e costanti, spesso ripetitivi. Ma che cosa sono i brutti sogni e per quale ragione ci lasciano, al nostro risveglio, una spiacevole sensazione di timore misto a inquietudine?

I brutti sogni sono sempre realistici

Gli incubi sono in genere sogni particolarmente vividi, che si sviluppano in fase di sonno profondo, quando avviene anche la maggior parte dei sogni, la cosiddetta fase REM (dall’inglese rapid eye movement, poiché in questa fase senza accorgercene tendiamo a muovere rapidamente gli occhi), che s’intensifica nella seconda parte della notte ma può protrarsi fino al mattino, momento in cui gli incubi talvolta si fanno più fitti. Non è escluso, inoltre, che i brutti sogni si possano ripetere più volte durante la notte, ripresentando il medesimo tema.

Alcuni brutti sogni riguardano tutti

L’oggetto dell’incubo varia da persona a persona e alcune tematiche sono tanto comuni da interessare la maggior parte delle persone. Altri, invece, riguardano quel particolare sognatore e, nello specifico, le sue esperienze passate che possono ritornare in sogno nelle prime ore dopo l’addormentamento. Una corsa lunghissima per sfuggire a un pericolo, una caduta dall’alto di un palazzo, un incidente d’auto, un’aggressione da parte di uno sconosciuto sono alcuni tra i temi che portano spesso  a svegliarsi all’improvviso sudati e con il battito del cuore accelerato.

Stress e preoccupazioni stimolano i brutti sogni

Al di là del significato psicologico che riveste per ciascuno di noi quello specifico incubo, secondo l’American Sleep Association possono essere individuati alcuni fattori legati allo stile di vita, che contribuiscono ad accentuate la frequenza degli incubi. In particolare, la tensione e l’ansia accumulate durante il giorno possono avere ripercussioni anche sui sogni. Come conferma Antti Revonsuo, docente di Scienze cognitive all’Università di Skoevde, in Svezia, l’attività onirica trae principale “spunto” dalle preoccupazioni quotidiane ma con una funzione molto importante: gli incubi riproducono in sogno situazioni particolarmente difficili che già abbiamo affrontato o che potrebbero verificarsi nella vita per “allenarci” a sviluppare una strategia per reagire e risolvere il problema. Domani continueremo questo viaggio alla scoperta dei brutti sogni e dei fattori che ne favoriscono la comparsa.

Chi vive solo per gli altri non si ama abbastanza

Esistono persone che sembrano destinate a farsi sempre carico dei problemi altrui, che si tratti di amici, parenti, figli o di partner. Le vediamo affannarsi nel correre in soccorso del bisognoso di turno, rinunciando ai propri impegni ed interessi, come avvertissero di non potersi sottrarre… Inevitabilmente, trascurano se stesse, accantonando man mano propositi e progetti. In verità, un simile atteggiamento nasconde il timore di fare i conti con la propria interiorità e con i suoi desideri, consentendo, al tempo stesso, di continuare a cullare le proprie paure. Spesso, chi si sente inadeguato, tanto da evitare di impegnarsi in prima persona per realizzare un sogno o investire su di sé, si troverà a spostare l’attenzione sulle necessità altrui con lo scopo inconscio di non doversi misurare con l’eventualità di un fallimento che ritiene inevitabile.

Quando incontri un lamentoso, scappa!

Hanno sempre un motivo per lamentarsi o una tragedia cui far fronte; per qualche scherzo del destino sono nati sfortunati e si ritrovano ad inanellare una bega dietro l’altra; guarda caso in quei frangenti gli vieni sempre in mente tu; e tu così fidata/o, dedicata/o, comprensiva/o ti ritrovi a consolarli…. Non si tratta di un caso ma di reale collusione, quella tra due profili complementari che, in un reciproco gioco di incastri, ripropongo ogni volta lo stesso copione. Eppure chi a prima vista sembra essere la vittima della coppia così formata non è altro che il suo carnefice, colui che surclassando l’altro di richieste inappropriate ne intralcia la crescita senza essere mai pago. Si tratta di vampiri emotivi capaci soltanto di consumare le tue energie. Per evitare di recitate ogni volta la parte della crocerossina – più frequente da parte delle donne che degli uomini – impara a negarti, facendo leva sulla necessità di accudire prima di tutto te stessa. Ti diranno che sei diventata egoista, che non sei più quella di prima, tu non lasciarti abbindolare, mostra fermezza e vai per la tua strada. In poco tempo, la tua figura non sarà più così appetibile e i vampiri emotivi cercheranno altre fonti da cui pretendere attenzione.

Se ti “vendi” come buono, il mondo ne approfitta

Certo, per chi soffre della sindrome della crocerossina, cambiare atteggiamento negando il proprio aiuto può rivelarsi difficile. Vi sono varie ragioni, tra cui il senso di colpa che immediatamente le assale non appena vengono accusate di scarsa disponibilità. Non solo; assumere un atteggiamento arrendevole e conciliante offre un vantaggio secondario di primissimo piano: quello di essere riconosciuti all’esterno come figure buone e ammirevoli. Si tratta di una maschera difficile da accantonare, soprattutto se consideriamo che simili individui, costantemente preoccupati di ottenere l’approvazione altrui, farebbero di tutto per evitare di incontrare la propria ombra, ossia la parte negativa di sé. Ecco perché suggeriamo loro di riscoprire al più presto il proprio lato aggressivo, anche imparando a ridimensionare e ridicolizzare le finte tragedie che affliggono i lamentosi, facendo presente agli stessi che si tratta di episodi e condizioni più che comuni e che i problemi, quelli veri, sono altri. Potrebbero avvertire un repentino senso di liberazione, correndo il rischio di insegnare qualcosa persino ai loro carnefici. Allora sì che inizieranno ad alimentare in modo sano la propria autostima, recuperando energie preziose per tornare a occuparsi finalmente, e in prima battuta, di se stessi.

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