Se l’arrivo dei figli rende triste la coppia

Una metamorfosi negativa, uno spegnimento dell’energia vitale: è un’evoluzione sorprendente che riguarda molte coppie negli anni successivi alla nascita dei figli. Un evento lieto, tra i più belli di tutta una vita, paradossalmente demarca, in diversi casi, il momento in cui la coppia involve verso una condizione di infelicità. Al punto che diversi genitori di figli da zero a dodici anni, pur non negando la contentezza di fondo per la presenza dei bambini, indicano la fatica come l’aspetto più presente nel proprio quotidiano, seguita da un senso di pesantezza, di noia, di complessiva rinuncia a vivere come si sarebbe veramente voluto.

Se non si affronta il problema la coppia si deprime

Sembra incredibile, eppure accade molto più frequentemente di quanto si pensi. Va detto che le coppie più a rischio di tristezza sono quelle che erano molto appassionate prima dell’arrivo del primo figlio, e che hanno sentito come un lutto, spesso senza accorgersene, la rottura dell’incanto a due. Il “lutto di coppia” non viene di solito elaborato, anche perché molti si vergognano di provare simili sentimenti dopo la nascita di un figlio. Così si tira avanti in un senso di rinuncia progressivo e si diventa in poco tempo una “coppia depressa”, che non riesce a vivere più né se stessa né i figli come vorrebbe.

No alle fatiche inutili

A volte sono sufficienti poche modifiche delle modalità educative, dell’organizzazione del tempo e degli spazi familiari, per rivitalizzare lo sguardo dei due genitori– In primis è necessario ritrovare il tempo da dedicare esclusivamente alla coppia. E diventare consapevoli che non fa bene a nessuno vivere “in funzione” dei bisogni (veri ma soprattutto indotti) dei figli, perché se una persona ama il proprio figlio non deve sentirsi deprivata della propria vita. Il punto di svolta è proprio qui: far sì che la propria fatica non sia un vuoto a perdere ma uno strumento per ritrovare leggerezza e felicità.

Identikit del genitore spento

  • È sempre stano e malinconico come se portasse un grande peso
  • Sguardo spento, spesso assente o soprappensiero.
  • Scarsa intraprendenza per ciò che riguarda la coppia.
  • Facile irritabilità e poca pazienza in casa.
  • Stanchezza cronica, insonnia o ipersonnia.
  • Vive la famiglia come un dovere che spegne energie e interessi
  • Sensazione di fatica opprimente e continua.
  • Senso di pesantezza del vivere.
  • Noia e mancanza di interessi.
  • Ricerca di vie di fuga individuali.

Con partner e figli puntare sulla qualità

Capire cosa manca
Fate il punto della situazione, sia da soli che in due, e chiedetevi se la tristezza sia dovuta a un “esilio” dalla vita di coppia, dalla propria vita individuale o da entrambe. A volte può essere utile l’aiuto di uno psicoterapeuta che in poche sedute vi faccia individuare il problema. Attenzione anche a non sottovalutare eventuali stati depressivi.

Recuperare gli spazi
Non aspettate che le cose cambino da sè, se hanno preso questa china. Ripristinate gli spazi e rituali mancanti, sia in coppia che da soli, e riordinate in modo più razionale i vari momenti della giornata. Agire in modo condiviso garantisce a entrambi una volontà più forte di cambiamento.

Condividere
Non state con i vostri figli pensando che state perdendo tempo, o che sicuramente vi annoierete, o buttandovi – voi e loro – su computer e videogiochi. Condividete esperienze con il loro mondo: siatene più curiosi. Vi appassionerete e la fatica diminuirà. È fondamentale che il rapporto con loro esca dalla routine e ritrovi un senso dinamico.

Con il pifferaio magico non si sente più solo

Una fiaba musicale piena di speranza

La musica è uno dei canali privilegiati per aprire le porte alle soluzioni creative. Essa, infatti, attiva dentro di noi le aree del cervello intuitivo, quelle che nei bambini sono molto più “attive” rispetto agli adulti infarciti di nozioni, idee e idealismi. Quello della musica è un potere così magico, che a volte ci cura spontaneamente, liberandoci dei pensieri più “brutti”, come i topi che infestano il paese di Hamelin nel racconto del pifferaio magico…

 

Chi è troppo razionale perde la magia della vita

Un’interpretazione possibile di questa famosa fiaba è la seguente: se perdiamo la spontaneità contenuta nella musica e  iniziamo a credere che tutta la vita debba procedere secondo le leggi degli adulti, della razionalità, della logica ecc., diventiamo come il sindaco della fiaba e corriamo il rischio di smarrire il nostro “lato giocoso” : paese di Hamelin si svuota letteralmente di bambini

 

I bambini conoscono il linguaggio dell’anima

Fortunatamente c’è sempre qualche aspetto che rimane vivo, vitale e che non ha perso la capacità di parlare il linguaggio dell’anima. Dobbiamo imparare a ricercarlo e riconoscerlo. Proviamo ogni tanto a osservare nostro figlio, immaginando che sia come il bambino che nella fiaba del pifferaio rimane “fuori dalla grotta”. Lui sa come suonare la melodia che fa aprire le porte del cuore, sa molto più di noi adulti come dialogare con quel lato che abbiamo smarrito. Osservandolo in questo modo, forse ci renderemo conto che non abbiamo quasi niente da insegnargli, ma molto da imparare, se vogliamo tornare a duettare con l’anima.

Per quali bambini è indicata

Ai bambini che si sentono soli quando i genitori non ci sono e manifestano 

il desiderio e il bisogno di compagnia.

A bambini e ragazzi attratti dalla musica o che si avvicinano per la prima volta a uno strumento musicale.

A bambini che temono lo sporco, che hanno un’attenzione esagerata per l’igiene e vogliono lavarsi sempre.

 

La fiaba

Il paese di Hamelin fu invaso dai topi. I cittadini si riunirono in piazza per chiedere a gran voce al sindaco una soluzione, ma questi non sapeva cosa fare. Alla sua porta, in quel momento, bussò un buffo personaggio vestito da giullare. Egli promise che avrebbe disinfestato la città grazie alla musica del suo flauto, che era in grado di condurre con sé oggetti, animali e uomini. Il sindaco accettò, promettendogli una ricompensa. Allora il pifferaio cominciò a suonare una dolce melodia. Subito si formò una lunga fila di topi, che cominciò a seguirlo. Continuando a suonare, l’uomo attraversò la città e arrivò al fiume. 

Giunto alla riva, si fermò e lasciò che i topi si gettassero in acqua. La città così fu completamente liberata. Il pifferaio andò dal sindaco a chiedere il compenso, ma questi finse di non conoscerlo. Allora il pifferaio andò in piazza e cominciò a suonare un’altra melodia e tutti i bambini di Hamelin cominciarono a seguirlo fino a una grande montagna. Qui si aprì una porta. Tutti i bambini entrarono tranne uno che era rimasto indietro. Essendo rimasto l’unico bambino della città, si sentiva triste e un giorno tornò davanti alla montagna. Si costruì un piccolo piffero e cominciò a suonare la melodia del pifferaio. 

A un tratto, dall’altra parte della roccia, sentì un flauto rispondere alla sua musica, la montagna tremò e dalla porta uscirono tutti i bambini di Hamelin, che abbracciarono il loro salvatore. Poco dopo, un allegro corteo di trecento bambini invase le strade, capeggiato dal bambino che suonava il flauto del pifferaio e in città si fece una grande festa.

 

Se la depressione nasce da una malattia

È importante capire l’origine della depressione

Per essere ben curata la depressione va compresa, non soltanto nelle sue conseguenze, bensì nelle sue origini. Non individuare queste ultime può creare molte difficoltà alla guarigione, fino a renderla talora impossibile. Così, se su un piano psicologico è importante comprendere il contesto e gli eventi nel quale la depressione si è sviluppata, a volte è determinante valutare se alla sua radice non vi sia una malattia organica preesistente che ne ha favorito o direttamente causato l’insorgenza, cosa che accade più spesso di quanto si pensi. Ciò non toglie alla depressione le sue valenze esistenziali e il senso che può avere in quel determinato momento, ma offre strumenti di conoscenza che aiuteranno moltissimo alla fuoriuscita dalla crisi.

La depressione può sopravvivere alla malattia che l’ha innescata

Ci sono diverse patologie di ampia diffusione che, se non individuate (ad esempio l’anemia) o se trascurate (ad esempio l’insonnia e la cefalea), conducono a un rischio depressione o quantomeno a un atteggiamento negativo che predispone alla crisi stessa. In alcuni casi (ad esempio l’ipotiroidismo) la depressione fa addirittura parte dei sintomi specifici della patologia stessa. Ecco perché quando ci si sente depressi, e ancor di più se è presente qualche sintomo fisico, anche sfumato, è bene un consulto dal medico di base, che potrà escludere o evidenziare la possibilità di una causa organica predisponente o scatenante. Al contempo va tenuto presente che, se anche una depressione può essere innescata da questi fattori, essa può poi continuare a manifestarsi anche quando questi sono di fatto guariti.

Cosa fare: ridare subito all’organismo nuove energie

Assistere il corpo

– In questi tipi di depressione la volontà personale può non bastare per uscirne. Perciò bisogna riportare l’organismo a un buon livello energetico affinché si possano riattivare anche a livello mentale e psichico i meccanismi di autoguarigione. Sono utili approcci naturopatici mirati (aromaterapia, fitoterapia) e tecniche corporee a impronta psicosomatica (massaggi, rilassamento, trattamenti energizzanti).

Sostenere la psiche

– Un consulto psichiatrico è utile per valutare la necessità di un supporto farmacologico. Se si può evitare, meglio; ma se serve va seguito bene e senza conflitti. A prescindere da esso può dare beneficio un ciclo di sedute di psicoterapia colloquiale, che sappia infondere serenità, incoraggiare e accompagnare fino all’uscita da questo difficile periodo.

Mamma dice no, papà si. Che fare?

Tu ce la metti tutta per stabilire un po’ di disciplina in casa, per dare al tuo bambino delle regole chiare e arginare i suoi capricci. Poi arriva a casa tuo marito (o tua moglie) e puntualmente smonta tutto il lavoro che hai fatto, assecondando ogni richiesta del bambino. La coerenza fra i genitori, agli occhi del bambino, è importante. Ricordiamoci sempre che lui, ancora di più se è piccolo, ha bisogno di chiarezza e punti fermi. È quello che si aspetta da noi e che gli serve per affrontare la realtà senza sentirsi smarrito.

Perché uno dice sì e l’altro dice no

Visione differente: ciascun genitore, nell’educazione dei propri figli, è inevitabilmente condizionato dal proprio vissuto.

Mamma e papà hanno caratteri diversi: in genere uno è più impulsivo e uno più razionale.

Mamma e papà non vanno d’accordo in generale e quindi nel loro diverso modo di educare proiettano anche le loro tensioni di coppia.

Cosa succede nel bambino

Resta confuso, non comprende più cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Ne approfitta, e sfrutta la situazione a proprio vantaggio. La mancanza di una linea comune lancia al bambino un messaggio: “Visto che non mi dicono cosa devo fare, allora posso fare quello che voglio”.

Le conseguenze in famiglia

– Il bambino si mette dalla parte del genitore più “morbido”, perché (come tutti i processi naturali) segue la linea della minor resistenza.

– I genitori vanno in rotta di collisione, litigano. “Ecco è colpa tua se si comporta così perché gli lasci fare tutto quello che vuole… Sei troppo molle e lui ne approfitta”.

Cosa fare: le 3 regole d’oro

La chiarezza della linea educativa permette al bambino di essere sereno, senza domandarsi se una cosa è giusta o sbagliata.

1. Prevenire: avere un parere comune

Mamma e papà devono decidere prima quale linea educativa tenere, in modo da ridurre al minimo le occasioni in cui si trovano in disaccordo davanti al bambino.

2. Intervenire: rispettare i principi

Una volta stabilite le regole generali, il genitore di volta in volta deve applicarle, alternando autorità e permissivismo in base al comportamento del bambino e alla situazione specifica.

3. Non discutere in presenza del bambino

Se al momento i due genitori non sono d’accordo sull’atteggiamento da tenere, vale la regola che il primo che parla ha ragione. Mamma e papà ne discuteranno poi alla prima occasione, a porte chiuse, lontano dalle orecchie del bambino.

WhatsApp