Le parole della felicità
Ci sono frasi e parole semplici ma profonde che, lette ogni giorno, per ogni mese dell'anno, possono aiutarci a condurci, di volta in volta, verso noi stessi.
Un esempio di frase della felicità è questa:
“Lo sguardo puro e senza pensieri che rivolgiamo al nostro mondo interiore ha lo stesso potere della luce solare: grazie all’azione della luce la pianta può svilupparsi fino a fare i fiori e frutti. Così anche tu, quando guardi ciò che emerge spontaneamente dal mondo interno, permetti a te stessa di crescere, di far fiorire il tuo destino”.
Queste frasi hanno lo scopo di far comprendere bene che tu non sei il tuo passato e che in ogni istante puoi ricominciare a fiorire.
Ogni evento è fondamentale
Mi ha colpito moltissimo il motivo per cui è stato consegnato il premio Nobel (2023) per la letteratura al norvegese Jon Fosse: “Per le sue opere teatrali e la sua prosa innovative, che danno voce all’indicibile”. Ve ne parlo perché a 7 anni Jon Fosse ebbe un incidente in cui rischiò di morire e che segnò profondamente la sua vita, ma non come potremmo dedurre noi, in senso negativo, ma poiché, dice lui, quell’evento gli ha dato una prospettiva sulla vita al di fuori di se stesso. Racconta di essersi visto dall’esterno in una luce scintillante, in uno stato pacifico e felice e questa prospettiva al di fuori di sé è stata il fondamento della sua scrittura, del suo cercare di “dire l’indicibile”. Quell’esperienza è stata fondamentale. Aggiunge poi che già dall’adolescenza sentiva che la scrittura gli offriva un riparo, una protezione, una salvezza. Non ha cercato di uscire dal suo trauma diventando più forte, non ha cercato di diventare migliore, non ha cercato di lavorare su di sé, ma ha fatto una cosa molto importante: si è rifugiato dentro se stesso e ha portato lo sguardo in un luogo, un rifugio in cui gli è venuta la voglia di scrivere, dove sentiva soprattutto una luce che scorreva al di fuori di sé stesso che gli indicava la via.
Percepire e aspettare: l’anima sa
Il nostro sé, la nostra anima, sa sempre dove andare. Dobbiamo imparare a non dirgli che cosa non va bene nella nostra vita perché la verità si affaccia per attimi, per flash: mi accorgo, per esempio, che il mio rapporto col partner non funziona più. In quell’accorgersi entra in campo la percezione, non il ragionamento. Bisogna percepire il disagio e aspettare. Il vero lavoro è aspettare, non ragionare, non pensare, non rimuginare sul passato. Il tuo modo di essere produce la felicità, nient’altro. Queste frasi suggeriscono che quando arriva un disagio non bisogna ragionarci sopra, poiché il pensiero lo cronicizza. Anita scrive per dirmi che ha da sempre lo stesso problema, ma nessuno ha sempre lo stesso problema; il punto è che hai sempre lo stesso sguardo! Se oggi vedo ancora il problema di ieri vuol dire sono stato catturato da un’attenzione che vede di me soltanto quel lato e non l’intero mondo interiore, ricco di luminosità e di destini.
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Diventa chi sei
Esistono azioni utili per il nostro sé, per il nostro centro: ognuno di noi ha un suo destino ed è nostro dovere seguirlo per essere felici. Dobbiamo sganciarci dalle vicissitudini esterne e soprattutto non dobbiamo lavorare su di noi: lavorare su di sé significa dirsi come vorremmo essere e che quindi, implicitamente, non andiamo bene. Percepisci, giorno dopo giorno, cosa accade. I giorni non sono sempre uguali: ogni giorno è nuovo e diverso così anche tu sei nuovo e diverso ogni giorno.
