Vivere bene con un figlio adolescente

Dialogo o prediche, amicizia o severità, non ci sono tecniche miracolose per affrontare l’età più difficile dei figli:  occorre rendersi disponibili a imparare

Vivere bene con un figlio adolescente
19.08.2014

La scena tipica è questa: due genitori, seduti davanti a uno psicoterapeuta, chiedono, esasperati e increduli, cosa sia successo ai loro ragazzi, ormai adolescenti. Figli sempre scontenti e arrabbiati, che si ribellano a tutto e a tutti; che si chiudono nel proprio mondo tranciando ogni dialogo con gli adulti; che non hanno (o meglio sembrano non avere) il minimo interesse per il proprio futuro e, spesso, neanche per il presente; e che, soprattutto, non riconoscono più alcuna autorità né autorevolezza ai genitori. Non li considerano, non li ascoltano. Li guardano distratti, come fossero petulanti e inopportune presenze, portatrici di “strane” richieste di studiare o, almeno, di rivolger loro la parola, ma a cui, al contempo, chiedono con intransigenza di fornire tutte le comodità della vita moderna, a partire dai supporti tecnologici. I genitori sostengono con forza di aver dato tutto ai figli. Ma hanno anche dei dubbi: almeno uno dei due sente di avere delle responsabilità, anche se non sa bene quali. È stato troppo presente? O troppo assente? Li ha viziati? Ha messo troppe regole? O troppo poche? L’unica cosa certa è che entrambi non sanno più che cosa fare.

Il punto di svolta dei genitori
Andare dallo psicoterapeuta non è solo un segno di disperazione: spesso costituisce il primo vero gesto, condiviso da entrambi, per cambiare la situazione. Le sfuriate, così come i blandi tentativi di dialogo o le dure prese di posizione, non hanno alcun effetto. Quel che serve è comprendere la situazione e individuare la strada per uscirne. Ed è ovvio che la mentalità e le modalità consuete debbano essere abbandonate. Ciò non significa ricoprirsi di sensi di colpa per eventuali errori commessi, ma approdare a una nuova concezione dell’essere genitori, sia nel rapporto diretto con i figli, sia nell’educarli a un sano rapporto con il mondo esterno.

Gli errori  più comuni:

– Esibire ad amici e conoscenti l’insoddisfazione verso i propri figli.

– Fare confronti con i figli di altri o creare fazioni.

– Far sentire loro che i loro attuali limiti equivalgono al proprio fallimento.

– Avere aspettative al di sopra delle loro possibilità.

– Scoraggiare la loro naturale attitudine in nome di aspettative personali.

– Stare troppo “addosso ai figli” con troppa presenza e troppa ansia.

Le soluzioni:

– Non criticare e non svilire le loro passioni anche se non le capisci.

– Fai loro sentire che sei curioso dei loro interessi e pronto a sostenerli.

– Crea o ritrova dei momenti di condivisione con loro, per ritrovare unità e scambio.

– Il gruppo aiuta l’identità dei figli: non contrastarlo di continuo.

– Sovrintendi all’utilizzo della tecnologia, così che non sfoci in una dipendenza.

Cosa fare: breve libretto di istruzioni

– Ritrova credibilità. L’autorevolezza genitoriale non si ritrova a suon di regole, di urlate o di minacce, né facendo “gli amici dei figli”, ma dando loro sani e appassionati esempi di vita. Hanno bisogno di vedere che siamo felici o almeno sereni e realizzati come persone, altrimenti non ci danno credito, non si fidano e ci vedono come dei falliti.

– Fornisci messaggi univoci. Fin da piccoli i figli devono sapere che c’è un nesso tra le loro azioni e le conseguenze delle azioni stesse. Se li ricopriamo di regali e di comodità a prescindere dai loro comportamenti, non apprendono la capacità di attesa e di conquista e non sviluppano la giusta risonanza rispetto agli eventi. Inoltre, dopo una certa età, facciamoli partecipare alle decisioni importanti della famiglia.

– Utilizza un linguaggio costruttivo e incoraggiante. È fondamentale non esasperare i contrasti e non alimentare la contrapposizione. Evitiamo perciò l’atteggiamento ipercritico, non pungoliamoli pensando di ottenere valide reazioni, non facciamo proibizioni senza spiegarle adeguatamente. L’adolescente può accettare consigli e critiche solo se affiancate da un sentito incoraggiamento.

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