Troppo maldestro? Fai così

C’è chi non riesce a evitare, in molte situazioni, di sbagliare qualcosa: spesso per distrazione, il maldestro si fa riconoscere: ma può cambiare.

Troppo maldestro? Fai così
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
16.02.2012
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Cosa s'intende per maldestro

Fare un regalo prestigioso ma dimenticarsi il prezzo attaccato; tenere un bel discorso ma guastarlo con una battuta infelice; presentarsi in abito elegante a un party e rovesciarsi subito una bevanda addosso; portare in gita il proprio partner e sbagliare strada anche se la si conosce; fare una gaffe per rimediarne un’altra. Ecco cinque azioni – ma in realtà sono infinite – tipiche dei maldestri, quelle persone che in molte cose che fanno, dalle più insignificanti alle più importanti, inseriscono sempre un elemento (un gesto, una distrazione, una dimenticanza, una frase, una gaffe appunto…) che finisce per rovinare il risultato dell’azione stessa.

Ovviamente tutto ciò è involontario: il maldestro farebbe carte false per non esserlo, ma al contempo “qualcosa in lui” scatta sempre  al punto da venire connotati proprio con questa caratteristica. Chi lo conosce bene già si aspetta che farà qualcosa di storto, di fuori luogo, o al limite che gli accadrà qualcosa quasi come se lui “la chiamasse” per un suo forte magnetismo negativo.

Al cinema la figura del maldestro ha da sempre grande successo: da Stanlio e Olio a Buster Keaton, da Fantozzi a Mister Bean, intere generazioni hanno riso a crepapelle. Ma nella vita il maldestro soffre: non riesce a portare a termine qualcosa senza incappare in mille incidenti e tutto questo nel tempo gli cuce addosso l’immagine di sfortunato, di perdente, talora di portasfortuna. Ora, ognuno di noi può in certe occasioni transitoriamente essere un po’ maldestro, ma quando lo si è cronicamente esiste un problema psicologico, che può essere risolto.

 

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Tre tipologie di maldestri

1. L’ansioso insicuro

Vive in auto-osservazione e teme di essere continuamente giudicato inadatto, inadeguato o fuori luogo. Ha paura di disturbare, di essere di troppo, di farsi riconoscere. È come se avesse un grande occhio critico puntato addosso. Si concentra al massimo per fare bene le cose, soprattutto quelle che più contano per lui, ma è proprio questa attenzione eccessiva e inutile a bloccare la sua spontaneità di parole e movimenti. Il suo problema è che “è troppo lì”.

  • Ritrova autoironia – Ti prendi troppo sul serio, la tua vita è una prova di forza per dimostrare che vai bene e che non sei sbagliato. Ridi di te, con leggerezza.
  • Lavora sul Super-Io – Utile una psicoterapia (con uno specialista coetaneo) per sciogliere questo enorme occhio critico che ti fa fare spesso confusione nelle azioni che fai.

2. L’eterno incompiuto

Non è mai del tutto presente a quello che fa: perché vive una vita non sua o perché ha il cuore da un’altra parte. Il suo cervello produce l’idea di un altrove (di luogo e/o di tempo) che non si sa bene cosa sia ma che esprime la non appartenenza alle azioni del quotidiano. Così non mette mai tutto se stesso nelle cose e ciò si traduce in gesti incompiuti o svogliati, senza energia e pregnanza. Il suo problema è che “non è lì”.

  • Trova la tua matrice – C’è qualcosa che ti manca in tutte le cose che fai? Se lo individui hai in mano la soluzione, e non hai che da seguirla.
  • Prova a stare dove sei – Forse sei talmente abituato a essere “via con la testa” che ormai lo sei anche quando una cosa ti interessa davvero. Fai una cosa alla volta, con ordine e con calma: ricrea il terreno giusto per essere tutto.

3. Il superficiale irresponsabile

Sfiora la vita come un novello adolescente, abituato così fin dalla giovane età. Il suo essere maldestro nasce dallo scarso senso di responsabilità delle proprie azioni, dal non essere protagonista della propria vita, dal sapere che qualcuno eventualmente riparerà i suoi errori e se anche ciò non accadrà… poco importa. Rispetto agli altri due non soffre, e non si scuote neanche di fronte alla comprensibile irritazione di chi gli vive accanto. Il suo problema è che “non è dentro la vita”.

  • Vivi in prima persona – Finora ti è andata bene ma non è il caso di sfidare troppo la sorte. Calati nella realtà in prima persona prima che sia lei a tirarti dentro con la forza.
  • Chiedi agli altri di te – Nel tuo sfiorare la vita non ti accorgi di quello che semini. Chiedi a chi ti conosce come sente la tua presenza. Un piccolo shock “anti-narcisistico” può aiutarti.

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I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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