Saper convivere con un addio

Non accettare fino in fondo un lutto può favorire poi l’insorgere di una crisi depressiva: occorre ricordare sempre che la perdita fa parte della vita

Saper convivere con un addio
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
25.10.2012

È il primo nella “classifica” dei traumi capaci di generare una depressione. Il lutto, la perdita di una persona cara è per natura l’evento che più può far cadere in crisi. Oggi la possibilità di elaborarlo, ovvero superarlo attraverso un graduale processo di accettazione, sta diventando sempre più ardua. I tempi della modernità rendono difficile fermarsi, o almeno trovare gli spazi per “stare con il proprio dolore”. La tendenza è di rimettersi subito a lavorare, di mostrarsi forti, anche perché manifestare fragilità e commozione spesso – soprattutto nell’ambito professionale – è segno di debolezza e si rischia di pagarlo caro.

Le responsabilità chiamano, non bisogna farsi vedere piangere. A ciò si aggiungono le frasi che arrivano dall’esterno, a volte in buona fede (“Dai, stai su, lui non avrebbe voluto vederti così”; “Almeno ha smesso di soffrire”), a volte persino ciniche (“Adesso non facciamone un santo!”) che tentano di suscitare un’improbabile consolazione o un’inutile quanto irritante obiettività su chi è mancato. Se poi è un anziano a morire, “è nell’ordine delle cose” e “in fondo ormai la sua vita l’ha fatta”.

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Il lutto è un momento sacro

Sia chiaro: non che la vita debba fermarsi, non che ci si debba vestire a lutto per un anno, ma se in tutte le tradizioni del passato il lutto era un periodo sacro e rituale un motivo ci deve pur essere. Ed è questo: esso è una delle esperienze fondamentali della vita e il dolore deve essere vissuto nel modo “migliore”, e solo ognuno, dentro di sé, sa qual è. Se non concediamo al cervello di elaborare il lutto, lo farà lui attraverso una crisi depressiva, anche di notevole intensità.

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Per evitare strascichi, fai così

  • Lascia fluire il dolore. La tua sofferenza deve potersi esprimere completamente. Non schiacciarla, non trattenerla, almeno quando sei da solo. Prenditi comunque qualche giorno di pausa dalle consuete attività.
  • Trova il tuo modo. Il lutto è un evento intimo e misterioso. Non farti imporre, da familiari e amici, un modo di vivere il dolore che non senti tuo. Se vuoi il silenzio, cercalo. Se vuoi parlarne e condividere, chiedila. Non ci sono modelli.
  • Risolvere il conflitto. Se il rapporto con chi è mancato era controverso ed è rimasto in sospeso, fai un breve percorso psicoterapeutico orientato in tal senso, oppure parlane con una figura spirituale. Con i tuoi tempi.
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Quando le cose seguono un corso naturale

  • Buone emozioni. Il pensiero di chi è scomparso genera, oltre al dolore per la mancanza, emozioni positive (bei ricordi, gratitudine, insegnamenti, sorriso).
  • Malinconie passeggere. Il pianto è meno frequente e non ha i tratti della disperazione.
  • Riappacificazione. L’eventuale conflittualità nei suoi confronti ha lasciato il posto a uno sguardo più clemente e comprensivo.
  • Minore emotività. Se ne può parlare con altri senza essere pervasi dall’emozione e dalla commozione.
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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