Felicità: cos’è davvero e come raggiungerla
Scopri cos'è la felicità e il suo significato in psicologia e filosofia. Approfondisci come raggiungerla con la nostra guida per trovare la felicità mentale
Fin dai tempi antichi l’uomo ha cercato di definire la felicità, di cogliere le sfumature di questa emozione così complessa e multiforme da apparire, a volte, effimera o irraggiungibile. I filosofi nel passato, e gli psicologi in tempi più recenti, hanno ricercato il modo per raggiungere la felicità, quello stato interiore di luce, di benessere e di armonia con sé stessi e con il mondo. Pur con idee diverse, i sapienti concordano nel ritenere che la felicità risieda nel dare un senso alla propria vita, sottolineando però che questo significato non è universale, ma profondamente individuale, personale e unico.
Cos'è la felicità?
La felicità è uno stato di benessere e di armonia interiore che nasce dalla sintonia con sé stessi e con il mondo. Non è un’emozione passeggera, ma una condizione che emerge quando viviamo in sintonia con noi stessi, con le nostre inclinazioni, accettiamo il fluire della vita e troviamo piacere nelle esperienze quotidiane. Non è l’assenza di difficoltà e di dolore, ma la capacità di esprimere sé stessi nonostante le sfide della vita. La felicità non è uno stato interiore fine a se stesso, ma un segnale che indica che ci si trova allineati con la propria autenticità, con la propria essenza individuale. La felicità non dipende dal piacere o dall’assenza di problemi, ma è il risultato di un’esistenza piena e significativa. In questo senso, la felicità non è un fine, ma un effetto collaterale dell’armonizzazione interiore e del vivere in accordo con il proprio nucleo profondo.
Il significato di felicità
Come dicevamo, sia i filosofi che gli psicologi hanno cercato di definire la felicità nel corso della storia, offrendo prospettive diverse. Vediamole insieme.
Felicità: definizione psicologica
Dal punto di vista psicologico, la felicità viene spesso considerata un’emozione, ma è più complessa di una semplice reazione emotiva momentanea. Essa può essere definita come uno stato emotivo positivo, ma anche come un tratto stabile che caratterizza il modo in cui una persona percepisce e affronta la vita. La felicità è uno stato di benessere caratterizzato da emozioni positive e da una valutazione soddisfacente della propria esistenza. Secondo la psicologia positiva (che si focalizza sugli aspetti positivi dell’esistenza), essa si compone di tre elementi principali.
- Emozioni positive: come sentimenti di gioia, gratitudine e appagamento.
- Coinvolgimento: con la sensazione di essere immersi e concentrati nelle attività quotidiane.
- Senso e scopo: avere cioè una direzione nella vita e sentire che le proprie azioni hanno valore.
Cos’è la felicità per la filosofia?
Aristotele parlava di eudaimonia, ovvero la realizzazione del proprio potenziale di vita e il vivere secondo virtù, mentre gli epicurei vedevano la felicità nel piacere moderato e nell’assenza di dolore non necessario (atarassia), e gli stoici la identificavano nell’annullamento delle passioni che agitano l’anima e nell’accettazione serena del proprio destino.
Con la filosofia moderna, Kant distingueva la felicità dalla moralità, mentre gli utilitaristi come Bentham e Mill la legavano alla massimizzazione del piacere per il maggior numero di persone. Con la nascita della psicologia scientifica, la felicità è stata studiata come benessere soggettivo (subjective well-being), mentre la psicologia positiva di Martin Seligman distingue tra piacere, impegno e significato come vie alla felicità, e lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi parla dello stato di flusso, un’esperienza di immersione totale in attività gratificanti.
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La felicità fa bene alla salute
Quando siamo felici, il nostro corpo risponde con una serie di reazioni fisiologiche positive. Il cervello rilascia neurotrasmettitori come la dopamina, la serotonina e le endorfine, che favoriscono una sensazione di benessere e riducono lo stress. Il sistema nervoso parasimpatico si attiva, promuovendo il rilassamento e riducendo la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Inoltre, il sistema immunitario risulta potenziato, aumentando la resistenza alle malattie. Tutti questi fattori dimostrano che la felicità non è solo un fenomeno mentale, ma ha effetti profondi anche sul corpo, che preservano la salute e il benessere psicofisico.
La felicità non è soddisfazione e appagamento
Per capire cos’è davvero la felicità è necessario anche specificare cosa non è. La felicità viene spesso infatti associata al raggiungimento dei propri obiettivi, a certe condizioni materiali ed esistenziali. Ma la vera felicità non dipende da fattori esteriori. La felicità è spesso associata alla luce, al calore e alla pienezza, elementi che evocano un senso di completezza e armonia. È la capacità di stare nelle cose come sono, senza la tensione che nasce dal voler modificare ciò che non si può cambiare.
Come si raggiunge la felicità?
La felicità non è qualcosa da inseguire direttamente, ma il risultato di un atteggiamento mentale libero da condizionamenti, del saper stare con le cose come sono. La felicità si raggiunge, dicono i saggi, attraverso la contemplazione, il saper osservare sé stessi e la propria vita sospendendo i giudizi e le lotte interiori. Non è possibile eliminare dalla propria vita tutte le difficoltà, tutti i problemi, ma è possibile essere felici, nonostante ciò che accade intorno a sé, esprimendo la propria natura autentica nelle sue luci e nelle sue ombre.
La felicità non è qualcosa che si può possedere, non è un obiettivo da raggiungere, ma uno stato dell’essere che nasce dall’armonia con se stessi e con il mondo. Come il fiume che non si affanna a cercare il mare, ma semplicemente scorre nel suo letto, così l’uomo trova la felicità quando smette di inseguirla e inizia a vivere secondo la propria natura.
La felicità è nell’accettazione di ciò che è, senza resistenza né attaccamento. Smettere di lottare contro se stessi e accogliere le proprie ombre, i propri difetti, le proprie debolezze è fondamentale per essere in armonia con se stessi e felici.
La felicità è nella pienezza dell’istante. Essere immersi in ciò che stiamo facendo di volta in volta, essere presenti al momento presente è fondamentale per assaporare la felicità: il pensiero ci porta nel passato e nel futuro, ma la vita si sta svolgendo adesso. Quando ce ne dimentichiamo perdiamo la possibilità di essere felici.
La felicità nasce dall’avere un senso, non imposto dall’esterno, ma individuale. Dedicare la vita allo scoprire e incarnare questo significato intrinseco è la via maestra verso la felicità. Chi trova la propria vocazione sente nel cuore la pace di chi è nel proprio posto.
La felicità è nel saper lasciare andare: chi si aggrappa al passato, a ciò che è stato o all’idea di ciò che dovrebbe essere è lontano dalla vita, mentre chi impara a fluire con la vita, ad accogliere e poi a lasciar andare, trova la leggerezza della felicità.
Come aumentare la propria felicità
La felicità non è un obiettivo da raggiungere né una prestazione da migliorare. Non è un muscolo da allenare né una vetta da conquistare con la forza di volontà. Essa sfugge al nostro controllo proprio perché non può essere prodotta, aumentata o trattenuta a piacimento. La felicità arriva quando smettiamo di cercarla e, semplicemente, viviamo.
Molti credono che la felicità sia una questione di sforzo, che si possa ottenere con le giuste strategie, con la disciplina, con il miglioramento continuo. Ma la felicità non funziona così: essa non risponde agli ordini, non si lascia comprimere in tabelle di crescita personale. Arriva come uno stato di piacevolezza del vivere, una leggerezza che nasce dal lasciar fluire le cose. E questo accade solo quando smettiamo di inseguirla e ci concentriamo su ciò che è più nostro, su ciò che fin dalla nascita ci appartiene: le nostre predisposizioni, le nostre inclinazioni, i nostri talenti.
Ognuno ha dentro di sé un’impronta originaria. Quando seguiamo quella predisposizione innata senza forzarci in ciò che ci allontana da noi stessi, senza giudicarci perché non siamo come vorremmo o come gli altri ci vorrebbero, la vita diventa più piena e la felicità trova spazio per emergere spontaneamente.
Pensiamo a un bambino che gioca immerso nel suo mondo: non si chiede se sta giocando “bene”, non si sforza di provare gioia, non misura il suo divertimento. Gioca perché è naturale per lui, perché è quello che in quel momento lo attira e lo coinvolge. Ecco, la felicità è più simile a questo stato di immersione che non a un premio da meritare.
Se vogliamo che la felicità faccia parte della nostra vita, dobbiamo lasciarla libera di arrivare quando vuole, senza rincorrerla. Possiamo creare le condizioni perché si manifesti vivendo in sintonia con la nostra natura, dedicandoci a ciò che ci appartiene profondamente, senza costringerci in ruoli, obiettivi o aspettative che ci snaturano.
laureato in Sociologia presso l’Università Sorbona di Parigi. Collabora con l‘Istituto Riza di Medicina Psicosomatica e con le riviste Riza Psicosomatica e Riza Relax.
