Lenticchie in estate: ecco perché sì

Non si usano solo d’inverno per zuppe e minestre: questi legumi super proteici vanno bene anche nella bella stagione, contro anemia e stanchezza

Lenticchie in estate: ecco perché sì
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
17.06.2021

La lenticchia o “bistecca dei poveri”, come veniva chiamata un tempo gli agricoltori, è un legume proteico che si coltiva da sempre nel nostro paese, da Nord a Sud e fin sulle Isole, ma solo in certe zone – e Castelluccio è la capitale di questi territori – si producono le qualità più pregiate.

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Lenticchie: da dove vengono?

In Europa le lenticchie si diffusero via nave dall’Egitto, dove erano conosciute fin dal 7000 a.C., dopo che i Greci e i Romani le esportarono in tutto il bacino del Mediterraneo per introdurle nella dieta come alternativa ai cibi d’origine animale.

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Lenticchie, un’insospettabile fonte di ferro

Sono piante rustiche che si adattano a svariati tipi di terreno e resistono anche al freddo, offrendo in cambio un cibo apparentemente povero (anche perché poco costoso), ma molto ricco di sapore e di virtù nutritive. Contengono il 53% di carboidrati e ben il 25% di proteine (un etto di lenticchie equivale a circa 2 etti di carne) che, per essere correttamente assimilate, vanno combinate con riso o pasta; l’abbondanza di potassiofosforo e di ferro le rende quindi indicate a chi soffre di lievi anemie, durante la convalescenza e per migliorare la consistenza delle ossa, mentre le fibre e la cellulosa garantiscono la regolarità intestinale. Un’unica avvertenza: per fare sì che le lenticchie non s’induriscano troppo, basta non aggiungere il sale durante la bollitura. Si condiscono alla fine.

 

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Le migliori vengono dal centro Italia

Nella terra di San Benedetto, su una piana spazzata tutto l’anno da un vento carico di profumi di erbe e sole, a giugno si schiudono a milioni i fiori delle lenticchie. Siamo a Castelluccio di Norcia, una cittadina fondata nel XIII secolo lungo la dorsale appenninica in provincia di Perugia, a protezione di una distesa a perdita d’occhio di campi incastonati al confine fra Umbria e Marche. È qui, nel silenzio dell’Italia interna dei monaci e dei pellegrini, che cresce uno dei legumi più antichi e più preziosi: la lenticchia, che proprio all’inizio dell’estate regala con la sua fioritura un incredibile spettacolo di colori.

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Se ti provocano meteorismo, fai così

Alcune persone non mangiano lenticchie perché, dopo averle consumate, accusano gonfiore e meteorismo: per aggirare questo rischio, durante la cottura metti nell’acqua una carota, una cipolla o un pezzettino di alga kombu: le renderai più saporite e anche più digeribili. Un altro consiglio è mettere i legumi con la cuticola esterna nel passaverdure a maglie piccole: proprio questa parte del legume è responsabile del meteorismo, in quanto ha una struttura complessa ricca di fibra che causa fermentazione nell’intestino.

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Trasformale in germogli: sono ottime nell’insalata o in padella

Le lenticchie germogliate sono ricche di vitamine PP e C, che migliorano l’assorbimento del ferro presente nel legume. Per ottenere germogli per 3-4 persone, poni 200 g di lenticchie in una ciotola e coprirle di acqua a temperatura ambiente; dopo 24 ore, scola l’acqua, sciacqua le lenticchie e versale in un grosso vaso di vetro che andrà tenuto al buio e a temperatura ambiente: le lenticchie vanno lavate e sciacquate ogni giorno e poi rimesse nel vaso, per 5 giorni. Al sesto giorno, puoi gustare i germogli saltati in padella o in insalata.

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Quelle di Castelluccio sono tenere e molto digeribili

Per salvaguardare la tipicità territoriale e le speciali caratteristiche organolettiche delle lenticchie di Castelluccio, fin dal 1960 è stata creata una Cooperativa che seleziona e commercializza (anche online) questi legumi unici al mondo, raccolti sui piani carsici di Castelluccio di Norcia, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a un’altitudine di circa 1500 metri. Grazie alle particolari condizioni climatiche in cui si sviluppa e alle antiche tecniche di coltivazione biologiche, la lenticchia di Castelluccio, pur essendo tenera e saporita, è particolarmente resistente e non viene attaccata dai parassiti; inoltre la buccia è sottile e per le normali ricette non è necessario l’ammollo: basta un lavaggio rapido sotto l’acqua corrente; di conseguenza, anche i tempi di cottura si riducono e le virtù nutritive del legume restano intatte. Nel 1999 l’Unione Europea ha conferito alla lenticchia di Castelluccio il marchio IGP di “Indicazione Geografica Protetta”, che è tutelato dalla Cooperativa.

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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