Rafano, la radice dalle proprietà che non ti aspetti

Chiamata anche cren, dalla salsa che si ricava grattugiandola, è una radice aromatica dalle virtù analgesiche, antibiotiche e depurative

Rafano, la radice dalle proprietà che non ti aspetti
Redazione Riza
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29.03.2021

Il rafano (Armoracia rusticana) è una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Crucifere o Brassicacee, come cavolfiori, rape e broccoli. Conosciuto come rafano rusticano o tedesco, è noto anche col nome di barbaforte o cren. Ciò che forse si sa di meno è che la sua radice presenta tantissime proprietà nutrizionali utili per la salute ed è un ottimo ingrediente per arricchire le tue ricette in cucina.

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I valori nutritivi del rafano

Il rafano è una radice dalla polpa bianca e croccante, molto ricca d’acqua (95%) e con un buon tenore di fibre (3%). È anche una buona fonte di vitamine idrosolubili, tra cui la vitamina C e alcune del gruppo B, nonché la A, e di sali minerali come magnesio, calcio, fosforo e ferro, ma soprattutto potassio. Tra i principi attivi più interessanti che contiene il rafano ricordiamo vari tipi di glucosinolati (glucoclearina, gluconasturtiina e sinigrina), fitocomposti dalle proprietà antiossidanti e antitumorali, che gli conferiscono anche il tipico sapore piccante. Tutte queste virtù a poche calorie: 48 per 100 grammi.

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Le proprietà benefiche del rafano

  • Il rafano stimola la digestione, regola l’intestino e lo libera dai gas di fermentazione.
  • La presenza di solfuro di allile gli conferisce proprietà antibatteriche e antibiotiche, soprattutto in caso di infezioni delle vie urinarie.
  • È un ottimo diuretico, poiché stimola la minzione e favorisce la funzione renale, contribuendo all’espulsione delle tossine con effetto detossicante. Il rafano è anche utile per ridurre la ritenzione idrica e la cellulite.
  • Grazie alla presenza di acido glicolico, il rafano è un buon antinfiammatorio e decongestionante, in particolare per le vie respiratorie.
  • Applicato localmente (grattugiato e mescolato ad alcol) ha anche un’azione analgesica utile per alleviare dolori muscolari, tendiniti, reumatismi, artrite e sciatica.
  • La presenza di antiossidanti fa di questa radice anche un’ottima alleata del sistema immunitario contro l’azione dei radicali liberi, utile soprattutto per evitare il rischio di malattie croniche, come demenze e patologie cardiovascolari.
  • Sempre a livello del sistema circolatorio, il rafano regola la pressione arteriosa, grazie alla presenza di sinigrina, e favorisce il flusso dei liquidi corporei migliorando di conseguenza la circolazione sanguigna, grazie alle proprietà vasodilatatrici del potassio che contiene.
  • A livello topico, trova impiego anche nella cosmesi come rimedio naturale contro dermatosi, herpes e macchie della pelle. Dato che può provocare irritazioni, è però meglio usarlo con parsimonia, facendo comunque prima un test cutaneo.
  • Infine, avendo un basso contenuto calorico è l’ideale nelle diete ipocaloriche. Inoltre, come tutti gli alimenti piccanti attiva il metabolismo, contribuendo a smaltire i grassi in eccesso e quindi aiutando a perdere peso.
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Rafano: un alleato per il fegato

Il rafano è considerato un vero e proprio toccasana per la salute del fegato. Questo è dovuto alla presenza di elevate concentrazioni di solforati, molecole che fungono da antiossidanti e aiutano quindi il fegato a depurarsi dalle scorie accumulate a seguito di una dieta ricca di grassi. Oltre a realizzare ottime ricette in cucina, con la sua radice puoi preparare un infuso detossicante: fai bollire 30 grammi di radice in un litro d’acqua, filtra e lascia raffreddare. Bevine fino a un massimo di tre tazze al giorno.

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Rafano: controindicazioni

La radice di rafano è sconsigliata a chi soffre di problemi gastrici (come bruciori di stomaco e ulcere) e di disturbi renali. È controindicata anche agli ipotiroidei, poiché i glucosinolati che contiene interferiscono con l’attività della tiroide, inibendola, e alle donne in gravidanza e ai bambini.

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Rafano: gli usi in cucina

Il rafano può essere consumato fresco, appena grattugiato, oppure tagliato a julienne e condito con olio e succo di limone. Ha un sapore molto aromatico, acre e pungente, tra il dolce e il piccante, simile a quello della senape. Una volta grattugiato, il rafano va consumato subito, altrimenti perde le sue proprietà nutritive, oltre che la freschezza, oppure va conservato in frigorifero sotto aceto non oltre i sei mesi. In Italia è molto utilizzato nella cucina triestina, grattugiato specialmente sugli antipasti e come ingrediente principe della salsa cren. In Basilicata, la radice di rafano grattugiata è alla base di una specie di frittata alta tipica della città di Matera, la “rafanata materana”, composta da uova, formaggio, pecorino, prezzemolo e pepe. A Potenza, invece, dove viene chiamata il “tartufo dei poveri”, si grattugia fresca sopra il ragù; oppure si usano le foglie tagliate a striscioline per insaporire le insalate o da aggiungere alle minestre.

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Rafano e wasabi

Una varietà di rafano verde giapponese (Wasabia japonica) è l’ingrediente principale della famosa wasabi, la crema verde brillante che si scioglie nella salsa di soia quando si accompagna al sushi e che ha un’azione antibatterica (è un rimedio efficace per contrastare i batteri che possono essere ingeriti quando si mangia il pesce crudo). Spesso il rafano viene utilizzato al posto della Wasabia japonica, poiché è difficile da reperire e molto cara.

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La ricetta della salsa cren

La salsa cren, a base di rafano grattugiato, fa parte della tradizione culinaria ebraica e ne esistono diverse varianti. È tipica di Germania, Austria, Ungheria e altri paesi dell’Europa dell’Est. In Italia viene consumato soprattutto nelle regioni del Triveneto, come il Friuli-Venezia Giulia. Per prepararla inizia raschiando con un coltello la radice, per eliminare la buccia. Quindi grattugiala finemente e mettila dentro a una ciotola insieme a un etto di pangrattato, un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, mezzo bicchiere di aceto bianco o di mele, un cucchiaino di zucchero e sale quanto basta. La salsa cren è l’ideale per accompagnare carni, bolliti, pesce affumicato, formaggi e uova. Ottima anche su patate bollite, barbabietole e verdure stufate. Una volta pronta va conservata in frigorifero.

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C’era una volta... il rafano

Secondo un’antica leggenda, il rafano rende gli occhi più belli, perché la lacrimazione provocata dalla sua radice (come quando si sbuccia la cipolla) deterge e dona uno sguardo più luminoso e brillante. Già ai tempi dei Romani, e successivamente nel Medioevo, il rafano era apprezzato per le sue qualità medicinali, tant’è che lo troviamo raffigurato in molti affreschi appartenenti a quel periodo. Dal XVI secolo in poi inizia a essere utilizzato anche in cucina. In Francia viene chiamato anche “senape dei tedeschi” perché molto amato fin dal passato dai popoli germanici, che lo usavano sotto forma di salsa a base di aceto con cui condire pesce e carne.

Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.

I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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