Ostinarsi a cercare "il bello" della vita e abbellirne gli aspetti sgradevoli è una trappola che allontana dalla realtà e produce sofferenza. Accogli il mondo com'è: bello, brutto e soprattutto vero
Non ostinarti ad abbellire la realtà
Buon giorno a tutte, oggi vi leggo la lettera che scrive Ilaria:
“ Se mi confronto con le altre donne non mi riconosco, sono tutte più grintose e scafate di me. Io ho trentatré anni e sono un’ingenua, sarà che sono cresciuta sotto a una campana di vetro, figlia unica, genitori che stravedono per me e mi hanno iper-protetto, con i quali vivo ancora. Ma perché deve essere sbagliato credere nel grande amore, nell’amicizia, avere dei valori, credere che la vita possa essere una bella vita? Il problema è che ogni volta mi scontro con un mondo che non mi piace, scopro che le persone sono ciniche, egoiste, ma più incorro in illusioni, più mi dico che non mi devo arrendere e io continuo a cercare il bello dappertutto, non mi voglio abbruttire – dentro- È sbagliato?”
Ho scelto la lettera di Ilaria perché mi colpisce questa costante tra l’abbrutirsi e il bello, cercare il bello, ostinarsi a vedere il bello. Io non credo che cercare il bello così come lo sta cercando Ilaria, sia qualcosa che faccia bene alla nostra salute e alla nostra vita. Anche perché diventa uno sforzo, una sorta di ostinazione a negarsi quella che invece è la realtà . È un’attitudine a volte femminile quella di “ornare” le cose. Vedo molte donne che ad esempio quando entrano in una camera d’albergo un po’ minimal mettono delle “cose”, arredano con cose “carine” dicono loro, per rendere l’ambiente più grazioso. Ecco, ci sono aggettivi come: carino, grazioso, che sarebbe bello bandire dal nostro linguaggio, almeno una volta ogni tanto.
Ilaria, prova a non “condire” ogni cosa che vivi con questi aggettivi, prova a non usarli. Quando entri in un ristorante guardalo, -stai- semplicemente dove sei, decidi dove sederti e cosa mangiare, senza cercare subito l’impressione di quanto sia o meno “carino”.
Quando incontri una persona nuova evita di dire, alla prima battuta che fa: “ Che persona carina!”.
Ecco, è come se, questo modo di raccontarci i fatti, mettesse una sorta di “patina” sul reale che porta a edulcorare le cose e ci fa entrare in una sorta di finzione permanente.
È come se la nostra impressione, l’impressione che vogliamo dare alle cose, fosse una carta assorbente e andasse a impregnare tutte quello che c’è.
Ma è questo che noi siamo chiamate a fare? È questo il senso della nostra vita?
È esattamente questo che accade quando si cerca il bello dappertutto.
Riza Psicosomatica
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Il primo mensile di psicologia in Italia, diretto da Raffaele Morelli, aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Parla di noi, delle nostre potenzialità creative e vitali e risponde in modo pratico ed efficace a tutti i nostri bisogni.
Credo che il bello sia legato in maniera indissolubile al vero e dove c’è finzione, dove c’è illusione, c’è uno sforzo inutile che porta a non alimentarci della vita com’è, ma semplicemente a ridondare su questa nostra ostinata volontà di vedere le cose come ce le immaginiamo e come desideriamo che siano. Bisogna crescere Ilaria, svegliarsi è la cosa più bella del mondo ed è molto importante. Torneremo nel prossimo post ad approfondirlo con una favola che ci racconterà ancora meglio come fare per svegliarci.
Grazie.
Katia Vignoli è psicoterapeuta e giornalista. Collabora da anni con Riza, scrivendo sulle riviste Riza Psicosomatica, Figli Felici e Dimagrire, ed insegnando presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia dell'Istituto Riza.
Qui trovate la pagina Facebook di Katia Vignoli
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