La dott.ssa Katia Vignoli, psicologa psicoterapeuta, dà qualche consiglio su come affrontare i momenti difficili che stanno vivendo le persone dell'Emilia Romagna.
Buon giorno a tutti.
Innanzitutto grazie per il gradimento che hanno avuto i primi video, sono arrivate tante lettere in redazione, tra le altre quella di Angela, una delle donne, di quelle famiglie che stanno vivendo il dramma del terremoto.
Scrive Angela:
«Di colpo il terremoto. Non immaginavo potesse essere tanta la paura. In questi giorni vivo come sospesa in un altro mondo. È tutto emergenza, sempre emergenza, non si sa quando finirà. Ci si aiuta, niente ci è più indifferente. È strano ma insieme al terrore sento una grande forza, non so nemmeno io da dove venga. Quella di rassicurare i miei figli, di stare vicino a mio marito, agli altri che di colpo sembrano sempre meno –altri-. Avevamo una piccola attività, tutto distrutto, anche la casa. Non so come ci rimetteremo in piedi, non so quando ma in qualche modo faremo.»
Angela racconta molto bene, in queste poche righe, il dramma che stanno vivendo insieme a lei molte persone. La terra trema, crollano le case e si “crepano” anche tutti i puntelli intorno a cui noi cuciamo la nostra identità: la nostra storia, il paese in cui viviamo, i ricordi…
Credo che tra i tanti incubi, il terremoto rappresenti forse in maniera più forte questa paura e questo smarrimento che ci prende quando il nostro piede che dovrebbe sentirsi saldo a terra, comincia a vacillare. Ecco, questa è quella che noi chiamiamo emergenza, quando le nostre sicurezze ci abbandonano e quando per forza di cose dobbiamo attuare una strategia diversa per vivere.
Eppure è proprio nelle situazioni di emergenza e nelle situazioni limite che noi sviluppiamo un tipo di intelligenza diversa, è come se la nostra psiche mettesse in atto nel momento di massimo bisogno, un’intelligenza più essenziale, che sa riconoscere qual è la risposta da dare a seconda della circostanza e soprattutto che agisce in tempi molto più rapidi. L’azione diventa immediata, il passaggio dal pensiero all’azione si accelera e si fa quello che è da fare.
Credo che le donne abbiano una particolare attitudine per questo tipo di “intelligenza dell’emergenza”.
Noi donne lo vediamo anche nelle piccole cose: quando arriva un ospite e d’improvviso dobbiamo organizzargli una cena, fargli posto nella nostra casa. Abbiamo una capacità molto più plastica di assecondare i cambiamenti della vita, per cui questa capacità strategica delle donne, di fare quello che è da fare, in realtà, al di là di eventi così grandi come quello del terremoto, ci accompagna in ogni evento della nostra esistenza. Oggi siamo in un momento di emergenza e per tante donne è difficile arrivare alla fine della giornata, alla fine del mese, problemi economici, incertezza sul lavoro… Stiamo vivendo un po’ tutti questo stato.
Riza Psicosomatica
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Il primo mensile di psicologia in Italia, diretto da Raffaele Morelli, aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Parla di noi, delle nostre potenzialità creative e vitali e risponde in modo pratico ed efficace a tutti i nostri bisogni.
È importante che noi consideriamo la risorsa che c’è adesso, quello di cui possiamo disporre, non come la risorsa di ripiego: “quello che c’è rispetto a quello che manca” “ Quello che c’è rispetto a quello che è rimasto.” Consideriamolo invece- tutto quello che c’è- e si parte da lì. Si parte solamente da lì. Ecco che allora, questa capacità femminile di considerare quello che c’è come tutto quello che è, ci porta a essere molto più posizionati sull’istante, su quello che dobbiamo saper fare ora invece di rimpiangere, temere, posizionare la nostra mente su energie che invece possono farci vacillare, possono indebolirci. Dobbiamo diventare in un certo senso un po’ “acrobati della vita” e riuscire con il nostro femminile a “traghettare” anche i nostri figli, i nostri uomini, da una vecchia forma a una nuova forma.
A proposito di queste acrobazie che dobbiamo fare vi leggo qualche verso di una bellissima poesia di una poetessa dal nome difficile Wislawa Szymborska (premio nobel) che si chiama proprio “L’acrobata”:
“Con faticosa leggerezza,
con paziente agilità,
con calcolata ispirazione. Vedi
come si acquatta per il volo? Sai
come congiura dalla testa ai piedi
contro quello che è? Lo sai, lo vedi
con quanta astuzia passa attraverso la sua vecchia forma e
per agguantare il mondo dondolante
protende le braccia nuovamente generate?
Belle più di ogni cosa proprio in questo
momento, del resto già passato.”
Dobbiamo diventare acrobati nell’emergenza e c’è qualcosa di noi che ci fa essere capaci di farlo.
Buona giornata.
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