Ti manca sempre qualcosa? Fai così

 

 
Ti manca sempre qualcosa? Fai così

Se non sei mai contento e nella tua esistenza  c’è un senso di vuoto costante, devi reagire scoprendo perché accade e come ritrovare la capacità di gioire…

 

Alcune persone vivono così: senza mai davvero esser contenti né appagati, anche se magari hanno una vita ricca di avvenimenti e risultati. Per loro c’è sempre qualcosa che manca: non riescono proprio a essere felici. Alla radice di questo atteggiamento ci possono essere vari fattori: il perfezionismo, l’abitudine a considerare la felicità come qualcosa che “deve ancora arrivare”, la difficoltà a vivere le emozioni in modo diretto e lineare. Ma c’è un denominatore comune ed è un senso di superiorità implicito, non dichiarato, nascosto. La persona, nel suo definire inappagante la realtà presente, sembra avere in mente “ben altro” rispetto a quel che c’è adesso, e considera questo “ben altro” proporzionale al proprio “ovvio e scontato altissimo valore”.

Vittime di uno snobismo nascosto

Chi sta accanto a questi insoddisfatti cronici, all’inizio li giudica consapevoli di quello che vogliono, ma poi, poco a poco, inizia a provare un indefinito fastidio, fino a quando si chiede: «Ma chi si crede di essere, per ritenere i risultati degni della sua gioia solo quando solo stratosferici?». E in seguito si domanda: “Ma allora di me, che sono contento della mia semplice realtà quotidiana, penserà che sono un mediocre?». In effetti la risposta è: sì. 
L’insoddisfatto ha un atteggiamento snobistico, per il quale lui può sentirsi appagato solo da qualcosa di speciale, mentre gli altri, non essendo speciali, possono accontentarsi anche del “poco” che il quotidiano offre.

Una fragilità latente

In realtà questo eterno insoddisfatto  non è per nulla sicuro del proprio valore. Non sa se “vale o no” e quell’eterna insoddisfazione è un modo per sfuggire a un incontro reale con la propria traballante autostima. Tagliare questo intrico di pensieri è il primo, fondamentale passo per chi vuole uscire dal senso di onnipotenza e iniziare a godere della vita come un comune mortale. Limitato, forse, ma felice.           

la causa è una profonda disistima

La frase che si cela dietro l’eterna insoddisfazione è: “Se gioisco di piccole cose vuol dire che mi bastano, e quindi che anche io potrei essere “piccolo” e limitato”. Il dubbio di non valere impedisce di gustarsi la vita.

Gusta la vita partendo dalle piccole cose

Prova a vivere in modo diverso un risultato o un evento positivo: invece di darlo per scontato passando a rincorrerne un altro, celebra quanto è successo, da soli o con altri. Fermati cioè a sancire la bontà di quanto accaduto attraverso un momento rituale, che gli dia valore e dia reale soddisfazione. Soltanto dopo riparti.

Passa del tempo con i bambini 

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L’eterno scontento affronta la realtà in un modo troppo mentale e distorto. Stare di più con i bambini, se possibile giocare con loro e partecipare al loro mondo di fantasia è un grande aiuto per imparare a godersi quello che il presente può offrire, senza ingabbiarlo in continue valutazioni.

Stai di più nella natura  

Entrare in contatto con la natura aiuta a percepire quanto l’interiorità sia ricca e appagante, e di conseguenza insegna a vivere meglio anche la realtà esterna. Ricorda: il contatto con la natura è più proficuo se non si basa su sfida e competizione, ma sulla contemplazione.

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mr 14/05/2013 15:45

Ebbene io sono un eterno insoddisfatto. Già ammetterlo è un primo passo. Condivido molte cose scritte qui. La mia insoddisfazione è più che altro lavorativa (nonostante abbia un contratto indeterminato pur essendo ancora giovane). In genere non penso ai sentimenti, essendo più concentrato appunto su altre cose e perché sono fidanzato da anni anche se non è una storia certo piena di passione ma più di abitudini. C'è però una cosa che mi turba. Tre anni fa sono entrato in una crisi personale-affettiva con un'attrazione (mai esplicitata) verso un'altra ragazza (all'epoca fidanzata). Da allora per scacciare questo chiodo mentale ho incrementato i miei impegni (e sogni lavorativi) e l'ho praticamente dimenticata nonostante per dire ora sia diventata single. La mia fidanzata non ha mai saputo nulla di questo. A tre anni di distanza ho paura di essere in procinto di cadere in una nuova crisi affettiva per una nuova ragazza appena conosciuta (single, ma che ha dieci anni meno di me)... razionalmente è una storia impossibile e intendo guardarmi bene dal "provarci" con una appena maggiorenne. Mi chiedo però come posso uscire da questa mia situazione... aumentare ancora gli impegni lavorativi è impossibile... dovrei interrogarmi forse sull'opportunità di troncare una storia che temo non sia più d'amore ma di una sincera amicizia quasi fraterna prima che si debba trasformare in matrimonio (lei insiste molto a tal proposito)?

 

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