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Chiedere scusa: segno di forza o debolezza?

 

 
Chiedere scusa: segno di forza o debolezza?

Incomprensioni o litigi mettono talvolta a rischio non solo le coppie, ma anche rapporti di stretta amicizia; spesso la soluzione è  tendere la mano per primi

 

Le incomprensioni con gli altri sono all’ordine del giorno: un malinteso, un’azione più o meno consapevole, un vero e proprio litigio tra amici, in coppia, con i figli, o con un collega. E dopo, cosa rimane molto spesso? Musi lunghi, silenzio e cattivo umore, se non frecciatine e frasi ironiche utili solo per scaricare la tensione e l’arrabbiatura, ma controproducenti per ricucire lo strappo. Allora, per non prolungare oltre questo stato di tensione, forse è arrivato il momento di chiedere scusa e ricominciare più sereni il rapporto. Ecco come. 

 

Sì – Tutto si aggiusta soltanto con gesti semplici e spontanei

 

Fai tu il primo passo

Chiedere scusa è difficile: si fa un passo indietro, si deve mettere da parte l’orgoglio, ci si mette in discussione. Sono gli atteggiamenti che permettono di abbassare i toni e di non compromettere la relazione. Anche se in apparenza può sembrare di mettersi in una posizione di debolezza, in realtà si sta prendendo in mano le redini del gioco.

 

Elimina le parole inutili

Non servono tante parole: affidati a quello che senti e quando decidi di agire fallo e basta. E non pensarci più, non rimuginare. Vedrai che il tuo gesto sincero lascerà il segno! Non c’è niente di peggio che abbozzare gesti finti, frasi di circostanza o toni falsi e superficiali: chi ci è di fronte il più delle volte se ne accorge.

 

A ognuno il suo metodo

Non esiste un modo migliore di un altro per chiedere scusa. Un sorriso, un abbraccio, una lettera, un mazzo di fiori o un messaggio sul cellulare… Non importa come, quello che conta è trovare il modo più adatto a te, quello che ti viene più naturale e che, vedrai, riuscirà a fare breccia nel cuore dell’altro.

 

No – Guai a cercare di chi è la colpa

 

Non soggiacere al ruolo

Si è portati a pensare che un genitore non possa chiedere scusa a un figlio o che un capo non possa farlo con un dipendente. Ma nelle relazioni non ci sono né obblighi né parti da rispettare. Tutti possono sbagliare, alzare eccessivamente i toni o anche comportarsi in maniera scorretta. Se ti sei accorto che il tuo comportamento ha causato sofferenza all’altro, che tu sia un genitore, un capo, un fratello maggiore, sentirti in colpa non serve a nulla. Fai invece come fosse un rito: chiedi scusa senza pensarci due volte e senza temere che la tua posizione ne venga ridimensionata. Al contrario,  migliorerà...

 

Non rimuginare su torti o ragioni

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Nella maggior parte dei casi dopo un’accesa discussione si tende a soppesare torti e ragioni. Non focalizzare l’attenzione sui motivi dei dissapori perché a volte le intenzioni, anche le migliori, possono avere effetti dolorosi del tutto imprevedibili e ci fanno infilare in tortuosi percorsi di rinfaccio reciproco. Quella che stai vivendo non è una lotta per stabilire un vincitore e un vinto: fermarsi è l’unico modo per chiudere una volta per tutte la questione.

 

Non dare per scontato niente 

Non stupirti se la persona non accetta le tue scuse. Può farlo! Quello che conta è che tu ci hai provato e hai fatto del tuo meglio. Forse l’altro è stato molto ferito dal tuo comportamento, potrebbe avere bisogno ancora di un po’ di tempo per smaltire il dolore o l’arrabbiatura oppure la litigata è stata la scusa che aspettava per chiudere con te. In ogni caso la tua parte l’hai fatta. Ora non insistere e limitati a osservare cosa succede.

 

Il segreto: il rancore arriva e passa

Anche dopo una sfuriata o un semplice malinteso quello che conta è andare oltre, veramente e con onestà. Impara a considerare quello che è successo semplicemente per quello che è: un momento di confronto o di scontro vissuto in pienezza. Una volta passato, quello che è accaduto non esiste più. Solo così eviterai inutili strascichi. L’altro non potrà che imparare da te che questo è l’atteggiamento migliore per affrontare e superare un momento di disaccordo.

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L'istituto Riza di Medicina Psicosomatica, fondato nel 1979 da Raffaele Morelli insieme a un gruppo di medici, psicologi e ricercatori, ha lo scopo di studiare l'uomo come espressione dell'unità psicofisica, riconducendo a questa concezione l'interpretazione della malattia, della sua diagnosi e della sua cura. 

Per informazioni e appuntamenti per psicoterapie: 02 58 20 793.

I colloqui di psicoterapia sono svolti anche presso il Centro Riza di Medicina Naturale (Milano)

 

 

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