Per te la vita è sempre in salita o vedi il suo lato migliore? Sei aperto e spontaneo, o difensivo e chiuso? Attenzione: il tuo atteggiamento di fondo può essere proficuo o dannoso. Impara a coglierlo e starai meglio
Se “tiri avanti” sempre, rischi bruschi stop
Tirare avanti, stringere i denti: due frasi comuni che rivelano l’atteggiamento mentale che molti tengono in alcuni momenti delicati della vita, quelli successivi a un evento negativo, ma che poi alcuni prolungano fino a trasformarlo in un abito esistenziale che non si cambia mai. “Ma sì, tiriamo avanti”: un modo apparentemente valoroso gli eventi, in realtà controproducente. Perché? Il problema è che un simile atteggiamento impedisce l’elaborazione psicologica degli eventi negativi e modifica col tempo il nostro approccio ala vita impedendoci di cogliere le occasioni, di dare spazio alla creatività e alla gioia di vivere.
La felicità non è un’oasi
Tirare avanti significa intendere il vivere come sopravvivere e l’esistenza come resistenza. Chi è impregnato di questa mentalità sente di vivere sempre “contro vento” e, dopo ogni ostacolo, di essere un superstite che non può aspirare ad altro se non, appunto, a tirare avanti… Ma siamo davvero obbligati a vivere così? No: “la vita come valle di lacrime” è un’invenzione. È possibile invece cambiare impostazione e acquisirne un’altra, non solo più costruttiva e meno nevrotica, ma anche molto più realistica: si può passare da questo pessimismo esistenziale a volte anche un po’ compiaciuto, a pensare che, da ogni evento negativo che ci capita, fatta eccezione per alcuni lutti reali di persone carissime, possiamo uscire arricchiti. Si tratta di mollare l’obsoleta mentalità che vede la felicità come esile tregua tra i tanti momenti brutti, e acquisire quella per cui essa è possibile a prescindere da molte delle cose negative che ci accadono.
Pensare alla vita come ad un sentiero in un bosco
Per farlo va ribaltata l’immagine interiore che abbiamo di noi stessi. Chi “tira avanti” vede se stesso come un affaticato omino con una pesante gerla sulle spalle, che deve superare ostacoli molto più grossi di lui. Chi invece vuole arricchirsi interiormente, deve imparare a vedere se stesso come una persona che affronta a viso aperto un percorso di montagna, immerso nel verde e nelle rocce, che prevede un naturale alternarsi di passaggi belli e di passaggi brutti. Perché la vita è proprio così…
La guida pratica
Concediti una pausa
Dopo un evento fortemente negativo, se ti accorgi che non hai slancio e determinazione e stai tirando avanti a testa bassa, come un animale da soma che deve tirare il carro e nient’altro è fondamentale fermarsi e concedersi un minimo di tempo per lasciare alla mente la possibilità di rigenerarsi e di rendersi conto di quello che è successo.
Se soffri, fallo bene
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Il primo mensile di psicologia in Italia, diretto da Raffaele Morelli, aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Parla di noi, delle nostre potenzialità creative e vitali e risponde in modo pratico ed efficace a tutti i nostri bisogni.
Quando c’è da soffrire, bisogna farlo nel modo giusto: soffrire per l’evento in se stesso, e non amplificare il dolore con altri pensieri, deduzioni o sensi di colpa. Per questo è necessario non banalizzare l’accaduto, non rimuoverlo e non far finta di niente, ma anche non tirare avanti drammatizzando e lamentandosi di continuo.
Cedi ai momenti no
Cerchiamo sempre di non fuggire quello che ci accade di doloroso: stringere i denti non è sempre la soluzione. Spesso è meglio cedere per un po’, accettare. È l’unico modo affinché tutte le sofferenze che viviamo non si accumulino dentro di noi fino a logorarci o a esplodere in un sintomo, ma si consumino, come in una fiammata.
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