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DEPRESSIONE

Impariamo ad ascoltare la voce della depressione

24 AGO 09 - La depressione è la voce arrabbiata dei nostri talenti inespressi, messi da parte troppo a lungo per far posto a modelli sbagliati.

Dal talento negato alla depressione
La depressione nasce quando ignoriamo con ostinazione il nostro talento, ossia quando non facciamo “la vita che fa per noi”. Ognuno di noi, infatti, ha un talento che lo guida. Al momento opportuno, quando le condizioni sono mature, ci porta a esprimerci. A volte però non ne siamo consapevoli e finiamo per ostacolarlo, imponendoci dei percorsi inconciliabili con la nostra inclinazione naturale. Succede allora che dentro di noi nasca l’attrito, sotto forma di insoddisfazione, malessere, disagio generalizzato. Se il contrasto interiore si cronicizza, la depressione può rivelarsi l’unica risposta a disposizione per spazzar via uno stato di cose insostenibile. Come la febbre, con la sua vampa, brucia tante tossine accumulate nell’organismo, così la depressione, con la sua irruenza, depura la mente dai veleni che la opprimono.

La depressione e il "puzzle" della vita
Per ritrovare un buon rapporto con se stessi, serve un approccio completamente diverso ai disagi interiori. Non sono nemici da combattere, ma “messaggeri dell’anima” e spesso anche alleati del nostro vero benessere. In quanto messaggeri, i disagi hanno una “missione” da compiere. La missione della depressione è proprio quella di spazzare via gli stili di vita inadeguati, che non valorizzano la nostra vera natura e bloccano le energie vitali. È come se avessimo l’idea che la vita sia un puzzle da comporre: prima ci affanniamo nello sforzo di completarlo, mettendo a posto tutti i tasselli (cioè i nostri progetti: lavoro, matrimonio, amicizie giuste ecc.) salvo poi rimanere delusi quando scopriamo che, immancabilmente, manca l'ultimo tassello: la nostra felicità. Ci siamo fidati troppo dei giudizi esterni, abbiamo fatto troppe cose per accontentare il mondo, e poche per accontentare noi stessi.

Perché la depressione viene a visitarci
Ecco perché arriva la depressione. Fermandoci, impedendoci di proseguire nei nostri progetti, trattenendoci in uno stato di vuoto, di buio, di silenzio, spegnendo apparentemente tutte le nostre energie, la depressione intende azzerare il nostro tentativo di guidare il destino, insegnandoci che la via giusta è invece quella di assecondarlo. La depressione viene per rompere quel gioco sbagliato e per rimetterci in contatto con la nostra interiorità, la sola che può farci da guida.


L’esercizio da fare nei momenti bui
Fai ogni giorno questo breve esercizio: a occhi chiusi, prova a percepire il tuo stato non più come una nube di pensieri diffusa intorno a te, ma come un dolore che senti in un punto preciso del tuo corpo. Concentralo tutto in quel punto, rimani così per qualche istante, poi immagina che proprio da lì nasca una piccola sfera di luce, che lentamente si espande fino a circondare completamente il tuo corpo e a disperdersi nel nulla.

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COMMENTI

COMEPOSSOFARE - siddharta81

ciao siddharta, devi vivere la tua vita e non quella di tuo padre... comincia a suonare la chitarra e a cantare le tue canzoni quando sei a casa. chi l'ha detto che a tuo padre non possano piacere? e se così fosse, cosa importa? Spesso ci facciamo delle idee degli altri e dei nostri genitori che non corrispondono a realtà. Ci facciamo le domande e ci diamo le risposte da soli. Magari potresti avere delle piacevoli sorprese. A forza di non sperimentarci rischiamo di vivere una vita non nostra che ci porterà solo a depressione e infelicità. Io penso che se a detta degli altri tu sei un bravo musicista dovresti tentare e se poi non ti riesce pazienza ma almeno potrai dire di averci provato. quanto è brutto vivere di rimpianti e di se... magari tuo padre manco ci pensa che tu non sei felice al lavoro e non è quello che vuoi fare, forse lui ti immagina soddisfatto, contento e appagato... io direi prova, prova prova altrimenti sarai infelice per tutta la vita... buttati. ciao

inviato il 23 APR 10 alle 22:08:47

SIDDHARTA81 - La vocazione del cantautore

Mi chiamo Daniele, ho ventotto anni e scrivo dal mio ufficio: Ogni volta che mi trovo in questo posto un'ansia gigantesca mi assale assieme a cattivi pensieri che mi fanno sprofondare nel buio più pesto. Leggo da tanto tempo i libri salvifici del Dottore Morelli e devo dire che, dopo un primo periodo di scetticismo, ho cominciato ad aprire gli occhi, cosa che mi ha portato a capire molto le cause dei miei disagi. Sono cresciuto in una famiglia molto severa, mio padre , sindacalista, è sempre stato un uomo molto rigido e pragmatico, mia madre, una pianista che ha rinunciato alla sua spledida carriera per volere di mio padre, troppo geloso dei suoi continui spostamenti dovuti alla professione, è sempre stata iperprotettiva e ha sempre cercato di preservarci, forse più per egoismo che per amore materno, da qualsiasi ipotetico pericolo. Sono sempre stato un bambino vivace, solare, allegro, cresciuto dai nonni materni con amore e serenità; A tredici anni assisto, per la prima volta, al concerto di Claudio Baglioni: dopo quell'evento la mia vita sarebbe cambiata radicalmente perchè da quel momento in poi, qualcosa dentro di me mi ha spinto a prendere lezioni di chitarra e a cominciare a scrivere fiumi di canzoni molto apprezzate da chi le ascoltava. Gli anni passano, conseguo il diploma al liceo classico e d'improvviso il blackout, ansie fortissime, attacchi di panico, pensieri orribili che rovinano i miei giorni....Qualcosa dentro di me stava reiteratamente suonando un campanello d'allarme, il mio daimon voleva dirmi qualcosa, ma non capivo esattamente cosa: Continuavo ostinatamente a cercare di seguire la strada che seguono tutti iscrivendomi all'università, laureandomi, facendo due master e sentendomi sempre più arido, depresso, ansioso....Dopo il master comincio a fare uno stage presso un'azienda e qui torno al punto di partenza. ogni volta che mi ritrovo in ufficio sto male e vorrei fuggire, mi rilasso solo quando penso alle mie canzoni, quando rileggo ciò che ho scritto, quando ascolto i miei brani. A casa sto con mio padre e la chitarra è sempre al muro perchè quando c'è lui ho vergogna a suonare e cantare ed in più mi sento dannatamente in colpa....Sto reprimendo la parte più vera di me, sto tenendo in prigione il mio "re nascosto" e tutto perchè non riesco ad affrontare mio padre, a dirgli cosa vorrei realmente fare nella vita anche a costo di essere un morto di fame e senza successo ma la Musica, mia Amata Immortale, mi porta nel senza tempo, mi conduce verso la pace dei sensi, sono solo io con lei e provo gioia, felicità insensata....Vorrei vivere per sempre di lei e per lei....

inviato il 02 MAR 10 alle 13:17:52

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