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Figli felici
 

25 October 2011

Se l'arrivo dei figli rende triste la coppia

 

 
Se l'arrivo dei figli rende triste la coppia

Vivere il ruolo di genitore come una condanna definitiva, priva di piacere l'esistenza: serve un approccio diverso per correggere gli errori

 

Quando il lieto evento nasconde un'insidia

Una metamorfosi negativa, uno spegnimento dell'energia vitale: è un'evoluzione sorprendente che riguarda molte coppie negli anni successivi alla nascita dei figli. Un evento lieto, tra i più belli di tutta una vita, paradossalmente demarca, in diversi casi, il momento in cui la coppia involve verso una condizione di infelicità. Al punto che diversi genitori di figli da zero a dodici anni, pur non negando la contentezza di fondo per la presenza dei bambini, indicano la fatica come l'aspetto più presente nel proprio quotidiano, seguita da un senso di pesantezza, di noia, di complessiva rinuncia a vivere come si sarebbe veramente voluto. 

 

Se non si affronta il problema la coppia si deprime

Sembra incredibile, eppure accade molto più frequentemente di quanto si pensi. Va detto che le coppie più a rischio di tristezza sono quelle che erano molto appassionate prima dell'arrivo del primo figlio, e che hanno sentito come un lutto, spesso senza accorgersene, la rottura dell'incanto a due. Il "lutto di coppia" non viene di solito elaborato, anche perché molti si vergognano di provare simili sentimenti dopo la nascita di un figlio. Così si tira avanti in un senso di rinuncia progressivo e si diventa in poco tempo una " coppia depressa", che non riesce a vivere più né se stessa né i figli come vorrebbe. 

Cosa fare

No alle fatiche inutili

A volte sono sufficienti poche modifiche delle modalità educative, dell'organizzazione del tempo e degli spazi familiari, per rivitalizzare lo sguardo dei due genitori- In primis è necessario ritrovare il tempo da dedicare esclusivamente alla coppia. E diventare consapevoli che non fa bene a nessuno vivere "in funzione" dei bisogni (veri ma soprattutto indotti) dei figli, perché se una persona ama il proprio figlio non deve sentirsi deprivata della propria vita. Il punto di svolta è proprio qui: far sì che la propria fatica non sia un vuoto a perdere ma uno strumento per ritrovare leggerezza e felicità.

Identikit del genitore spento

 

È sempre stano e malinconico come se portasse un grande peso

Sguardo spento, spesso assente o soprappensiero.

Scarsa intraprendenza per ciò che riguarda la coppia.

Facile irritabilità e poca pazienza in casa.

Stanchezza cronica, insonnia o ipersonnia.

 

Vive la famiglia come un dovere che spegne energie e interessi

Sensazione di fatica opprimente e continua.

Senso di pesantezza del vivere.

Noia e mancanza di interessi.

Ricerca di vie di fuga individuali.

 

La guida: con partner e figli puntate sulla qualità

 

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Fate il punto della situazione, sia da soli che in due, e chiedetevi se la tristezza sia dovuta a un "esilio" dalla vita di coppia, dalla propria vita individuale o da entrambe. A volte può essere utile l'aiuto di uno psicoterapeuta che in poche sedute vi faccia individuare il problema. Attenzione anche a non sottovalutare eventuali stati depressivi.

 

Recuperare gli spazi

Non aspettate che le cose cambino da sè, se hanno preso questa china. Ripristinate gli spazi e rituali mancanti, sia in coppia che da soli, e riordinate in modo più razionale i vari momenti della giornata. Agire in modo condiviso garantisce a entrambi una volontà più forte di cambiamento.

Condividere

Non state con i vostri figli pensando che state perdendo tempo, o che sicuramente vi annoierete, o buttandovi - voi e loro - su computer e videogiochi. Condividete esperienze con il loro mondo: siatene più curiosi. Vi appassionerete e la fatica diminuirà. È fondamentale che il rapporto con loro esca dalla routine e ritrovi un senso dinamico.

 

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