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Figli felici
 

12 October 2010

La paura dei brutti voti

 

 
La paura dei brutti voti

Ecco cosa fare se vostro figlio ha paura di non andare bene a scuola

 

La paura dei brutti voti

Una tipica preoccupazione di noi genitori riguarda lo scarso interesse che nostro figlio spesso dimostra verso la scuola e lo studio. «È entusiasta di fare tutto, tranne che di passare qualche ora sui libri», ci ripetiamo sconsolati. Questa è una situazione frequente, ma può esserci anche il caso contrario, ugualmente fonte di problemi per lui. Quando vediamo, per esempio, che nostro figlio, già alla scuola elementare, ha l' ansia di prendere bei voti a tutti i costi. Anche in questo caso è giusto farci qualche domanda. Anche perché questo suo desiderio di primeggiare e lo stress che gli procura già così piccolo, rischiano di compromettere davvero, prima o poi, i suoi risultati a scuola.

Gli stiamo chiedendo troppo?

Perché ha l'ansia da prestazione? Forse la colpa è nostra. Abbiamo aspettative troppo elevate e gli ricordiamo di continuo cosa ci aspettiamo da lui: «Mi raccomando non mi deludere!». Il suo essere bravo a scuola spesso diventa uno specchio che riflette la nostra bravura di genitori.

È normale per mamma e papà desiderare che lui sia bravo a scuola. Tuttavia, se il nostro bambino è già diligente e precisino per natura, magari timoroso di sbagliare e ipersensibile alle critiche, o in casa vive nell'ombra del fratello più grande, studente modello, ecco che in lui può farsi strada la convinzione di essere amato di più se prende bei voti.

L'ansia da prestazione

«Cosa succede, se non vado bene nella verifica?»; «Come faccio se la maestra mi chiede una cosa che non so? Oddio, farò scena muta e una figuraccia davanti a tutti!»; «La mia migliore amica ha preso un voto più bello del mio...». Ogni volta che il nostro bambino deve affrontare un'interrogazione, una prova, reagisce con la paura, ci chiede aiuto e vuole rassicurazioni. Spesso diventa nervoso, tende a chiudersi a guscio: un modo come un altro per distinguersi, spiccare, anche se in modo negativo, rispetto a fratelli o compagni "bravi".

Il suo disagio lo manifesta così

- A casa

Fa fatica ad addormentarsi, mangia troppo o troppo poco, soffre di mal di testa e di mal di pancia, ha nausea, gli batte forte il cuore, a volte si sente svenire.

- A scuola

Alla lunga si presentano abbassamento del rendimento scolastico e perdita di interesse per materie che prima gli piacevano.

- Con gli altri

È stanco, agitato, a volte aggressivo con i suoi compagni. Non tollera la minima frustrazione e reagisce male se qualcuno ironizza su di lui.

Paura di un brutto voto? Aiutiamolo così

- Parliamo con gli insegnanti

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Gli insegnanti hanno un ruolo chiave nell'aiutare il bambino. Quindi cominciamo a parlare con loro. Se riconoscono il disagio, possono evitare di amplificarlo, creando per esempio un clima più sereno in classe, che freni l'eccessiva competizione fra gli studenti. Un bravo insegnante, poi, sarà non solo in grado di ascoltare, ma soprattutto di vedere e far emergere le differenze di ciascun bambino. Purtroppo, invece, oggi l'errore frequente è di omologare tutti e comunque in nome di un criterio rigido, annullando la specificità e quindi l'originalità di ognuno.

-Esaltiamo la sua anima più "discola"

Per molti genitori avere figli bravi, ubbidienti, brillanti è una priorità, che risponde a un codice comune secondo cui ciò che conta è il risultato visibile. Ma il bambino deve sentire di essere amato anche e soprattutto quando esercita la sua parte imperfetta: quando commette errori, quando prende un brutto voto in matematica, quando disobbedisce e fa i capricci. Allentiamo quindi un po' la presa e smontiamo nel bambino l'idea di essere bravo a tutti i costi. L'importante non è prendere voti alti tutti i giorni, ma impegnarsi al massimo. Se lui torna a casa con un bel voto, quindi, diciamogli: «Molto bene, ma ora vai a giocare.». Proponiamogli uno sport o una qualsiasi altra cosa che gli piace, lo incuriosisce e lo distrae un po' dallo studio.

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