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Figli felici
 

31 August 2010

Conoscere e affrontare la bulimia

 

 
Conoscere e affrontare la bulimia

I fattori predisponenti, i segnali a cui prestare attenzione e gli atteggiamenti più indicati per sostenere i ragazzi. Ciò che conta è non farli sentire "sorvegliati speciali".

 

La bulimia nervosa è una malattia che trova terreno soprattutto, ma non solo, nelle insicurezze e difficoltà della fase iniziale dell'adolescenza (la maggioranza degli esordi si riscontra tra i 12 e i 14 anni) e della prima maturità (tra i 18 e i 20 anni) e colpisce nella quasi totalità dei casi le femmine. Come l'anoressia, è una malattia che deve "fare i conti" con una società complessa e contraddittoria, dove il cibo è pubblicizzato e offerto ovunque, esaltato come massimo piacere, ma nel contempo non si può sgarrare dal peso-forma, altrimenti si finisce nel girone di quelli "perdenti" e fuori moda. È difficile sottrarsi alla tentazione di "mettersi in pari" con gli altri, ma è faticoso tenere il ritmo.

Da un lato, nella bulimia, si mangiano quantità spropositate di cibo, dall'altro si cerca di eliminarle con il vomito autoindotto e l'uso e abuso di lassativi e diuretici. Mangiare diventa un gesto totalmente svincolato dal fatto di percepire la sensazione di fame ed è impossibile controllarlo. Si riceve un momentaneo appagamento, ma il senso di colpa che ne consegue, per aver messo a repentaglio la linea, induce a eliminare quanto si è ingerito con ogni mezzo. Come tutti i disturbi del comportamento alimentare, anche la bulimia evidenzia una ribellione alle aspettative di cui ci si sente gravati. 

Bulimia, anoressia e obesità

Spesso risulta difficile inquadrare l'anoressia e la bulimia in patologie separate, in quanto queste malattie sono spesso compresenti, collegate o conseguenti una all'altra. A volte il soggetto inizia a soffrire di anoressia, che nel tempo diventa bulimia, che si trasforma poi in Bed (Binge eating disorder:disturbo da alimentazione compulsiva) e approda infine all'obesità.

In altri casi il soggetto è obeso, si cura e segue una dieta, rientrando nel peso normale; a questo punto la paura di ricadere nell'eccesso di peso lo porta a diventare anoressico o bulimico.

 

I fattori predisponenti

Psicologi, specialisti e associazioni che si occupano di disturbi del comportamento alimentare elencano gli atteggiamenti e le caratteristiche della personalità che ricorrono con più frequenza nei soggetti colpiti da bulimia e disturbi alimentari.

Sono segnali cui i genitori devono prestare attenzione, ma senza eccessivi allarmismi, in quanto riscontrabili, in misura maggiore o minore, nelle "normali" manifestazioni dell'adolescenza.

- Scarsa stima di sé - Spesso sono presenti senso di inadeguatezza, insicurezza, indecisione, svalutazione, incapacità. C'è una continua ricerca di conferme e approvazioni, accompagnata però da incredulità.

- Perfezionismo - Il soggetto si pone obiettivi impegnativi, a volte non realistici e che di conseguenza portano a continui fallimenti.

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- Vedere solo bianco e nero - C'è la propensione a vedere solo gli estremi, anche per quanto riguarda il cibo: la capacità di controllarsi completamente o per niente, mancando le sfumature e con il cibo, amico-nemico, genera un rapporto conflittuale e poco equilibrato.

Quando è proprio bulimia

Il Sisdca elenca questi criteri per diagnosticare la bulimia nervosa:

- Ricorrenti abbuffate compulsive (mangiare in un breve arco di tempo una quantità di cibo spropositata rispetto alla media delle persone nelle medesime circostanze e mancanza di controllo del gesto).

- Comportamenti di compenso per prevenire l'aumento di peso (vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici e altri farmaci, digiuno o eccessivo esercizio fisico).

- Frequenza di abbuffate compulsive e compensazione almeno 2 volte a settimana, per 3 mesi consecutivi.

Inoltre descrive due tipi di bulimia:

- Purgativo. I soggetti si provocano il vomito o abusano di lassativi e diuretici.

- Non purgativo. I soggetti non usano questi sistemi ma compensano aumentando l'esercizio fisico o adottando il digiuno.

Non devono sentirsi  "sorvegliati speciali"

I genitori hanno un grande timore che un figlio, soprattutto se femmina, possa sviluppare disturbi del comportamento alimentare; a volte spiano le figlie che scartano alcuni cibi o si mettono a dieta e hanno il sospetto che si tratti di un principio di anoressia e non sanno come intervenire.

A quali segnali bisogna prestare attenzione?

Quando insieme a comportamenti "strani" in relazione al cibo compaiono, contemporaneamente, atteggiamenti di chiusura verso il mondo, che manifestano un ritiro sociale importante è opportuno farsi delle domande. Gli adolescenti spesso non parlano, tendono a chiudersi in camera, dove a volte possono decidere di consumare i pasti. Fin qui tutto normale, ma se questo diventa un rifiuto categorico di parlare, un'abitudine a saltare i pasti o non consumarli mai insieme alla famiglia o farlo con atteggiamenti nervosi o aggressivi, allora è necessario intervenire.

Altri due indicatori sono importanti:

- il concentrare l'attenzione in modo eccessivo sul cibo, sulle calorie e sul peso, informandosi e parlandone in maniera costante, come se il mondo ruotasse attorno alla bilancia;

- il dedicarsi all'attività fisica non per passione ma con lo scopo di perdere peso, senza affiancare a questa pratica un'alimentazione adeguata.

Se si sospetta la presenza di un disturbo, occorre portare il figlio dallo psicologo?

La cosa migliore è rivolgersi al medico di famiglia, tempestivamente. Lui saprà offrire un consiglio circa la necessità di interventi specialistici, che sono di tipo psicoterapeutico.

Per il genitore fare una diagnosi è impossibile, ma la sua ansia, la preoccupazione, possono invece enfatizzare, nel ragazzo, dei comportamenti che di patologico non hanno niente.

Qual è l'atteggiamento migliore da avere quando un figlio è in cura?

Nel caso sia stato accertato un disturbo del comportamento alimentare, un genitore non deve avere paura o isolarsi in preda alla vergogna. Ci sono molte associazioni di genitori che condividono il problema, sono reperibili per esempio in internet, digitando " bulimia, anoressia o Dca"; le Asl di competenza, inoltre, possono fornire ulteriori indirizzi. Leggere e informarsi serve a dare al problema la giusta dimensione, ricordando che le cure a disposizione ci sono, funzionano e sono risolutive.

 

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